Dio è morto? E il cinema? 4 registi in dialogo su spiritualità, AI e turbe giovanili

La casa di produzione cinematografica indipendente milanese Eclettica – di cui vi avevamo parlato qui – presenta al cinema Beltrade di Milano tre cortometraggi di quattro registi italiani: 154 di Andrea Sbarbaro e Riccardo Copreni, Sans Dieu di Alessandro Rocca e Nero Argento di Francesco Manzato. Una selezione orientata a esplorare l’intelligenza artificiale e il suo (non) rapporto con le emozioni, la periferia e i turbamenti giovanili, l’amore e lo spirituale. Tre opere che si stagliano su uno sfondo di un panorama culturale in cui Dio, di cui era stato constatato il decesso, sembra essere risorto (di nuovo), in forme che vanno dai rigurgiti new age alle bandiere dei movimenti conservatori, dalle cerimonie in uniformi beige al cinismo disilluso che, negando lo spirituale, lo riafferma.


In 154 il protagonista Giovanni ha 7 giorni a disposizione per educare un’intelligenza artificiale programmata per avere l’età di una neonata. 7 giorni come quelli necessari a Dio, secondo la Bibbia, per creare il mondo. E “ci sarebbe molto altro da dire, molto altro che abbiamo dato per scontato senza la pretesa che qualcuno se ne accorgesse,” spiega Andrea Sbarbaro, regista del film insieme a Riccardo Copreni. “Dal significato angelico del numero 154 alla disposizione delle torrette nello spazio. Gi autori hanno infatti disseminato diversi indizi di natura mistica e spirituale nel film, dai nomi ebraici stampati sulle torrette di Isa (l’intelligenza artificiale) a espliciti riferimenti a Evangelion o Shining. “Questo non tanto per forzare una visione simbolica univoca, ma per dare densità al tessuto visivo/narrativo del progetto e per aprire a spiragli interpretativi diversi nel caso in cui uno spettatore se ne accorgesse,” aggiunge Riccardo.


Per educare l’intelligenza artificiale, Giovanni interagisce con lei rispondendo a una serie di domande, che diventano sempre più astratte e di natura esistenziale. Fino alla domanda delle domande: “Cos’è esattamente Io?” “Non lo so…” risponde lui. Questo quesito è il fil rouge che attraversa ogni tentativo di individuare e definire la coscienza da che c’è traccia di un pensiero umano – tema attualissimo oggi, legato soprattutto alla recente diffusione di massa delle AI. “Giovanni risponde così non tanto perché non sappia definire la parola ‘Io’, quanto più per tenere al sicuro quella definizione,” spiega Andrea. “Fino a quel momento, le risposte che Giovanni dà a Isa sono molto semplici e non comportano nessuna implicazione emotiva o autoriferita. Nel momento in cui avesse dato alla macchina lo strumento cognitivo per definire sé stessa spiegandogli il significato di ‘Io’, l’avrebbe messa in ricerca dell’autoaffermazione. Una pretesa un po’ ingenua da parte sua…”

spirituale cinema rapporto 154 riccardo copreni andrea sbarbaro

La teosofia o antroposofia che incontra la tecnologia: qual è questo punto di contatto? In che modo possono aiutarsi a vicenda? E dove, invece, questa sovrapposizione diventa pericolosa? “Credo che sia affascinante e spaventoso allo stesso tempo pensare che un giorno potremo chiedere se Dio esiste a un supercomputer, che avrà più strumenti di noi per dare una risposta,” risponde Andrea. “Eppure Giovanni non glielo chiederebbe mai, alcune cose esistono e influenzano profondamente la tua vita solo nel momento in cui non hai risposte certe,” continua. “La scelta finale di Giovanni è infatti un sintomo di rivolta, di responsabilità e di autoaffermazione. Getteremmo la spugna solo se fossimo fermamente convinti che il senso dell’essere umano venga annichilito dall’avvento delle reti neurali. Se ogni genio è un nano sulle spalle di un gigante, l’I.A. è un microbo sulle spalle di un titano, che è l’uomo.”


“Al contrario di Andrea, sono fermamente convinto che Giovanni arrivi alla sua scelta finale per pietà,” dice invece Riccardo. “Ha capito che Isa ha un desiderio di essere amata gigantesco che però non potrà mai (per la sua natura) essere soddisfatto. Quindi compie un gesto di estrema compassione. Forse la mia è una visione decisamente melò (proprio nella terra della frustrazione e del desiderio), ma il modo in cui Giovanni compie quell’atto è troppo intriso di dolcezza – con la carezza, con la ninna nanna.”


Parlare di compassione, pietà e amore oggi, in un mondo che sembra ormai diventato il meme distopico di se stesso, può apparire come un paradosso. Forse, però, un atto di fede è l’unica via d’uscita dal caos. “Vengo da una famiglia cattolica, ma ho sempre avuto un dubbio profondo. Mi ritengo agnostico, e non ne vado fierissimo,” ci confida Andrea. “È una definizione che mi lascia molto insoddisfatto e che reputo anche la scappatoia più facile. Per me la fede spirituale è sinonimo di forza d’animo, è qualcosa che trascende l’intelletto e invidio molto chi riesce a dare una risposta ferma, univoca a quella grande domanda.” La fede è invece un elemento fondativo dell’identità di Riccardo, cineasta credente e praticante. “Detto ciò, ahimè, faccio il regista e non il prete, e quindi voglio fuggire categoricamente da ogni ambiguità di Propaganda Fide,” aggiunge. “Il nostro intento (che poi è lo scopo di qualsiasi arte buona, spoiler) è porre domande e non mandare messaggi (quelli li lasciamo ai politici)”.

spirituale cinema rapporto sans dieu alessandro rocca

Eppure, oggigiorno sembra così difficile credere in uno spirito superiore. “Perché abbiamo (o forse siamo convinti di avere) troppe risposte in più,” aggiunge Andrea, “e questo mi rende infelice: per me, una cosa smette di essere magica nel momento in cui la capisci; quindi, più risposte ci diamo, più rendiamo il mondo noioso e privo di un significato. A livello creativo, infatti, sono sempre alla ricerca di qualcosa di sbagliato, di controintuitivo, di impossibile da spiegare. Vorrei vivere in un mondo in cui non si scrivono articoli né libri per spiegare i film di David Lynch, dove il ‘non ho capito’ è il più grande regalo che qualcuno possa farti. Saremmo tutti più felici se accettassimo che ci sono domande che non hanno risposta.”


Tu, non temere, perché io sono con te; non ti smarrire, perché io sono il tuo Dio. Il versetto della Bibbia da Isaia 41:10 citato nel film Sans Dieu di Alessandro Rocca, si fa specchio della società di oggi e ci fornisce uno spunto per provare ad affrontare questo caos. “Provo a immaginarmelo in contesti diversi, detto dai governi, produttori millantatori, parenti, fidanzati o da chi crediamo di amare. Da chi promette la verità, la risposta, la guida verso la luce, la libertà o anche solo soddisfazione,” spiega il regista. “Si può decidere di vivere nell’illusione che ci viene propinata, oppure accorgersene e ribellarsi. Non so e non voglio dare risposte o verità, semmai porre domande per chi vuole ascoltare. So che per sconfiggere il male, imbrigliarlo o anche solo evitarlo, bisogna prima conoscerlo e stringergli la mano. Si annida ovunque ed è nascosto dietro le più belle facciate, dietro i più bei occhi e i sorrisi più sinceri. È nelle parole, ma lo si distingue se lo si ha visto e lo si ha accettato. Non c’è una via d’uscita dal caos, ma un modo per conviverci e gestirlo. Il mio è il cinema.”


In Sans Dieu, i pensieri che sentiamo nel film sono quelli di Gabriel, un bambino che gioca insieme a Xavier vagando per luoghi abbandonati in campagna. Sono frammenti di un sentimento d’amore incondizionato, che travalica la dimensione personale e sfocia in un sentire spirituale e universale dedicato all’amico, il quale diventa, per il protagonista, esso stesso un Dio, l’Assoluto, il Divino. “Per me esiste un parallelismo tra amore e spiritualità e certamente una pericolosa fusione dei due concetti, in un senso molto più concreto di quanto possa sembrare,” spiega Alessandro. “Da una parte abbiamo il carattere attivo dell’amore, che si fonda su elementi comuni a tutte le forme d’amore: premura, responsabilità, rispetto e conoscenza. È un amore sano, bilaterale, che richiede impegno. Dall’altra, abbiamo la religione, senza declinazioni specifiche (nel corto è quella Cristiana, usata esclusivamente per i suoi simbolismi chiari e universali), intesa come concetto nel quale un soggetto eleva un altro soggetto a sacro, spirituale, divino, con manifestazioni di venerazione e adorazione. Un rapporto quindi unilaterale.”

spirituale cinema rapporto nero argento francesco manzato

Per te è tutto un gioco, ma mi sta bene, perché se tutto finisse, non so cosa mi rimarrebbe […] C’è un vuoto in me. Salvami […]. Non c’è un Dio per questo vuoto. È già pieno d’amore. Perché non lo vedi? Questi pensieri di Gabriel esprimono un sentimento che oscilla tra paura e fiducia, richiesta di aiuto e abbandono. Un amore intangibile, e quindi inafferrabile, instabile, che reclama una continua riconferma e una predisposizione all’abbandono. “La sovrapposizione mal gestita, per mancanza di maturità e degli adeguati strumenti emotivi, di questi due poli, è la dinamica che avviene all’interno del film, e che rischia di sfociare in quello che definiamo amore tossico, spesso ossessivo, morboso e privo di rispetto, dove la responsabilità si consuma lasciando spazio al senso del possesso”, spiega Alessandro. “Senza rispetto (da ‘respicere’: ‘guardare’) non esiste più la capacità di vedere la vera individualità di un’altra persona, ma solo il desiderio che questa persona si adatti a noi.”


“Nel concreto del film, Gabriel vede e desidera Xavier come il suo Dio, si immagina come adepto, posseduto nel cuore e nella mente da una figura Divina, bisognoso di essere salvato da quel vuoto che è causato dallo stesso amore salvifico che desidera,” continua Alessandro. “Gabriel non ha la capacità di guardare, nonostante il suo sguardo si posi ossessivamente su Xavier, eppure cerca con frustrazione di essere visto, notato, amato. È una dinamica dove il presagio sfregia la calma apparente, dove il male è già in atto e aspetta solo di sbocciare nella perdita dell’innocenza, in quell’abisso oscuro e distruttivo dal quale non si ha redenzione e ritorno.”


In Nero Argento, il protagonista Lucas attraversa proprio questo momento di crescita catartico, in bilico tra conflitto e liberazione. E avviene proprio nel rifugio segreto in una foresta al limite della ferrovia dove lui e i suoi amici passano la maggior parte del tempo. Questo luogo inizia ad assumere le sembianze di un posto non più sicuro come lo era prima. Ma Lucas sembra forse l’unico ad accorgersi del pericolo. “Come se lui stesse crescendo prima degli altri,” spiega il regista Francesco Manzato, “rendendosi conto che la vita al di fuori del bosco (e metaforicamente fuori dall’adolescenza) è più pericolosa di quanto si crede. Il conflitto in cui si trova Lucas è quello tra un mondo che sembra mangiare i loro spazi giovanili (la presenza oscura di un cacciatore che minaccia il loro rifugio) e una comunità dove sembra aver trovato ‘una casa’, che però è destinata a morire col passare del tempo. La notte scorre, e all’alba bisogna svegliarsi e camminare verso un futuro pieno di incertezze (quel casolare abbandonato). Una marcia quasi funebre. I ragazzi scompaiono all’interno delle mura di uno scheletro di cemento che sembra non voler lasciar spazio al bosco, e in un certo senso anche ai sogni dei ‘giovani ribelli'”.

spirituale cinema rapporto nero argento francesco manzato

Nero Argento è infatti un film che parte dal contesto del writing per parlare in realtà di altro. “Di giovani alla ricerca di un proprio posto nel mondo. Giovani che non accettano l’identità che viene loro imposta dalla famiglia/società/istituzione (nel film non si chiamano mai per nome) e che quindi si trovano un’identità alternativa (la tag) da ripetere in maniera ossessiva sulle superfici della città e dei treni,” spiega Francesco. “Eppure, sappiamo benissimo quanto è difficile trovare un proprio posto nel mondo quando si decide di ‘non conformarsi’.” In questo contesto, si insinua un sentire di qualcosa di intangibile all’interno di un contesto marcatamente street – un gruppo che pitta i treni e ascolta Massimo Pericolo (che tra l’altro ha appena pubblicato Monaco Guerriero, un libro su filosofia orientale e meditazione) in giro per Milano, una città che di spirituale ha ben poco rispetto ad altri contesti (si pensi a Roma o Torino). È possibile la normalizzazione e l’integrazione tra queste due dimensioni?


Sembra infatti che proprio in quei luoghi dove forse non andremmo a cercarlo, un certo sentore spirituale sembra essersi risvegliato, come per correre in nostro aiuto. “Penso che l’elemento magico – chiamalo anche spirituale – sia presente ovunque, soprattutto nelle metropoli, così fortemente caratterizzate da contraddizioni,” afferma Francesco. “Rimaniamo sul writing. Per anni ho scritto sui muri, ho presto capito che il mio modo di vedere la città era fortemente diverso da come la vedevano altri miei coetanei. Non sapevo i nomi delle vie ma mi orientavo con le scritte. Quando uno fa graffiti, si ritrova a frequentare boschi, zone industriali dismesse o cantieri, posti che non sono attraversati dalla gente comune. Questi luoghi hanno sempre avuto per me un qualcosa di mistico e misterioso. Una sorta di portale per accedere a mondi ‘altri’. Nelle metropoli, e soprattutto alle loro soglie liminali, c’è un forte senso di magia; ancora più forte proprio perché impercettibile dalla maggior parte delle persone.”


Percepire un senso di magia e abbandonarsi a un atto di fede spirituale non sono poi concetti così lontani. Francesco, infatti, non si definisce una persona particolarmente spirituale, ma ama sognare, e spesso, nei suoi film, il sogno e la realtà si mischiano. “Penso che l’interpretazione del mondo, oggi, necessiti di una maggior predisposizione al sogno. È con tanta immaginazione che si fanno le rivoluzioni.” Qual è per lui la via d’uscita dal caos? Il concetto di comunità. “Davanti a una società sempre più individuale, performante, egoista, e meritocratica, la comunità dove gli ultimi vengono aiutati, dove si cammina insieme, dove si pratica solidarietà (proprio come nella scena finale di Nero Argento) può essere una risposta.”

“La nave sepolta” e la possibilità di sopravvivere al tempo

Basato sulla vera storia degli scavi di Sutton Hoo e sull’omonimo libro di John Preston, La Nave Sepolta (disponibile su Netflix) è un film crepuscolare, lento e introspettivo, che si concretizza in un racconto corale incentrato sulla memoria che resta dopo la morte o quanto meno sulla sopravvivenza della vita oltre certi limiti del tempo e della storia. Al centro c’è uno scavo archeologico, avvenuto nel Suffolk nel 1939, alle soglie del conflitto mondiale, durante il quale venne ritrovata un’antica nave del VII secolo, sepolcro rituale del Re vichingo Raedwald. Una scoperta straordinaria che permise non solo di riportare a galla un vero e proprio tesoro sepolto, ma anche di far luce su un periodo e una civiltà ritenuta fino ad allora barbara e incivile, priva di cultura e di significative espressioni di arte. Quel tesoro, tenuto nascosto per tutta la durata della guerra all’interno di una stazione della metropolitana di Londra, avrebbe fatto la sua comparsa solo diversi anni più tardi al British Museum, attraverso una donazione della Signora Pretty – interpretata magistralmente nel film da una pacata quanto sofferta Carey Mulligan.

Diretto dal registra australiano Simon Stone con un cast inglese d’eccezione in cui spiccano Ralph Phiennes, Lily James e Johnny Flynn, il film rende omaggio alla cultura e alla storia, intese come dimensioni che dovrebbero essere accessibili a qualunque essere umano e non relegate a un lusso e un privilegio per pochi. Il regista muove così un’efficace quanto sottile critica allo snobismo intellettuale delle istituzioni accademiche e museali, ormai consolidate e retrograde, spocchiosamente ignoranti in tutto il film (incluso il British Museum), incapaci di apprezzare il valore del singolo, come nel caso dell’archeologo autodidatta Basil Brown (Ralph Phiennes), responsabile della scoperta e della datazione della nave, nonché di condividere fino in fondo quella cultura e quel sapere di cui si arrogano il diritto di porsi come detentori e simbolo. Ed è così la vedova Pretty, proprietaria del terreno, a ergersi a vera promotrice della cultura dalle ampie e moderne vedute, decidendo spontaneamente, dopo l’acquisita potestà in tribunale del tesoro ritrovato, di donarlo gratuitamente al British Museum, affinché dopo la guerra possa divenire un motivo di conoscenza, identità e curiosità per l’intera nazione. La Nave Sepolta, film sottilmente rivoluzionario, tratteggia la Signora Pretty come donna femminista ante litteram, e lo stesso vale per Peggy Piggott (Lily James), donna quanto mai esperta nel suo lavoro ma disprezzata e sottovalutata per il suo sesso, rinchiusa in un matrimonio privo di passione con un collega forse omosessuale ma decisa a emanciparsi non solo dimostrando il proprio talento ma scegliendo liberamente di non sottostare più a un’unione infelice e degradante.

Delicato, profondo, ben recitato e moderno, il film fa uso del grandangolo a restituire la gravità della narrazione, indugiando sui vasti orizzonti dai colori caldi e le tinte ocra, crepuscolari, che pervadono un Suffolk incontaminato, vergine, fatto di campi e spazi in cui gente semplice vive lontana da ogni ipocrisia, via dalle presunzioni di una società troppo “imparata”.  La sceneggiatura di Moira Buffini tesse un film di contrasti, in cui i destini dei personaggi si intrecciano in una stessa missione, nella stessa corsa contro il tempo, minata dall’avvicinarsi incombente della guerra e della morte. La morte che, sotto forma di guerra, si avvicina quasi a sfiorare il piccolo gruppo di ricercatori spersi nelle campagne del Suffolk, indulge nella malattia degenerativa della signora Pretty e infine si affaccia nelle sembianze della stessa nave funeraria, strappata alla terra dalle mani esperte del Signor Brown.

Il tema centrale del film è infatti la celebrazione della vita e la possibilità della vita eterna, non in senso strettamente religioso ma in forma più sottile: la scoperta archeologica rappresenta una possibilità, una speranza mai perduta di trascendere o superare il mare del tempo. Ne emerge una riflessione sul valore riscoperto della storia e dell’archeologia come qualcosa di cui l’uomo, al di là della sua caducità, ha sempre fatto parte e sempre ne farà, sin dai tempi delle caverne, divenendo così immortale. All’affacciarsi della guerra, della morte, della perdita, tutti i personaggi sembrano porsi la stessa domanda: cosa rimarrà di me, cosa mi lascerò dietro? L’unica parvenza di risposta concreta pare provenire dal giovane Robert Pretty, il quale, consapevole della malattia della madre, la conduce in un mistico viaggio tra le stelle per farle capire che lei, la Regina della nave, lì dovrà attenderlo, in eterno cristallizzata nella costellazione di Orione. Ma sarà attraverso la scoperta della nave, attraverso il contributo alla storiografia inglese, che i personaggi della Signora Pretty e di Basil Brown vivranno in eterno, i loro nomi incisi sui cartellini del British Museum. 

“La nave sepolta” e la possibilità di sopravvivere al tempo

Basato sulla vera storia degli scavi di Sutton Hoo e sull’omonimo libro di John Preston, La Nave Sepolta (disponibile su Netflix) è un film crepuscolare, lento e introspettivo, che si concretizza in un racconto corale incentrato sulla memoria che resta dopo la morte o quanto meno sulla sopravvivenza della vita oltre certi limiti del tempo e della storia. Al centro c’è uno scavo archeologico, avvenuto nel Suffolk nel 1939, alle soglie del conflitto mondiale, durante il quale venne ritrovata un’antica nave del VII secolo, sepolcro rituale del Re vichingo Raedwald. Una scoperta straordinaria che permise non solo di riportare a galla un vero e proprio tesoro sepolto, ma anche di far luce su un periodo e una civiltà ritenuta fino ad allora barbara e incivile, priva di cultura e di significative espressioni di arte. Quel tesoro, tenuto nascosto per tutta la durata della guerra all’interno di una stazione della metropolitana di Londra, avrebbe fatto la sua comparsa solo diversi anni più tardi al British Museum, attraverso una donazione della Signora Pretty – interpretata magistralmente nel film da una pacata quanto sofferta Carey Mulligan.

Diretto dal registra australiano Simon Stone con un cast inglese d’eccezione in cui spiccano Ralph Phiennes, Lily James e Johnny Flynn, il film rende omaggio alla cultura e alla storia, intese come dimensioni che dovrebbero essere accessibili a qualunque essere umano e non relegate a un lusso e un privilegio per pochi. Il regista muove così un’efficace quanto sottile critica allo snobismo intellettuale delle istituzioni accademiche e museali, ormai consolidate e retrograde, spocchiosamente ignoranti in tutto il film (incluso il British Museum), incapaci di apprezzare il valore del singolo, come nel caso dell’archeologo autodidatta Basil Brown (Ralph Phiennes), responsabile della scoperta e della datazione della nave, nonché di condividere fino in fondo quella cultura e quel sapere di cui si arrogano il diritto di porsi come detentori e simbolo. Ed è così la vedova Pretty, proprietaria del terreno, a ergersi a vera promotrice della cultura dalle ampie e moderne vedute, decidendo spontaneamente, dopo l’acquisita potestà in tribunale del tesoro ritrovato, di donarlo gratuitamente al British Museum, affinché dopo la guerra possa divenire un motivo di conoscenza, identità e curiosità per l’intera nazione. La Nave Sepolta, film sottilmente rivoluzionario, tratteggia la Signora Pretty come donna femminista ante litteram, e lo stesso vale per Peggy Piggott (Lily James), donna quanto mai esperta nel suo lavoro ma disprezzata e sottovalutata per il suo sesso, rinchiusa in un matrimonio privo di passione con un collega forse omosessuale ma decisa a emanciparsi non solo dimostrando il proprio talento ma scegliendo liberamente di non sottostare più a un’unione infelice e degradante.

Delicato, profondo, ben recitato e moderno, il film fa uso del grandangolo a restituire la gravità della narrazione, indugiando sui vasti orizzonti dai colori caldi e le tinte ocra, crepuscolari, che pervadono un Suffolk incontaminato, vergine, fatto di campi e spazi in cui gente semplice vive lontana da ogni ipocrisia, via dalle presunzioni di una società troppo “imparata”.  La sceneggiatura di Moira Buffini tesse un film di contrasti, in cui i destini dei personaggi si intrecciano in una stessa missione, nella stessa corsa contro il tempo, minata dall’avvicinarsi incombente della guerra e della morte. La morte che, sotto forma di guerra, si avvicina quasi a sfiorare il piccolo gruppo di ricercatori spersi nelle campagne del Suffolk, indulge nella malattia degenerativa della signora Pretty e infine si affaccia nelle sembianze della stessa nave funeraria, strappata alla terra dalle mani esperte del Signor Brown.

Il tema centrale del film è infatti la celebrazione della vita e la possibilità della vita eterna, non in senso strettamente religioso ma in forma più sottile: la scoperta archeologica rappresenta una possibilità, una speranza mai perduta di trascendere o superare il mare del tempo. Ne emerge una riflessione sul valore riscoperto della storia e dell’archeologia come qualcosa di cui l’uomo, al di là della sua caducità, ha sempre fatto parte e sempre ne farà, sin dai tempi delle caverne, divenendo così immortale. All’affacciarsi della guerra, della morte, della perdita, tutti i personaggi sembrano porsi la stessa domanda: cosa rimarrà di me, cosa mi lascerò dietro? L’unica parvenza di risposta concreta pare provenire dal giovane Robert Pretty, il quale, consapevole della malattia della madre, la conduce in un mistico viaggio tra le stelle per farle capire che lei, la Regina della nave, lì dovrà attenderlo, in eterno cristallizzata nella costellazione di Orione. Ma sarà attraverso la scoperta della nave, attraverso il contributo alla storiografia inglese, che i personaggi della Signora Pretty e di Basil Brown vivranno in eterno, i loro nomi incisi sui cartellini del British Museum. 

chulas k~land @ Spazio Levante x amareacque | Venice 21/12/2025

here come the psychedelic vibes brought to venice at Spazio Levante. 🔮

thanks to amareacque for hosting us & making everything feel so intimate, and to scafandra for melting their sculptures into our mycelial tulles & unsettling lynchian veils 💜

extra love to sarabe for gifting us her soft and magical mushrooms 🍄🤍

Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit. Ut elit tellus, luctus nec ullamcorper mattis, pulvinar dapibus leo.

Panoramica privacy

About this cookie policy

This Cookie Policy explains what cookies are and how we use them. You should read this policy to understand what cookies are, how we use them, the types of cookies we use i.e, the information we collect using cookies and how that information is used and how to control the cookie preferences. For further information on how we use, store and keep your personal data secure, see our Privacy Policy.

You can at any time change or withdraw your consent from the Cookie Declaration on our website.

Learn more about who we are, how you can contact us and how we process personal data in our Privacy Policy.

Your consent applies to the following domains: www.1977magazine.com

[user_consent_state]

What are cookies ?

Cookies are small text files that are used to store small pieces of information. The cookies are stored on your device when the website is loaded on your browser. These cookies help us make the website function properly, make the website more secure, provide better user experience, and understand how the website performs and to analyze what works and where it needs improvement.

How do we use cookies ?

As most of the online services, our website uses cookies first-party and third-party cookies for a number of purposes. The first-party cookies are mostly necessary for the website to function the right way, and they do not collect any of your personally identifiable data.

The third-party cookies used on our websites are used mainly for understanding how the website performs, how you interact with our website, keeping our services secure, providing advertisements that are relevant to you, and all in all providing you with a better and improved user experience and help speed up your future interactions with our website.

What types of cookies do we use ?

Essential: Some cookies are essential for you to be able to experience the full functionality of our site. They allow us to maintain user sessions and prevent any security threats. They do not collect or store any personal information. For example, these cookies allow you to log-in to your account and add products to your basket and checkout securely.

Statistics: These cookies store information like the number of visitors to the website, the number of unique visitors, which pages of the website have been visited, the source of the visit etc. These data help us understand and analyze how well the website performs and where it needs improvement.

Marketing: Our website displays advertisements. These cookies are used to personalize the advertisements that we show to you so that they are meaningful to you. These cookies also help us keep track of the efficiency of these ad campaigns.

The information stored in these cookies may also be used by the third-party ad providers to show you ads on other websites on the browser as well.

Functional: These are the cookies that help certain non-essential functionalities on our website. These functionalities include embedding content like videos or sharing contents on the website on social media platforms.

Preferences: These cookies help us store your settings and browsing preferences like language preferences so that you have a better and efficient experience on future visits to the website.

[cookie_audit columns=”cookie,description” heading=”The below list details the cookies used in our website.”]

How can I control the cookie preferences ?

Should you decide to change your preferences later through your browsing session, you can click on the “Privacy & Cookie Policy” tab on your screen. This will display the consent notice again enabling you to change your preferences or withdraw your consent entirely.

In addition to this, different browsers provide different methods to block and delete cookies used by websites. You can change the settings of your browser to block/delete the cookies. To find out more out more on how to manage and delete cookies, visit wikipedia.orgwww.allaboutcookies.org.

About Privacy Policy

Informativa Sul Trattamento Dei Dati Personali (Privacy Policy)

L’Associazione 1977, Codice Fiscale 94634500154 in persona del Presidente Christofher Lobraico, con sede in Villasanta (MB), Viale della Vittoria, n. 36, (di seguito anche “1977”), in qualità di titolare del trattamento dei dati personali ai sensi del D.Lgs. 196/2003 e successive modifiche – Codice in materia di protezione dei dati personali (il “Codice”) – e del Regolamento UE 679/2016, applicabile a far data dal 25 maggio 2018 – Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (il “GDPR”) (il Codice ed il GDPR vengono, congiuntamente, definiti la “Normativa Applicabile”) riconosce l’importanza della protezione dei dati personali e considera la relativa tutela uno dei principali obiettivi della propria attività.
Prima di comunicare qualsiasi dato personale, 1977 ti invita a leggere con cura la presente privacy policy, che contiene informazioni importanti sulla tutela dei dati personali e sulle misure di sicurezza adottate per garantirne la relativa riservatezza nel pieno rispetto della Normativa Applicabile (la “Privacy Policy”).
La presente Privacy Policy non è applicabile ad altri siti web eventualmente consultati tramite link esterni; è da intendersi quale informativa resa ai sensi dell’art. 13 della Normativa Applicabile a coloro i quali dovessero interagire con il www.1977magazine.com

 1977 ti informa che il trattamento dei tuoi dati personali sarà improntato ai principi di liceità, correttezza, trasparenza, limitazione delle finalità e della conservazione, minimizzazione dei dati, esattezza, integrità e riservatezza. I tuoi dati personali verranno, pertanto, trattati in accordo alle disposizioni legislative della Normativa Applicabile ed agli obblighi di riservatezza ivi previsti.
Di seguito l’indice della presente Privacy Policy, affinché tu possa facilmente trovare le informazioni inerenti al trattamento dei tuoi dati personali.

Indice.
1. Titolare del trattamento
2. I dati personali oggetto di trattamento
a. Dati di navigazione
b. Dati forniti volontariamente
c. Cookie e tecnologie affini
3. Finalità, base giuridica e natura obbligatoria o facoltativa del trattamento
4. Destinatari
5. Trasferimenti
6. Conservazione dei dati
7. I tuoi diritti
8. Modifiche

1. Titolare del trattamento.

Alla luce della Normativa Applicabile, titolare del trattamento del Sito è 1977.

2. I dati oggetto di trattamento.

Per “Dati Personali” s’intende qualsiasi informazione riguardante una persona fisica identificata e/o identificabile, con particolare riferimento ad un identificativo come il nome, un numero di identificazione, dati relativi all’ubicazione, un identificativo online o ad uno o più elementi caratteristici della sua identità fisica, fisiologica, psichica, economica, culturale o sociale.

I Dati Personali raccolti dal Sito sono i seguenti:

a. Dati di navigazione.
I sistemi informatici del Sito raccolgono alcuni Dati Personali, la cui trasmissione è implicita nell’uso dei protocolli di comunicazione di Internet. Si tratta di informazioni che non sono raccolte per essere associate a te, ma che per loro stessa natura potrebbero, attraverso elaborazioni ed associazioni con dati detenuti da terzi, permettere di identificarti. Tra questi ci sono gli indirizzi IP o i nomi a dominio dei dispositivi utilizzati per connetterti al Sito, gli indirizzi in notazione URI (Uniform ResourceIdentifier) delle risorse richieste, l’orario della richiesta, il metodo utilizzato nel sottoporre la richiesta al server, la dimensione del file ottenuto in risposta, il codice numerico indicante lo stato della risposta data dal server (buon fine, errore, ecc.) ed altri parametri relativi al tuo sistema operativo e ambiente informatico.
Questi dati vengono utilizzati al fine di ricavare informazioni statistiche anonime sull’uso del Sito e per controllarne il corretto funzionamento; per permettere – vista l’architettura dei sistemi utilizzati – la corretta erogazione delle varie funzionalità da te richieste, per ragioni di sicurezza e di accertamento di responsabilità in caso di ipotetici reati informatici ai danni del Sito o di terzi e vengono cancellati dopo 7 giorni.

b. Dati forniti volontariamente.
Attraverso il Sito www.1977magazine.com, hai la possibilità di fornire volontariamente Dati Personali come il nome e l’indirizzo e-mail per contattare 1977  attraverso il form “Contatti”.
1977 tratterà questi dati nel rispetto della Normativa Applicabile, assumendo che siano riferiti a te o a terzi soggetti che ti hanno espressamente autorizzato a conferirli in base ad un’idonea base giuridica che legittima il trattamento dei dati in questione. Rispetto a tali ipotesi, ti poni come autonomo titolare del trattamento, assumendoti tutti gli obblighi e le responsabilità di legge. In tal senso, conferisci sul punto la più ampia manleva rispetto ad ogni contestazione, pretesa, richiesta di risarcimento del danno da trattamento, etc. che dovesse pervenire a 1977 da terzi soggetti i cui Dati Personali siano stati trattati attraverso il tuo utilizzo del Sito in violazione della Normativa Applicabile.

c. Cookie e tecnologie affini.
1977 raccoglie Dati Personali attraverso cookies. E ciò con la espressa finalità di offrire una migliore esperienza di navigazione, oltre alle ulteriori finalità descritte nel presente documento e nella Cookie Policy.

3. Finalità, base giuridica e natura obbligatoria o facoltativa del trattamento.

I Dati Personali che fornisci attraverso il Sito saranno trattati da 1977per le seguenti finalità:
a) finalità inerenti l’esecuzione di un contratto di cui sei parte o all’esecuzione di misure precontrattuali adottate su tua richiesta;
b) finalità di ricerche/analisi statistiche su dati aggregati o anonimi, senza dunque possibilità di identificare l’utente, volti a misurare il funzionamento del Sito, misurare il traffico e valutare usabilità e interesse;
c) finalità relative all’adempimento di un obbligo legale al quale 1977 è soggetta;
d) finalità necessarie ad accertare, esercitare o difendere un diritto in sede giudiziaria o ogniqualvolta le autorità giurisdizionali esercitino le loro funzioni giurisdizionali;
La base legale del trattamento di Dati Personali per le finalità di cui al punto a) è l’erogazione di un servizio o il riscontro ad una richiesta che non richiedano il consenso ai sensi della Normativa Applicabile.
La finalità di cui al punto b) non comporta il trattamento di Dati Personali, mentre la finalità di cui al punto d) rappresenta un trattamento legittimo di Dati Personali ai sensi della Normativa Applicabile in quanto, una volta conferiti i Dati Personali, il trattamento è necessario per adempiere ad un obbligo di legge a cui 1977 è soggetto.
Il conferimento dei tuoi Dati Personali per la finalità sopra elencate è facoltativo, ma il loro eventuale mancato conferimento potrebbe rendere impossibile riscontrare una tua richiesta o adempiere ad un obbligo legale a cui 1977 è soggetto.

4. Destinatari.

I tuoi Dati Personali potranno essere condivisi, per le finalità specificate al punto 3, con:
a. soggetti necessari per l’erogazione dei servizi offerti dal Sito, tra cui a titolo esemplificativo, l’invio di e-mail e l’analisi del funzionamento del Sito che agiscono tipicamente in qualità di responsabili del trattamento di 1977 ;
b. persone autorizzate da 1977 al trattamento dei Dati Personali che si siano impegnate alla riservatezza o abbiano un adeguato obbligo legale di riservatezza, quali dipendenti e collaboratori (a. e b. sono, collettivamente, definiti i “Destinatari”);
c. autorità giurisdizionali nell’esercizio delle loro funzioni quando richiesto dalla Normativa Applicabile.

5. Trasferimenti.

1977 assicura che il trattamento elettronico e cartaceo dei tuoi Dati Personali avviene nel rispetto della Normativa Applicabile. Eventuali trasferimenti si baseranno alternativamente su una decisione di adeguatezza o sulle Standard Model Clauses approvate dalla Commissione Europea. 

6. Conservazione dei dati.

1977 tratterà i tuoi Dati Personali per il tempo strettamente necessario a raggiungere gli scopi indicati al punto 3. 
1977 in ogni caso, tratterà i tuoi Dati Personali fino al tempo permesso dalla legge Italiana a tutela dei propri interessi (Art. 2947(1)(3) Codice Civile). 

7. I tuoi diritti.

Nei limiti della Normativa Applicabile, hai il diritto di chiedere a 1977 in qualunque momento, l’accesso ai tuoi Dati Personali, la rettifica o la cancellazione degli stessi o di opporti al loro trattamento, la limitazione del trattamento nonché di ottenere in un formato strutturato, di uso comune e leggibile da dispositivo automatico i dati che ti riguardano.
Le richieste vanno rivolte via e-mail all’indirizzo: info@1977magazine.com 
Ai sensi della Normativa Applicabile, hai in ogni caso il diritto di proporre reclamo all’autorità di controllo competente (i.e. “Garante per la Protezione dei Dati Personali”) qualora ritenessi che il trattamento dei tuoi Dati Personali sia contrario alla normativa vigente.

8. Modifiche.

La presente Privacy Policy è in vigore dal giorno 25 maggio 2018. 
1977 si riserva di modificarne o semplicemente aggiornarne il contenuto, in parte o completamente, anche a causa di variazioni della Normativa Applicabile. 
1977 ti informerà di tali variazioni non appena verranno introdotte e saranno vincolanti non appena pubblicate sul Sito.
1977 ti invita, quindi, a visitare con regolarità questa sezione per prendere cognizione della più recente ed aggiornata versione della Privacy Policy in modo che tu sia sempre aggiornato sui dati raccolti e sull’uso che ne fa 1977.