“L’altra Heimat – Cronaca di un sogno” e la difficile costruzione identitaria tedesca

Film presentato alla 70a edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (2013), è stato distribuito nelle sale italiane da Ripley’s Film, Nexo Digital e VIGGO esclusivamente nei giorni 31 marzo e 1 aprile 2015. Costituisce una sorta di prequel dei precedenti Prologo – Storie dai villaggi dell’Hunsrück (1981), Heimat (1984), Heimat 2 – Cronache di una giovinezza (1992), Heimat 3 – Cronaca di una svolta epocale (2004), Epilogo – Heimat-Fragmente: Die Frauen (2006).

È significativo che, proprio negli anni in cui la Germania tiene in pugno le sorti economiche dell’Europa, Edgar Reitz scelga invece di raccontare una Germania “altra”, così cronologicamente vicina eppure così politicamente e socialmente diversa – i protagonisti sono infatti di sole tre generazioni fa –, in cui miseria e povertà dilaniavano la popolazione, priva di ogni prospettiva futura. Oltre a un retrogusto di “Sehnsucht” – termine difficilmente traducibile, ma reso letteralmente come “nostalgia” – Reitz vuole veicolare anche un cambio di punto di vista per incrementare la comprensione nei confronti di uno stesso problema: il Paese oggetto oggi di immigrazione era invece una terra da cui si emigrava, con la speranza di un futuro migliore.

“Heimat” – che, come molti altri lessemi tedeschi, è portatore di una polisemia che lo rende difficilmente traducibile – può essere reso letteralmente in italiano come “casa”, “patria”, “luogo natio”, insomma, il luogo in cui risiedono le proprie radici e in cui ci si sente a casa perché vi si è nati o vi si è trascorsa l’infanzia. Il concetto nasce da una forma di patriottismo sviluppatosi in Germania durante il XIX secolo – periodo di un’industrializzazione che ha causato un’intensa urbanizzazione e l’abbandono delle zone rurali, accompagnata dalla scomparsa degli staterelli tedeschi, unificati sotto il dominio prussiano – come reazione all’alienazione dovuta alla perdita della propria identità, del proprio legame con la terra natia. Alla luce degli sviluppi storici successivi l’”Heimat”, sentimento che ha portato al rifiuto di tutto ciò che esulava dall’appartenere alla propria terra d’origine, è stato considerato lo stato embrionale del binomio nazista “Blunt und Boden” (“Sangue e Terra”), fornendo così l’ennesimo tentativo di motivare gli orrori del secolo successivo.

Nel secondo dopoguerra (1945-1965) si era sviluppato un genere cinematografico incentrato sull’”Heimat”, l’Heimatfilm, che comprendeva film con protagonisti tedeschi o austriaci, ambientati in villaggi di montagna e aventi una trama sentimentale fortemente stereotipata (un’ingenua fanciulla contadina corteggiata da un buon giovane suo compaesano e da un cattivo forestiero, ma alla fine a ottenere la sua mano sarà il primo dei due pretendenti). In tutta la saga di Reitz troviamo alcuni di questi elementi, soprattutto il forte senso di appartenenza alla propria terra di origine e la dialettica città-campagna, che vengono però approfonditi e acquistano ben altro spessore, in quanto inseriti in questa sorta di “epopea dell’”Heimat” su più livelli”.

In L’Altra Heimat – Cronaca di un sogno Reitz prende infatti le mosse dalla propria “Heimat”, la regione rurale tedesca dell’Hunsrück in cui è nato, per dare però una nuova interpretazione del termine: l’”Heimat” non deve per forza corrispondere alla terra assegnata a ognuno di noi dal proprio destino, può anche essere il risultato di una scelta, una terra nuova e diversa a cui è finalmente lecito aspirare. Jakob – il giovane protagonista – è la personificazione di questa nuova idea, di questo nuovo desiderio di felicità, diventato ora – nel 1840 – un vero e proprio diritto grazie alla Rivoluzione Francese e alla dominazione napoleonica che hanno introdotto concetti illuministi fortemente in contrasto con i valori di sottomissione, umiltà e rassegnazione inculcati per secoli dalla Chiesa e dalle autorità. La molla primaria che spinge i tedeschi all’emigrazione è, sorprendentemente, non la fame, né la miseria, né le carestie, né le disparità sociali, bensì l’immaginare un mondo utopico altrove, lontano e diverso dall’’”Heimat”, libero dalle costrizioni sociali imposte “dall’alto”.

Per questo Jakob, tipico eroe tragico reitziano, soffre a Schabbach e sogna il Nuovo Mondo degli Indiani: vittima di una tensione ideale intrinsecamente legata al suo esserci hic et nunc e al suo essere uomo, si scontra inevitabilmente con i suoi stessi limiti, ma proprio in questo implacabile e violento slancio sempre negato risiede la sua grandezza. Visivamente, gli elementi vitali e naturali, “Heimatiani” – se me lo concedete – sono messi in evidenza grazie a impressioni di colore, rispetto al resto del film che è invece in bianco e nero, ma talmente ben dosato nei contrasti e nei cromatismi da risultare quasi tridimensionale, come se le figure uscissero dallo schermo – evitando così l’uso dell’orrendo 3D, aborrito anche da Reitz stesso.

Un film realistico che rifugge volontariamente di cogliere e sviluppare molte occasioni di drammatizzazione, che sicuramente avrebbero permesso a Reitz di avere sale più piene, ma che lo avrebbero fatto sentire un “falsificatore, truffatore e comico”. Il regista, esponente della seconda ondata del Nuovo Cinema Tedesco, decide di rimanere fermo sulla propria “professione di fede solenne nei confronti della verità” e rappresenta così la realtà vera, la vita vera, senza banalizzarla come molti suoi colleghi, ma presentandola con le sue ambivalenze e contraddizioni. Con questo intento “neorealistico” asservisce il proprio cinema a un’osservazione esatta dei comportamenti umani per poterli comprendere al meglio, senza forzare la storia al fine di aumentare il dramma con rumorosi conflitti e morti spettacolari: le famiglie dell’Hunsrück di metà ‘800, che arrancavano faticosamente per sopravvivere, consideravano le sofferenze d’amore, le rivalità tra fratelli, le liti e la cultura problemucci superflui “di lusso”, diventando immuni e impassibili nei confronti di questi; c’era ben altro a cui pensare. Per 230 minuti Reitz mostra con grande potenza coinvolgente cosa significasse vivere in quella diversa forma mentis, e sbatte in faccia al pubblico del XXI secolo quanto i suoi “drammi” consumistici non siano altro che frutto di egocentrismo e di pretese esagerate, nonché totalmente inutili.

Un film che è anche epico, come tutti gli altri episodi di questa meravigliosa saga culto del ‘900: per l’ennesima volta Reitz riesce a coniugare la piccola storia con la Grande Storia, uguagliandole per importanza, e anzi raccontando i grandi eventi storici attraverso le piccole vicende di una piccola comunità di un piccolo paesino di coltivatori. Grazie infatti alle ottime collaborazioni con Gernot Roll (direttore della fotografia), Michael Praun (operatore steadycam) e Toni Greg (scenografo) in L’altra Heimat – Cronaca di un sogno il regista è riuscito in una ricostruzione storica monumentale e accurata, a livelli che solo Kubrick è riuscito a raggiungere: in mancanza di uno scenario reale storicamente credibile ha creato, sulla base di lunghe e approfondite ricerche storiche e testimonianze paesane, il suo Schabbach, con un’incredibile maestria artigianale e un’attenzione maniacale ai dettagli.

Quando la macchina da presa, sempre vicina ai soggetti nel raccontare le vicende che si svolgono nel paese, si allontana, abbiamo solo vedute di paesaggi rurali, di campi coltivati a perdita d’occhio  insomma, di “nulla” ci rendiamo conto dell’opera d’arte eccezionale a cui siamo assistendo e abbiamo assistito: Reitz ci ha raccontato l’emigrazione di massa dalla Germania, la Prima Guerra Mondiale, l’ascesa del nazismo e la Seconda Guerra Mondiale, la caduta del Muro di Berlino e la Nuova Germania, arrivando fino alla soglia degli Anni Zero tramite le immagini, certamente forti e al contempo inquiete e aperte al dialogo, di un solo paesino dell’Hunsrück.

“La nave sepolta” e la possibilità di sopravvivere al tempo

Basato sulla vera storia degli scavi di Sutton Hoo e sull’omonimo libro di John Preston, La Nave Sepolta (disponibile su Netflix) è un film crepuscolare, lento e introspettivo, che si concretizza in un racconto corale incentrato sulla memoria che resta dopo la morte o quanto meno sulla sopravvivenza della vita oltre certi limiti del tempo e della storia. Al centro c’è uno scavo archeologico, avvenuto nel Suffolk nel 1939, alle soglie del conflitto mondiale, durante il quale venne ritrovata un’antica nave del VII secolo, sepolcro rituale del Re vichingo Raedwald. Una scoperta straordinaria che permise non solo di riportare a galla un vero e proprio tesoro sepolto, ma anche di far luce su un periodo e una civiltà ritenuta fino ad allora barbara e incivile, priva di cultura e di significative espressioni di arte. Quel tesoro, tenuto nascosto per tutta la durata della guerra all’interno di una stazione della metropolitana di Londra, avrebbe fatto la sua comparsa solo diversi anni più tardi al British Museum, attraverso una donazione della Signora Pretty – interpretata magistralmente nel film da una pacata quanto sofferta Carey Mulligan.

Diretto dal registra australiano Simon Stone con un cast inglese d’eccezione in cui spiccano Ralph Phiennes, Lily James e Johnny Flynn, il film rende omaggio alla cultura e alla storia, intese come dimensioni che dovrebbero essere accessibili a qualunque essere umano e non relegate a un lusso e un privilegio per pochi. Il regista muove così un’efficace quanto sottile critica allo snobismo intellettuale delle istituzioni accademiche e museali, ormai consolidate e retrograde, spocchiosamente ignoranti in tutto il film (incluso il British Museum), incapaci di apprezzare il valore del singolo, come nel caso dell’archeologo autodidatta Basil Brown (Ralph Phiennes), responsabile della scoperta e della datazione della nave, nonché di condividere fino in fondo quella cultura e quel sapere di cui si arrogano il diritto di porsi come detentori e simbolo. Ed è così la vedova Pretty, proprietaria del terreno, a ergersi a vera promotrice della cultura dalle ampie e moderne vedute, decidendo spontaneamente, dopo l’acquisita potestà in tribunale del tesoro ritrovato, di donarlo gratuitamente al British Museum, affinché dopo la guerra possa divenire un motivo di conoscenza, identità e curiosità per l’intera nazione. La Nave Sepolta, film sottilmente rivoluzionario, tratteggia la Signora Pretty come donna femminista ante litteram, e lo stesso vale per Peggy Piggott (Lily James), donna quanto mai esperta nel suo lavoro ma disprezzata e sottovalutata per il suo sesso, rinchiusa in un matrimonio privo di passione con un collega forse omosessuale ma decisa a emanciparsi non solo dimostrando il proprio talento ma scegliendo liberamente di non sottostare più a un’unione infelice e degradante.

Delicato, profondo, ben recitato e moderno, il film fa uso del grandangolo a restituire la gravità della narrazione, indugiando sui vasti orizzonti dai colori caldi e le tinte ocra, crepuscolari, che pervadono un Suffolk incontaminato, vergine, fatto di campi e spazi in cui gente semplice vive lontana da ogni ipocrisia, via dalle presunzioni di una società troppo “imparata”.  La sceneggiatura di Moira Buffini tesse un film di contrasti, in cui i destini dei personaggi si intrecciano in una stessa missione, nella stessa corsa contro il tempo, minata dall’avvicinarsi incombente della guerra e della morte. La morte che, sotto forma di guerra, si avvicina quasi a sfiorare il piccolo gruppo di ricercatori spersi nelle campagne del Suffolk, indulge nella malattia degenerativa della signora Pretty e infine si affaccia nelle sembianze della stessa nave funeraria, strappata alla terra dalle mani esperte del Signor Brown.

Il tema centrale del film è infatti la celebrazione della vita e la possibilità della vita eterna, non in senso strettamente religioso ma in forma più sottile: la scoperta archeologica rappresenta una possibilità, una speranza mai perduta di trascendere o superare il mare del tempo. Ne emerge una riflessione sul valore riscoperto della storia e dell’archeologia come qualcosa di cui l’uomo, al di là della sua caducità, ha sempre fatto parte e sempre ne farà, sin dai tempi delle caverne, divenendo così immortale. All’affacciarsi della guerra, della morte, della perdita, tutti i personaggi sembrano porsi la stessa domanda: cosa rimarrà di me, cosa mi lascerò dietro? L’unica parvenza di risposta concreta pare provenire dal giovane Robert Pretty, il quale, consapevole della malattia della madre, la conduce in un mistico viaggio tra le stelle per farle capire che lei, la Regina della nave, lì dovrà attenderlo, in eterno cristallizzata nella costellazione di Orione. Ma sarà attraverso la scoperta della nave, attraverso il contributo alla storiografia inglese, che i personaggi della Signora Pretty e di Basil Brown vivranno in eterno, i loro nomi incisi sui cartellini del British Museum. 

“La nave sepolta” e la possibilità di sopravvivere al tempo

Basato sulla vera storia degli scavi di Sutton Hoo e sull’omonimo libro di John Preston, La Nave Sepolta (disponibile su Netflix) è un film crepuscolare, lento e introspettivo, che si concretizza in un racconto corale incentrato sulla memoria che resta dopo la morte o quanto meno sulla sopravvivenza della vita oltre certi limiti del tempo e della storia. Al centro c’è uno scavo archeologico, avvenuto nel Suffolk nel 1939, alle soglie del conflitto mondiale, durante il quale venne ritrovata un’antica nave del VII secolo, sepolcro rituale del Re vichingo Raedwald. Una scoperta straordinaria che permise non solo di riportare a galla un vero e proprio tesoro sepolto, ma anche di far luce su un periodo e una civiltà ritenuta fino ad allora barbara e incivile, priva di cultura e di significative espressioni di arte. Quel tesoro, tenuto nascosto per tutta la durata della guerra all’interno di una stazione della metropolitana di Londra, avrebbe fatto la sua comparsa solo diversi anni più tardi al British Museum, attraverso una donazione della Signora Pretty – interpretata magistralmente nel film da una pacata quanto sofferta Carey Mulligan.

Diretto dal registra australiano Simon Stone con un cast inglese d’eccezione in cui spiccano Ralph Phiennes, Lily James e Johnny Flynn, il film rende omaggio alla cultura e alla storia, intese come dimensioni che dovrebbero essere accessibili a qualunque essere umano e non relegate a un lusso e un privilegio per pochi. Il regista muove così un’efficace quanto sottile critica allo snobismo intellettuale delle istituzioni accademiche e museali, ormai consolidate e retrograde, spocchiosamente ignoranti in tutto il film (incluso il British Museum), incapaci di apprezzare il valore del singolo, come nel caso dell’archeologo autodidatta Basil Brown (Ralph Phiennes), responsabile della scoperta e della datazione della nave, nonché di condividere fino in fondo quella cultura e quel sapere di cui si arrogano il diritto di porsi come detentori e simbolo. Ed è così la vedova Pretty, proprietaria del terreno, a ergersi a vera promotrice della cultura dalle ampie e moderne vedute, decidendo spontaneamente, dopo l’acquisita potestà in tribunale del tesoro ritrovato, di donarlo gratuitamente al British Museum, affinché dopo la guerra possa divenire un motivo di conoscenza, identità e curiosità per l’intera nazione. La Nave Sepolta, film sottilmente rivoluzionario, tratteggia la Signora Pretty come donna femminista ante litteram, e lo stesso vale per Peggy Piggott (Lily James), donna quanto mai esperta nel suo lavoro ma disprezzata e sottovalutata per il suo sesso, rinchiusa in un matrimonio privo di passione con un collega forse omosessuale ma decisa a emanciparsi non solo dimostrando il proprio talento ma scegliendo liberamente di non sottostare più a un’unione infelice e degradante.

Delicato, profondo, ben recitato e moderno, il film fa uso del grandangolo a restituire la gravità della narrazione, indugiando sui vasti orizzonti dai colori caldi e le tinte ocra, crepuscolari, che pervadono un Suffolk incontaminato, vergine, fatto di campi e spazi in cui gente semplice vive lontana da ogni ipocrisia, via dalle presunzioni di una società troppo “imparata”.  La sceneggiatura di Moira Buffini tesse un film di contrasti, in cui i destini dei personaggi si intrecciano in una stessa missione, nella stessa corsa contro il tempo, minata dall’avvicinarsi incombente della guerra e della morte. La morte che, sotto forma di guerra, si avvicina quasi a sfiorare il piccolo gruppo di ricercatori spersi nelle campagne del Suffolk, indulge nella malattia degenerativa della signora Pretty e infine si affaccia nelle sembianze della stessa nave funeraria, strappata alla terra dalle mani esperte del Signor Brown.

Il tema centrale del film è infatti la celebrazione della vita e la possibilità della vita eterna, non in senso strettamente religioso ma in forma più sottile: la scoperta archeologica rappresenta una possibilità, una speranza mai perduta di trascendere o superare il mare del tempo. Ne emerge una riflessione sul valore riscoperto della storia e dell’archeologia come qualcosa di cui l’uomo, al di là della sua caducità, ha sempre fatto parte e sempre ne farà, sin dai tempi delle caverne, divenendo così immortale. All’affacciarsi della guerra, della morte, della perdita, tutti i personaggi sembrano porsi la stessa domanda: cosa rimarrà di me, cosa mi lascerò dietro? L’unica parvenza di risposta concreta pare provenire dal giovane Robert Pretty, il quale, consapevole della malattia della madre, la conduce in un mistico viaggio tra le stelle per farle capire che lei, la Regina della nave, lì dovrà attenderlo, in eterno cristallizzata nella costellazione di Orione. Ma sarà attraverso la scoperta della nave, attraverso il contributo alla storiografia inglese, che i personaggi della Signora Pretty e di Basil Brown vivranno in eterno, i loro nomi incisi sui cartellini del British Museum. 

chulas k~land @ Spazio Levante x amareacque | Venice 21/12/2025

here come the psychedelic vibes brought to venice at Spazio Levante. 🔮

thanks to amareacque for hosting us & making everything feel so intimate, and to scafandra for melting their sculptures into our mycelial tulles & unsettling lynchian veils 💜

extra love to sarabe for gifting us her soft and magical mushrooms 🍄🤍

Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit. Ut elit tellus, luctus nec ullamcorper mattis, pulvinar dapibus leo.

Panoramica privacy

About this cookie policy

This Cookie Policy explains what cookies are and how we use them. You should read this policy to understand what cookies are, how we use them, the types of cookies we use i.e, the information we collect using cookies and how that information is used and how to control the cookie preferences. For further information on how we use, store and keep your personal data secure, see our Privacy Policy.

You can at any time change or withdraw your consent from the Cookie Declaration on our website.

Learn more about who we are, how you can contact us and how we process personal data in our Privacy Policy.

Your consent applies to the following domains: www.1977magazine.com

[user_consent_state]

What are cookies ?

Cookies are small text files that are used to store small pieces of information. The cookies are stored on your device when the website is loaded on your browser. These cookies help us make the website function properly, make the website more secure, provide better user experience, and understand how the website performs and to analyze what works and where it needs improvement.

How do we use cookies ?

As most of the online services, our website uses cookies first-party and third-party cookies for a number of purposes. The first-party cookies are mostly necessary for the website to function the right way, and they do not collect any of your personally identifiable data.

The third-party cookies used on our websites are used mainly for understanding how the website performs, how you interact with our website, keeping our services secure, providing advertisements that are relevant to you, and all in all providing you with a better and improved user experience and help speed up your future interactions with our website.

What types of cookies do we use ?

Essential: Some cookies are essential for you to be able to experience the full functionality of our site. They allow us to maintain user sessions and prevent any security threats. They do not collect or store any personal information. For example, these cookies allow you to log-in to your account and add products to your basket and checkout securely.

Statistics: These cookies store information like the number of visitors to the website, the number of unique visitors, which pages of the website have been visited, the source of the visit etc. These data help us understand and analyze how well the website performs and where it needs improvement.

Marketing: Our website displays advertisements. These cookies are used to personalize the advertisements that we show to you so that they are meaningful to you. These cookies also help us keep track of the efficiency of these ad campaigns.

The information stored in these cookies may also be used by the third-party ad providers to show you ads on other websites on the browser as well.

Functional: These are the cookies that help certain non-essential functionalities on our website. These functionalities include embedding content like videos or sharing contents on the website on social media platforms.

Preferences: These cookies help us store your settings and browsing preferences like language preferences so that you have a better and efficient experience on future visits to the website.

[cookie_audit columns=”cookie,description” heading=”The below list details the cookies used in our website.”]

How can I control the cookie preferences ?

Should you decide to change your preferences later through your browsing session, you can click on the “Privacy & Cookie Policy” tab on your screen. This will display the consent notice again enabling you to change your preferences or withdraw your consent entirely.

In addition to this, different browsers provide different methods to block and delete cookies used by websites. You can change the settings of your browser to block/delete the cookies. To find out more out more on how to manage and delete cookies, visit wikipedia.orgwww.allaboutcookies.org.

About Privacy Policy

Informativa Sul Trattamento Dei Dati Personali (Privacy Policy)

L’Associazione 1977, Codice Fiscale 94634500154 in persona del Presidente Christofher Lobraico, con sede in Villasanta (MB), Viale della Vittoria, n. 36, (di seguito anche “1977”), in qualità di titolare del trattamento dei dati personali ai sensi del D.Lgs. 196/2003 e successive modifiche – Codice in materia di protezione dei dati personali (il “Codice”) – e del Regolamento UE 679/2016, applicabile a far data dal 25 maggio 2018 – Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (il “GDPR”) (il Codice ed il GDPR vengono, congiuntamente, definiti la “Normativa Applicabile”) riconosce l’importanza della protezione dei dati personali e considera la relativa tutela uno dei principali obiettivi della propria attività.
Prima di comunicare qualsiasi dato personale, 1977 ti invita a leggere con cura la presente privacy policy, che contiene informazioni importanti sulla tutela dei dati personali e sulle misure di sicurezza adottate per garantirne la relativa riservatezza nel pieno rispetto della Normativa Applicabile (la “Privacy Policy”).
La presente Privacy Policy non è applicabile ad altri siti web eventualmente consultati tramite link esterni; è da intendersi quale informativa resa ai sensi dell’art. 13 della Normativa Applicabile a coloro i quali dovessero interagire con il www.1977magazine.com

 1977 ti informa che il trattamento dei tuoi dati personali sarà improntato ai principi di liceità, correttezza, trasparenza, limitazione delle finalità e della conservazione, minimizzazione dei dati, esattezza, integrità e riservatezza. I tuoi dati personali verranno, pertanto, trattati in accordo alle disposizioni legislative della Normativa Applicabile ed agli obblighi di riservatezza ivi previsti.
Di seguito l’indice della presente Privacy Policy, affinché tu possa facilmente trovare le informazioni inerenti al trattamento dei tuoi dati personali.

Indice.
1. Titolare del trattamento
2. I dati personali oggetto di trattamento
a. Dati di navigazione
b. Dati forniti volontariamente
c. Cookie e tecnologie affini
3. Finalità, base giuridica e natura obbligatoria o facoltativa del trattamento
4. Destinatari
5. Trasferimenti
6. Conservazione dei dati
7. I tuoi diritti
8. Modifiche

1. Titolare del trattamento.

Alla luce della Normativa Applicabile, titolare del trattamento del Sito è 1977.

2. I dati oggetto di trattamento.

Per “Dati Personali” s’intende qualsiasi informazione riguardante una persona fisica identificata e/o identificabile, con particolare riferimento ad un identificativo come il nome, un numero di identificazione, dati relativi all’ubicazione, un identificativo online o ad uno o più elementi caratteristici della sua identità fisica, fisiologica, psichica, economica, culturale o sociale.

I Dati Personali raccolti dal Sito sono i seguenti:

a. Dati di navigazione.
I sistemi informatici del Sito raccolgono alcuni Dati Personali, la cui trasmissione è implicita nell’uso dei protocolli di comunicazione di Internet. Si tratta di informazioni che non sono raccolte per essere associate a te, ma che per loro stessa natura potrebbero, attraverso elaborazioni ed associazioni con dati detenuti da terzi, permettere di identificarti. Tra questi ci sono gli indirizzi IP o i nomi a dominio dei dispositivi utilizzati per connetterti al Sito, gli indirizzi in notazione URI (Uniform ResourceIdentifier) delle risorse richieste, l’orario della richiesta, il metodo utilizzato nel sottoporre la richiesta al server, la dimensione del file ottenuto in risposta, il codice numerico indicante lo stato della risposta data dal server (buon fine, errore, ecc.) ed altri parametri relativi al tuo sistema operativo e ambiente informatico.
Questi dati vengono utilizzati al fine di ricavare informazioni statistiche anonime sull’uso del Sito e per controllarne il corretto funzionamento; per permettere – vista l’architettura dei sistemi utilizzati – la corretta erogazione delle varie funzionalità da te richieste, per ragioni di sicurezza e di accertamento di responsabilità in caso di ipotetici reati informatici ai danni del Sito o di terzi e vengono cancellati dopo 7 giorni.

b. Dati forniti volontariamente.
Attraverso il Sito www.1977magazine.com, hai la possibilità di fornire volontariamente Dati Personali come il nome e l’indirizzo e-mail per contattare 1977  attraverso il form “Contatti”.
1977 tratterà questi dati nel rispetto della Normativa Applicabile, assumendo che siano riferiti a te o a terzi soggetti che ti hanno espressamente autorizzato a conferirli in base ad un’idonea base giuridica che legittima il trattamento dei dati in questione. Rispetto a tali ipotesi, ti poni come autonomo titolare del trattamento, assumendoti tutti gli obblighi e le responsabilità di legge. In tal senso, conferisci sul punto la più ampia manleva rispetto ad ogni contestazione, pretesa, richiesta di risarcimento del danno da trattamento, etc. che dovesse pervenire a 1977 da terzi soggetti i cui Dati Personali siano stati trattati attraverso il tuo utilizzo del Sito in violazione della Normativa Applicabile.

c. Cookie e tecnologie affini.
1977 raccoglie Dati Personali attraverso cookies. E ciò con la espressa finalità di offrire una migliore esperienza di navigazione, oltre alle ulteriori finalità descritte nel presente documento e nella Cookie Policy.

3. Finalità, base giuridica e natura obbligatoria o facoltativa del trattamento.

I Dati Personali che fornisci attraverso il Sito saranno trattati da 1977per le seguenti finalità:
a) finalità inerenti l’esecuzione di un contratto di cui sei parte o all’esecuzione di misure precontrattuali adottate su tua richiesta;
b) finalità di ricerche/analisi statistiche su dati aggregati o anonimi, senza dunque possibilità di identificare l’utente, volti a misurare il funzionamento del Sito, misurare il traffico e valutare usabilità e interesse;
c) finalità relative all’adempimento di un obbligo legale al quale 1977 è soggetta;
d) finalità necessarie ad accertare, esercitare o difendere un diritto in sede giudiziaria o ogniqualvolta le autorità giurisdizionali esercitino le loro funzioni giurisdizionali;
La base legale del trattamento di Dati Personali per le finalità di cui al punto a) è l’erogazione di un servizio o il riscontro ad una richiesta che non richiedano il consenso ai sensi della Normativa Applicabile.
La finalità di cui al punto b) non comporta il trattamento di Dati Personali, mentre la finalità di cui al punto d) rappresenta un trattamento legittimo di Dati Personali ai sensi della Normativa Applicabile in quanto, una volta conferiti i Dati Personali, il trattamento è necessario per adempiere ad un obbligo di legge a cui 1977 è soggetto.
Il conferimento dei tuoi Dati Personali per la finalità sopra elencate è facoltativo, ma il loro eventuale mancato conferimento potrebbe rendere impossibile riscontrare una tua richiesta o adempiere ad un obbligo legale a cui 1977 è soggetto.

4. Destinatari.

I tuoi Dati Personali potranno essere condivisi, per le finalità specificate al punto 3, con:
a. soggetti necessari per l’erogazione dei servizi offerti dal Sito, tra cui a titolo esemplificativo, l’invio di e-mail e l’analisi del funzionamento del Sito che agiscono tipicamente in qualità di responsabili del trattamento di 1977 ;
b. persone autorizzate da 1977 al trattamento dei Dati Personali che si siano impegnate alla riservatezza o abbiano un adeguato obbligo legale di riservatezza, quali dipendenti e collaboratori (a. e b. sono, collettivamente, definiti i “Destinatari”);
c. autorità giurisdizionali nell’esercizio delle loro funzioni quando richiesto dalla Normativa Applicabile.

5. Trasferimenti.

1977 assicura che il trattamento elettronico e cartaceo dei tuoi Dati Personali avviene nel rispetto della Normativa Applicabile. Eventuali trasferimenti si baseranno alternativamente su una decisione di adeguatezza o sulle Standard Model Clauses approvate dalla Commissione Europea. 

6. Conservazione dei dati.

1977 tratterà i tuoi Dati Personali per il tempo strettamente necessario a raggiungere gli scopi indicati al punto 3. 
1977 in ogni caso, tratterà i tuoi Dati Personali fino al tempo permesso dalla legge Italiana a tutela dei propri interessi (Art. 2947(1)(3) Codice Civile). 

7. I tuoi diritti.

Nei limiti della Normativa Applicabile, hai il diritto di chiedere a 1977 in qualunque momento, l’accesso ai tuoi Dati Personali, la rettifica o la cancellazione degli stessi o di opporti al loro trattamento, la limitazione del trattamento nonché di ottenere in un formato strutturato, di uso comune e leggibile da dispositivo automatico i dati che ti riguardano.
Le richieste vanno rivolte via e-mail all’indirizzo: info@1977magazine.com 
Ai sensi della Normativa Applicabile, hai in ogni caso il diritto di proporre reclamo all’autorità di controllo competente (i.e. “Garante per la Protezione dei Dati Personali”) qualora ritenessi che il trattamento dei tuoi Dati Personali sia contrario alla normativa vigente.

8. Modifiche.

La presente Privacy Policy è in vigore dal giorno 25 maggio 2018. 
1977 si riserva di modificarne o semplicemente aggiornarne il contenuto, in parte o completamente, anche a causa di variazioni della Normativa Applicabile. 
1977 ti informerà di tali variazioni non appena verranno introdotte e saranno vincolanti non appena pubblicate sul Sito.
1977 ti invita, quindi, a visitare con regolarità questa sezione per prendere cognizione della più recente ed aggiornata versione della Privacy Policy in modo che tu sia sempre aggiornato sui dati raccolti e sull’uso che ne fa 1977.