Milano Film Festival 23: Speciale cortometraggi

Lo stato dell’arte: questo è ciò che il Milano Film Festival ha voluto tracciare con il Concorso Cortometraggi di quest’anno. I 38 corti selezionati, proveniente da 28 Paesi diversi, compongono un panorama molto vasto, in grado di restituire un universo in continua evoluzione com’è quello della produzione breve. Si passa così dalla commedia, ai romanzi famigliari, fino all’horror. Particolarmente ricca e vitale è l’animazione, sia per le svariate tecniche impiegate, sia per la diversità di approcci e temi affrontati. E non mancano neanche sguardi più originali e stranianti, quei film sperimentali e inclassificabili, quelle opere che vanno “oltre”, che rompono gli schemi e le categorie di genere e che, forse per questo motivo, rimarranno a lungo impressi nella mente dello spettatore.

Shadow Animals, Jerry Carlsson, 22’

Marall segue i proprio genitori a un cena tra amici, e osserva confusa i rituali sociali degli adulti, tra coreografie bizzarre e interazioni umane che non riesce a comprendere. Finché, all’improvviso, attira la sua attenzione una strana ombra che s’imbuca alla festa. Quello di Jerry Carlson è un dramma surreale che porta a riflette sul carattere animalesco dei comportamenti umani e a interrogarsi sulle origini dei rituali sociali, privi di senso se visti attraverso gli occhi di una bambina. Shadow Animals mette in discussione le convenzioni e porta a chiedersi se ciò che viene socialmente considerato “normale” lo sia veramente.

Fucking Bunnies, Teemu Nikkanen, 16’

Fucking Bunnies è una black-commedy che racconta l’incontro tra Raimo, un tranquillo signore di mezza età che conduce una vita monotona e regolare nella periferia di Helsinki, e Maki, un satanista socievole e cordiale, a capo di una setta sessuale. I due finiscono per diventare vicini di casa. Tra difficoltà relazionali, stacchi heavy metal e scene vietate ai minori, il film diverte grazie all’arguzia del regista Teemu Nikkanen, che equilibra il ridicolo e il raccapricciante e, tra una risata e l’altra, inserisce la sua morale: non giudicare una persona “dalla copertina”, perché anche a un satanista sadomasochista può piacere lo squash.

All These Creatures, Charles Williams, 15’

All These Creatures, vincitore della Palma d’oro a Cannes come Miglior cortometraggio, racconta la storia di un adolescente che assiste alla crescita esponenziale della pazzia del padre, vista attraverso gli occhi del figlio. Il racconto in prima persona del giovane protagonista riesce a trasmettere il dolore che prova nel vedere i cambiamenti del proprio genitore, del quale, con il passare tempo, riconoscerà solo le sembianze fisiche. Creare un ambiente onirico in cui realtà e immaginazione si uniscono a rituali sciamani è il modo con cui Williams sceglie di affrontare il dolore e la paura.

Tracing Addai, Esther Niemeier, 30’

Addai, un giovane alla ricerca del proprio posto all’interno della società e di un’ideale da seguire, lascia ls Germania e si unisce a un gruppo di combattenti in Siria, nella speranza di trovare un nuovo inizio. Ma da quel momento si perdono le sue tracce. Sua madre e la regista Esther Niemeier, a lui molto vicina, decidono di partire alla ricerca di risposte e raccontano la sua complicata storia in un film d’animazione carico di emozioni. Struggente anche il punto di vista della madre; una madre disposta a tutto pur di comprendere le scelte di vita del proprio figlio.

Esce Tutto, Valentina De Zanche, Tommaso Dell’Alba, 26’

Cinema, musica, YouTube, GIF, 3D digitale e WikiHow. Esce tutto è un cortometraggio sperimentale diviso in capitoli che nasce da un progetto musicale: ogni sequenza è abbinata a un brano musicale e viceversa. Attraverso un flusso allucinato e allucinatorio, i due giovani registi milanesi rappresentano cosa significhi essere un ventenne a Milano oggi. Il loro linguaggio è figlio dell’era post-internet in cui viviamo; insomma nulla di più contemporaneo.

Second Best, Alyssa McClelland, 20’

Esplorando la connessione tra gemelli omozigoti con un punto di vista giocoso e sovversivo, Second Best racconta la storia di due sorelle, Nouchka e Velika. La prima è una ginnasta ritmica di talento che ha una possibilità concreta di unirsi alla squadra olimpica. La seconda, invece, ha dovuto rinunciare a quel sogno dopo un infortunio e da quel momento viene trascurata dalla sua famiglia, in particolare dalla madre, che elogia e sostiene solo Nouchka. La loro connessione rischia di interrompersi, ma questa dark comedy mostra come certi legami riescano a andare oltre, anche a una madre frustrata e cinica.

La septième continent, Noé Debré, 22’

C’è un mistero da risolvere: Emile viene ingaggiato da Thybald per trovare la sua ragazza, Claire Soares, scomparsa da poco tempo e presumibilmente rapita da John Rapoport, un milionario che ha fatto fortuna grazie a un impresa di sacchetti di plastica. Le premesse per un film giallo ci sono tutte, ma il flusso narrativo privo di apparente senso logico, che si snoda tra bizzarri personaggi e palle di MDMA, porta Emile, così come lo spettatore, a perdersi nel susseguirsi di eventi. Sarà proprio la droga a permettere al protagonista di risolvere l’enigma, riportando ordine e chiarezza attraverso uno split screen illuminante che collega i vari personaggi e il settimo continente. Accogliendo spunti estetici da Il grande Lebowski e Vizio di forma, Noé Debré crea un film folle e personale.

Tungrus, Rishi Chandna, 13’

In un appartamento come tanti altri alla periferia di Mumbai esplode un dramma tragicomico che vede come protagonista un giovane gallo. Preso da un eccentrico patriarca come distrazione i due gatti di famiglia, il pulcino è sopravvissuto, è cresciuto e ora impone a tutti la sua ingombrante presenza, diventando un tiranno nei confronti dell’intera famiglia. A partire da questa situazione inaspettata Rishi Chandna disegna una favola urbana esilarante, che rivela la vita quotidiana di una famiglia della borghesia indiana. Come in un esercizio di terapia collettiva, i personaggi condividono le loro personali visioni delle cose, accostate dalla regista attraverso un montaggio sapiente, capace persino di creare picchi di suspense. Dietro il piccolo teatro domestico dell’assurdo Tungrus cela uno studio dei comportamenti umani e animali nell’odierna India.

Heimat, Emi Buchwald, 24’

Heimat è la storia di una famiglia composta da cinque persone, una più strana dell’altra, con caratteri e modi di porsi molto diversi tra loro, anche di fronte al motivo che li ha riuniti: il padre è stato aggredito prima verbalmente e poi fisicamente dal vicino di casa. Dopo l’episodio si sono recati tutti presso la centrale di polizia per lasciare la propria deposizione. Quell’ambiente farà emergere tutti quei “non detti” che i personaggi si portano dentro da chissà quanto tempo. Sarà l’occasione per un confronto, ma non solo: Heimat racconta quel difficile momento in cui i figli lasciano la casa natale e i diversi modi in cui i membri della famiglia affrontano il distacco.

Hypnodrom, Richard Wilhelmer, 3’ 

Hypnodrom attraversa spazi rurali e urbani. Poi l’orizzonte si inclina, l’immagine si capovolge, la telecamera ruota attorno al proprio asse, sempre più veloce. Una frenesia di movimento che offusca l’ambiente, attirando l’attenzione sul centro dell’immagine e disegnando con un’attrazione ipnotica una spirale di colori tremolanti e luminosi. Intanto la dolce voce fuori campo dà indicazioni sulla tecnica psicoterapeutica di “Immagini Guidate”. Hypnodrom è un delirio indotto dal movimento che ammorbidisce i confini tra terra e cielo, tra realtà immaginata e immaginazione, tra l’essere sveglio e l’essere sognante; un omaggio al cinema come luogo di contemplazione e trance.

Hamaam & Caluna, Andreas Anouk Muggli, 23’

In seguito all’incontro tra Andreas Muggli e i due immigrati quindicenni Hamama e Caluna nei pressi del lago di Como, il regista svizzero decide di seguire il loro lungo e tormentato viaggio dall’Italia alla Svizzera, nella speranza di ottenere asilo politico ed evitare il rimpatrio. Immagini delle notti passate al freddo dormendo per terra e il racconto delle difficoltà che hanno dovuto affrontare si alternano a momenti di spensieratezza; che per due adolescenti dovrebbe essere un diritto e non un lusso. Hamama & Caluna riesce a trattare con estrema delicatezza e verità un tema così complicato e attuale quale quello dell’immigrazione.

Caterpillarplasty, David Barlow-Krelina, 5’

Ambientato in una clinica che modella il copro attraverso la chirurgia plastica, Caterpillarplasty è un film affascinante e da incubo allo stesso tempo: rappresenta la sterile visione di un futuro in cui l’inclinazione dell’umanità per il “miglioramento” estetico ha preso una piega morbosa. Sfruttando appieno i recenti balzi in avanti dell’animazione 3D, il film di David Barlow-Krelina è una lungimirante satira fantascientifica che fonde suggestioni di Kafka e di Kubrick. Una potente presa di coscienza nei confronti di un’ossessione sociale per la bellezza che è ormai fuori controllo.

Palookaville, Sem Buckman, Pim Algoed, 18’

Palookaville è una black comedy su un uomo di quarant’anni che compensa il proprio isolamento sociale con molto alcol e tanto lavoro. Infatti è un potente uomo d’affari. Quando vede la sua via professionale sgretolarsi, decide di reagire e riprendere i contatti con il figlio di sei anni. Ma non andrà proprio come vuole lui… La commedia del regista belga sa affrontare a ritmo di jazz le molte fragilità nascoste del mondo maschile, costruendo un ritratto ironico e pungente di una situazione quanto mai attuale: la doppia crisi della mascolinità e della figura paterna.

Sinfonìa de un mar triste, Carlos Morales Mancilla, 12’

Il breve documentario di Carlos Morales, Sinfonía de un mar triste, si apre con il giovane protagonista Hugo che osserva intensamente la vastità dell’oceano, fa flessioni e sit-up nella sua camera da letto e cammina solitario per le vie della città. Scatti intimi della vita apparentemente ordinaria di un adolescente messicano. Ma la potente storia che sta per essere raccontata smentirà questo tranquillo incipit. Per quasi 12 minuti, mentre le immagini del film documentano la sua quotidianità, Hugo narra una straziante storia di violenza subita dalla sua famiglia e di come suo padre sia stato costretto a fuggire dal dramma domestico emigrando negli Stati Uniti. Il messaggio è chiaro e potente: non c’è modo di separare la vita quotidiana di Hugo dagli orrori che l’hanno plasmata. 

Kiem Holijanda, Sarah Veltmeyer, 14’

I fratelli Andi en Florist vivono in un villaggio povero e desolato del Kosovo. Vendendo latte guadagnano lo stretto necessario per sostenere la famiglia. Quando Andi trova l’immagine pubblicitaria di una porno star olandese nella loro camera da letto e se ne innamora, si mette alla ricerca disperata di un telefono per poterla incontrare. Ne è così ossessionato da non accorgersi che suo fratello ha scelto proprio quel giorno per lasciare il Kosovo e salutarlo per sempre. Kiem Holijanda, in concorso alla 69esima Berlinale, mostra con estrema delicatezza la forza di un legame fraterno e la scelta dell’abbandono come unica possibilità di salvezza in certe situazioni ormai senza speranza.

Anna Bertoli

“La nave sepolta” e la possibilità di sopravvivere al tempo

Basato sulla vera storia degli scavi di Sutton Hoo e sull’omonimo libro di John Preston, La Nave Sepolta (disponibile su Netflix) è un film crepuscolare, lento e introspettivo, che si concretizza in un racconto corale incentrato sulla memoria che resta dopo la morte o quanto meno sulla sopravvivenza della vita oltre certi limiti del tempo e della storia. Al centro c’è uno scavo archeologico, avvenuto nel Suffolk nel 1939, alle soglie del conflitto mondiale, durante il quale venne ritrovata un’antica nave del VII secolo, sepolcro rituale del Re vichingo Raedwald. Una scoperta straordinaria che permise non solo di riportare a galla un vero e proprio tesoro sepolto, ma anche di far luce su un periodo e una civiltà ritenuta fino ad allora barbara e incivile, priva di cultura e di significative espressioni di arte. Quel tesoro, tenuto nascosto per tutta la durata della guerra all’interno di una stazione della metropolitana di Londra, avrebbe fatto la sua comparsa solo diversi anni più tardi al British Museum, attraverso una donazione della Signora Pretty – interpretata magistralmente nel film da una pacata quanto sofferta Carey Mulligan.

Diretto dal registra australiano Simon Stone con un cast inglese d’eccezione in cui spiccano Ralph Phiennes, Lily James e Johnny Flynn, il film rende omaggio alla cultura e alla storia, intese come dimensioni che dovrebbero essere accessibili a qualunque essere umano e non relegate a un lusso e un privilegio per pochi. Il regista muove così un’efficace quanto sottile critica allo snobismo intellettuale delle istituzioni accademiche e museali, ormai consolidate e retrograde, spocchiosamente ignoranti in tutto il film (incluso il British Museum), incapaci di apprezzare il valore del singolo, come nel caso dell’archeologo autodidatta Basil Brown (Ralph Phiennes), responsabile della scoperta e della datazione della nave, nonché di condividere fino in fondo quella cultura e quel sapere di cui si arrogano il diritto di porsi come detentori e simbolo. Ed è così la vedova Pretty, proprietaria del terreno, a ergersi a vera promotrice della cultura dalle ampie e moderne vedute, decidendo spontaneamente, dopo l’acquisita potestà in tribunale del tesoro ritrovato, di donarlo gratuitamente al British Museum, affinché dopo la guerra possa divenire un motivo di conoscenza, identità e curiosità per l’intera nazione. La Nave Sepolta, film sottilmente rivoluzionario, tratteggia la Signora Pretty come donna femminista ante litteram, e lo stesso vale per Peggy Piggott (Lily James), donna quanto mai esperta nel suo lavoro ma disprezzata e sottovalutata per il suo sesso, rinchiusa in un matrimonio privo di passione con un collega forse omosessuale ma decisa a emanciparsi non solo dimostrando il proprio talento ma scegliendo liberamente di non sottostare più a un’unione infelice e degradante.

Delicato, profondo, ben recitato e moderno, il film fa uso del grandangolo a restituire la gravità della narrazione, indugiando sui vasti orizzonti dai colori caldi e le tinte ocra, crepuscolari, che pervadono un Suffolk incontaminato, vergine, fatto di campi e spazi in cui gente semplice vive lontana da ogni ipocrisia, via dalle presunzioni di una società troppo “imparata”.  La sceneggiatura di Moira Buffini tesse un film di contrasti, in cui i destini dei personaggi si intrecciano in una stessa missione, nella stessa corsa contro il tempo, minata dall’avvicinarsi incombente della guerra e della morte. La morte che, sotto forma di guerra, si avvicina quasi a sfiorare il piccolo gruppo di ricercatori spersi nelle campagne del Suffolk, indulge nella malattia degenerativa della signora Pretty e infine si affaccia nelle sembianze della stessa nave funeraria, strappata alla terra dalle mani esperte del Signor Brown.

Il tema centrale del film è infatti la celebrazione della vita e la possibilità della vita eterna, non in senso strettamente religioso ma in forma più sottile: la scoperta archeologica rappresenta una possibilità, una speranza mai perduta di trascendere o superare il mare del tempo. Ne emerge una riflessione sul valore riscoperto della storia e dell’archeologia come qualcosa di cui l’uomo, al di là della sua caducità, ha sempre fatto parte e sempre ne farà, sin dai tempi delle caverne, divenendo così immortale. All’affacciarsi della guerra, della morte, della perdita, tutti i personaggi sembrano porsi la stessa domanda: cosa rimarrà di me, cosa mi lascerò dietro? L’unica parvenza di risposta concreta pare provenire dal giovane Robert Pretty, il quale, consapevole della malattia della madre, la conduce in un mistico viaggio tra le stelle per farle capire che lei, la Regina della nave, lì dovrà attenderlo, in eterno cristallizzata nella costellazione di Orione. Ma sarà attraverso la scoperta della nave, attraverso il contributo alla storiografia inglese, che i personaggi della Signora Pretty e di Basil Brown vivranno in eterno, i loro nomi incisi sui cartellini del British Museum. 

“La nave sepolta” e la possibilità di sopravvivere al tempo

Basato sulla vera storia degli scavi di Sutton Hoo e sull’omonimo libro di John Preston, La Nave Sepolta (disponibile su Netflix) è un film crepuscolare, lento e introspettivo, che si concretizza in un racconto corale incentrato sulla memoria che resta dopo la morte o quanto meno sulla sopravvivenza della vita oltre certi limiti del tempo e della storia. Al centro c’è uno scavo archeologico, avvenuto nel Suffolk nel 1939, alle soglie del conflitto mondiale, durante il quale venne ritrovata un’antica nave del VII secolo, sepolcro rituale del Re vichingo Raedwald. Una scoperta straordinaria che permise non solo di riportare a galla un vero e proprio tesoro sepolto, ma anche di far luce su un periodo e una civiltà ritenuta fino ad allora barbara e incivile, priva di cultura e di significative espressioni di arte. Quel tesoro, tenuto nascosto per tutta la durata della guerra all’interno di una stazione della metropolitana di Londra, avrebbe fatto la sua comparsa solo diversi anni più tardi al British Museum, attraverso una donazione della Signora Pretty – interpretata magistralmente nel film da una pacata quanto sofferta Carey Mulligan.

Diretto dal registra australiano Simon Stone con un cast inglese d’eccezione in cui spiccano Ralph Phiennes, Lily James e Johnny Flynn, il film rende omaggio alla cultura e alla storia, intese come dimensioni che dovrebbero essere accessibili a qualunque essere umano e non relegate a un lusso e un privilegio per pochi. Il regista muove così un’efficace quanto sottile critica allo snobismo intellettuale delle istituzioni accademiche e museali, ormai consolidate e retrograde, spocchiosamente ignoranti in tutto il film (incluso il British Museum), incapaci di apprezzare il valore del singolo, come nel caso dell’archeologo autodidatta Basil Brown (Ralph Phiennes), responsabile della scoperta e della datazione della nave, nonché di condividere fino in fondo quella cultura e quel sapere di cui si arrogano il diritto di porsi come detentori e simbolo. Ed è così la vedova Pretty, proprietaria del terreno, a ergersi a vera promotrice della cultura dalle ampie e moderne vedute, decidendo spontaneamente, dopo l’acquisita potestà in tribunale del tesoro ritrovato, di donarlo gratuitamente al British Museum, affinché dopo la guerra possa divenire un motivo di conoscenza, identità e curiosità per l’intera nazione. La Nave Sepolta, film sottilmente rivoluzionario, tratteggia la Signora Pretty come donna femminista ante litteram, e lo stesso vale per Peggy Piggott (Lily James), donna quanto mai esperta nel suo lavoro ma disprezzata e sottovalutata per il suo sesso, rinchiusa in un matrimonio privo di passione con un collega forse omosessuale ma decisa a emanciparsi non solo dimostrando il proprio talento ma scegliendo liberamente di non sottostare più a un’unione infelice e degradante.

Delicato, profondo, ben recitato e moderno, il film fa uso del grandangolo a restituire la gravità della narrazione, indugiando sui vasti orizzonti dai colori caldi e le tinte ocra, crepuscolari, che pervadono un Suffolk incontaminato, vergine, fatto di campi e spazi in cui gente semplice vive lontana da ogni ipocrisia, via dalle presunzioni di una società troppo “imparata”.  La sceneggiatura di Moira Buffini tesse un film di contrasti, in cui i destini dei personaggi si intrecciano in una stessa missione, nella stessa corsa contro il tempo, minata dall’avvicinarsi incombente della guerra e della morte. La morte che, sotto forma di guerra, si avvicina quasi a sfiorare il piccolo gruppo di ricercatori spersi nelle campagne del Suffolk, indulge nella malattia degenerativa della signora Pretty e infine si affaccia nelle sembianze della stessa nave funeraria, strappata alla terra dalle mani esperte del Signor Brown.

Il tema centrale del film è infatti la celebrazione della vita e la possibilità della vita eterna, non in senso strettamente religioso ma in forma più sottile: la scoperta archeologica rappresenta una possibilità, una speranza mai perduta di trascendere o superare il mare del tempo. Ne emerge una riflessione sul valore riscoperto della storia e dell’archeologia come qualcosa di cui l’uomo, al di là della sua caducità, ha sempre fatto parte e sempre ne farà, sin dai tempi delle caverne, divenendo così immortale. All’affacciarsi della guerra, della morte, della perdita, tutti i personaggi sembrano porsi la stessa domanda: cosa rimarrà di me, cosa mi lascerò dietro? L’unica parvenza di risposta concreta pare provenire dal giovane Robert Pretty, il quale, consapevole della malattia della madre, la conduce in un mistico viaggio tra le stelle per farle capire che lei, la Regina della nave, lì dovrà attenderlo, in eterno cristallizzata nella costellazione di Orione. Ma sarà attraverso la scoperta della nave, attraverso il contributo alla storiografia inglese, che i personaggi della Signora Pretty e di Basil Brown vivranno in eterno, i loro nomi incisi sui cartellini del British Museum. 

chulas k~land @ Spazio Levante x amareacque | Venice 21/12/2025

here come the psychedelic vibes brought to venice at Spazio Levante. 🔮

thanks to amareacque for hosting us & making everything feel so intimate, and to scafandra for melting their sculptures into our mycelial tulles & unsettling lynchian veils 💜

extra love to sarabe for gifting us her soft and magical mushrooms 🍄🤍

Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit. Ut elit tellus, luctus nec ullamcorper mattis, pulvinar dapibus leo.

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Nei limiti della Normativa Applicabile, hai il diritto di chiedere a 1977 in qualunque momento, l’accesso ai tuoi Dati Personali, la rettifica o la cancellazione degli stessi o di opporti al loro trattamento, la limitazione del trattamento nonché di ottenere in un formato strutturato, di uso comune e leggibile da dispositivo automatico i dati che ti riguardano.
Le richieste vanno rivolte via e-mail all’indirizzo: info@1977magazine.com 
Ai sensi della Normativa Applicabile, hai in ogni caso il diritto di proporre reclamo all’autorità di controllo competente (i.e. “Garante per la Protezione dei Dati Personali”) qualora ritenessi che il trattamento dei tuoi Dati Personali sia contrario alla normativa vigente.

8. Modifiche.

La presente Privacy Policy è in vigore dal giorno 25 maggio 2018. 
1977 si riserva di modificarne o semplicemente aggiornarne il contenuto, in parte o completamente, anche a causa di variazioni della Normativa Applicabile. 
1977 ti informerà di tali variazioni non appena verranno introdotte e saranno vincolanti non appena pubblicate sul Sito.
1977 ti invita, quindi, a visitare con regolarità questa sezione per prendere cognizione della più recente ed aggiornata versione della Privacy Policy in modo che tu sia sempre aggiornato sui dati raccolti e sull’uso che ne fa 1977.