Il mondo del cinema breve costituisce da sempre il primo approdo di cineast3 emergenti, che a fronte di vantaggi produttivi si trovano tuttavia ad affrontare notevoli difficoltà distributive, facendo convergere un’ampia disponibilità di film con scarse opportunità di visione. Al di fuori delle realtà festivaliere, infatti, l’ingresso in sala sembra quasi del tutto precluso al cortometraggio che, privo ancora di un mercato strutturato, fatica a entrare in contatto con un pubblico. La maggior parte delle produzioni brevi finisce così relegata ad ambienti di addetti ai lavori, diventando irrilevante rispetto a quegli spazi dove realmente si incide sull’immaginario e il discorso culturale collettivo. Se è vero che la sala cinematografica è ancora un importante luogo di aggregazione e formazione – come dimostra la rinnovata richiesta di qualità da parte del pubblico post-pandemico, smentendo l’apocalisse annunciata per gli esercenti – intercettare i momenti in cui il grande schermo ospita le visioni del breve formato può farcene apprezzare le peculiarità e il potenziale, nell’ottica di rendere queste occasioni sempre meno rare e più normalizzate nelle programmazioni delle sale.
Giovedì 21 marzo la casa di produzione indipendente Eclettica – anche distribuzione Gorrilla – porta al Cinema Beltrade di Milano una selezione di cortometraggi prodotti nell’ultimo anno, firmati dai registi Tommaso Frangini, Federico Fasulo e Antonio Donato (Foto di gruppo, Zum See e Sparare alle angurie), proponendo un’occasione di scambio e confronto non solo sulle tematiche esplorate dai tre registi, ma anche e soprattutto sullo stato del cortometraggio e dell’industria cinematografica in senso più ampio dal punto di vista di chi vi sta entrando o ne è appena diventato parte.

Trovare i giusti finanziamenti per i propri film è la prima grande sfida per chi esce dalle popolate accademie di cinema: “I cortometraggi sono spesso visti come investimenti per il proprio futuro da parte di chi li realizza, e quindi non hanno un vero valore economico”, spiega Antonio. “La componente economica costituisce un ostacolo significativo, perché spesso la troupe non riceve compensi adeguati per il proprio tempo, che tuttavia è un aspetto fondamentale per garantire la qualità delle opere. La perseveranza e la resilienza sono le due caratteristiche fondamentali per affrontare le numerose sfide lungo questo percorso”, aggiunge Antonio.
Altrettanto cruciale è l’impegno nel costruire un’idea che sia coerente con la propria visione: “L’incapacità dei cortometraggi di essere investimenti anche lontanamente remunerativi scoraggia le case di produzione dal portarli alla luce, per questo credo che i primi passi da regista vadano mossi in modo testardo e ostinato, cercando di mettere insieme un film senza per forza un grande budget. Sono convinto – e la storia del cinema lo conferma – che anche senza le esorbitanti risorse dei film degli studios si può fare del buon, anzi ottimo, cinema”, dice Federico.

“Ho trovato producer che hanno creduto nel mio progetto e nel tipo di cinema che sto cercando di portare avanti. Mi reputo molto fortunato per questo”, dice Tommaso Frangini, oggi più consapevole dopo l’esperienza di Finis Terrae. Il tema dell’amicizia maschile continua ad avere uno spazio privilegiato nella visione del regista, al momento al lavoro al suo primo lungometraggio. Presentato alla Settimana della Critica di Venezia nel 2023, Foto di gruppo – prodotto da Rossofilm in collaborazione con Eclettica – ritrae quel momento di disorientamento esistenziale che già in Finis Terrae aveva preso la forma di un conflitto tra due amici in procinto di dividersi.
I legami vissuti sono ancora motivo di ispirazione per la poetica coerente di Frangini, che a partire dal personale indaga problematiche generazionali: “Da quando sono partito (e poi tornato) per gli Stati Uniti, ho iniziato a osservare attentamente come le dinamiche d’amicizia, e più in particolare di gruppo, cambino”. Il protagonista Fede si fa così portavoce del caos e del disagio di quel passaggio tra i venti e i trent’anni, caratterizzato dalla messa in discussione di tutto ciò che sembrava saldo e dato come una certezza.

L’esperienza personale è lo spunto anche del lavoro di Antonio: “Mi avvicino alle mie storie attraverso un profondo esame delle contraddizioni personali e delle vulnerabilità che attraverso”, ci dice. “Mettere in evidenza queste fragilità rappresenta un atto di ribellione contro il paradigma prevalente che le considera un segno di debolezza. In un contesto patriarcale e performativo come quello in cui viviamo, questa decostruzione consente di ridefinire i concetti di forza e resilienza attraverso la narrazione di esperienze più intime”. In Sparare alle angurie, infatti, Antonio racconta il rapporto padre-figlio indagando il senso di inadeguatezza che travolge entrambi rispetto alle aspettative familiari e sociali.
Sullo sfondo di un contesto economico agiato, il giovane protagonista Federico osserva il padre Aurelio affrontare le proprie debolezze con una maschera di virilità e rigore pronta a crollare. A proposito del suo lavoro, Antonio rivela: “Da un punto di vista creativo, la mia sfida più grande è stata imparare a dissociare il lavoro dall’identità personale. Accettare le critiche e mantenere una certa distanza emotiva dalle proprie opere è fondamentale per crescere”. Sfida a cui si aggiunge il peso dei limiti pratici: “È stato difficile trovare sostegno senza avere alcun pregresso nel settore cinematografico. Ma quando mi sono affacciato a realtà indipendenti e giovani come Eclettica, mi hanno subito accolto con interesse”.

Attenzione all’autorialità e all’espressione del singolo regista è infatti uno dei capisaldi di Eclettica: “A noi interessano soprattutto due aspetti di un’opera: che abbia un’idea precisa di mondo e un’idea precisa di cinema. Corti che da un lato abbiano una visione chiara di quello che stanno dicendo e di come lo vogliono dire, e che sia il quanto più possibile contemporanea, se vogliamo anche rivolta al futuro”, dice Riccardo Copreni, tra i fondatori della casa di produzione, fondata nel 2021 come collettivo milanese di professionisti dell’audiovisivo. “È nata come un ‘io ti aiuto in questo e tu in quello’”, raccontano i fondatori Riccardo e Federico Fasulo: unitisi spontaneamente per la comune necessità di realizzare i propri progetti nel modo più economico e sostenibile possibile, oggi hanno l’obiettivo di costruire una rete sempre più solida che possa sostenere progetti più ampi.
“La direzione di Eclettica nell’ultimo anno è diventata quella di costruire un ecosistema che attraverso alcuni asset (rental, distribuzione, lavoro di post, comunicazione) ci permetta di essere padroni delle nostre produzioni e di essere un partner significativo in quelle in cui entriamo. Così riusciamo ad avere un controllo senza dispersione di fondi e per massimizzare la resa”, spiega Riccardo. “Ci siamo trovati per affinità elettive e per un gusto comune di cinema, un modo comune di pensarlo, e di pensare a delle possibilità produttive”, dice Federico. Da qui la volontà di fare qualcosa di diverso all’interno del panorama cinematografico italiano: “Siamo abbastanza annoiati da un cinema che è tutto uguale e molto schiavo delle mode. Cerchiamo di realizzare, per quanto possibile, progetti che siano un po’ anomali e che presentino un’idea originale di mondo, della società, degli affetti. E che anche il linguaggio sia personale nel fare questo”, aggiunge Riccardo.

A partire da premesse diverse rispetto a Antonio e Tommaso, anche Federico getta uno sguardo sul tema dell’affettività: “Per me le idee nascono quasi sempre da colpi di fulmine di emozioni profonde, quasi inafferrabili, e che non mi riesco completamente a spiegare. Da qui la necessità di capirle meglio, altrimenti non riesco a togliermele dalla testa, mi perseguitano”. È dai disegni dell’illustratore giapponese Tsunosame che ha tratto ispirazione per l’atmosfera sospesa di Zum See: un susseguirsi di quadri che tratteggiano la storia d’amore estiva tra due adolescenti, narrata con un’originalità stilistica che sfrutta il montaggio e il suono per darle la forma frammentaria del ricordo.
Oltre a presentarsi nelle vesti di regista, Federico è anche produttore e distributore: “Dal desiderio ostinato che menzionavo di fare cinema è nata Eclettica, e dal bisogno di ottenere un riscontro più forte possibile dei film in cui crediamo è nata Gorrilla Distribution”. È proprio grazie al sostegno di queste due realtà che nasce e vive il suo cortometraggio Zum See, presentato nel 2023 alla Festa del Cinema di Roma per la sezione Alice nella Città.

Lo spazio di ricezione che i cortometraggi trovano oggi è tendenzialmente quello delle realtà festivaliere, che fanno da cassa di risonanza per i giovani talenti ma che hanno tuttavia un raggio di azione limitato. “Apprezzo tantissimo il lavoro che alcuni festival in particolare svolgono tramite le loro programmazioni e i loro mercati nel creare opportunità per i nomi emergenti, ma raggiungere un pubblico più vasto è ancora complicato”, commenta Federico.
Per questo motivo, sulla stessa onda indipendente e innovatrice e dalla stessa voglia di farsi spazio, Gorrilla Distribution si propone come catalogo di cortometraggi dotati di una visione autoriale. “Il nome nasce dalla crasi tra Gorilla e Guerrilla: da un lato un animale in via di estinzione, che può essere paragonato all’autore cinematografico, e la guerrilla filmmaking, cioè usare le limitazioni a proprio vantaggio facendole entrare nel proprio linguaggio cinematografico”, spiega Federico. “La forza di richiamo che queste realtà indipendenti stanno avendo è proprio dovuta alla dedizione assoluta che abbiamo intrapreso nel nostro obiettivo: abbattere la distanza tra cortometraggio e pubblico”.






