20 film queer per celebrare il Pride Month

In un’epoca come la nostra, di grandi rivolgimenti e altrettanto grandi opposizioni e conquiste, emerge però una profonda contraddizione: una società che si professa aperta e progressista ma manifesta atteggiamenti conservatori, spesso anche in modalità violente, come conseguenza di un’incapacità ad accettare i mutamenti, il “diverso” e la pluralità di voci. Questo è il mese in cui si lotta contro tutto questo, e si grida: sii ciò che sei e sentiti libero di esserlo.

Per questo abbiamo selezionato 20 film che raccontano un’umanità rimasta invisibile per troppo tempo, soprattutto sul grande schermo, e che negli ultimi anni trova finalmente una rappresentazione stratificata e credibile, al di là dei soliti stereotipi.

Comizi d’Amore, Pier Paolo Pasolini, Italia, 1964

Nell’estate del 1963 Pasolini, microfono alla mano, gira la penisola per interrogare italiani di diversa età, estrazione sociale e culturale sul loro rapporto con la sfera sessuale. Comizi d’amore è uno dei primi documentari che affronta temi lasciati ai margini dalla società democristiana di allora, uno su tutto l’omosessualità, offrendo uno specchio finalmente verosimile dell’Italia del tempo, senza il velo del politicamente corretto e del conservatorismo andreottiano.
Puoi vedere il film integrale direttamente su YouTube.

The Times of Harvey Milk, Rob Epstein, USA, 1984

Harvey Milk è stato uno dei primi uomini apertamente omosessuali a venire eletto per una carica pubblica negli Stati Uniti. Nello specifico, fu il primo consigliere comunale gay nella storia di San Francisco, e riuscì a cambiare profondamente la città. Attivo negli anni ’70, lotta strenuamente e ottiene alcune importanti vittorie civili, come la possibilità per gli omosessuali di insegnare nelle scuole della California. Morì a soli 48 ani, assassinato all’interno del Municipio insieme al sindaco di San Francisco, George Moscone, dall’ex consigliere comunale Dan White. Attraverso questo documentario potrete conoscere il suo operato, le sue conquiste, le sue azioni di attivismo, il suo ruolo nella politica e comprendere com’era la vita quotidiana della comunità LGBTQ+ in un’America intollerante. La sua storia viene narrata qualche anno dopo anche da Gus Van Sant, nel biopic Milk, interpretato da Sean Penn. Un film drammatico dallo sfondo politico e storico che trasmette un messaggio di grande positività e speranza.

Cuori nel deserto, Donna Deitch, USA, 1985

Vivianne Bell è una professoressa universitaria di New York che si reca in Nevada per seguire la pratica del suo divorzio, vivendo in una stanza in affitto nel ranch della signora Frances Parker. Qui incontra Cay, la sua figliastra, giovane e disinibita ragazza lesbica, nonostante la chiusura della cittadina in cui vivono. Questo cult degli anni ’80 narra la dinamica tra le due ragazze secondo gli stilemi del genere sentimentale, normalizzando il loro rapporto attraverso un’introspezione onesta e mai feticizzata. Più che un film LGBT, Cuori nel deserto è un film su una storia d’amore, con tutti i suoi ostacolo, i suoi drammi e le sue gioie. 

Tutto su mia madre, Pedro Almodóvar, Spagna, 1999

Manuela deve affrontare un lutto apparentemente impossibile da superare, mentre cerca il suo ex marito, la transessuale Lola, in una Barcellona maledetta, che non sembra lasciare spazio per il riscatto a chi tenta disperatamente di intraprendere una vita diversa. Con pochi personaggi e un mix surreale di tragico e comico, il film ritrae un’intera comunità, quella transessuale, con tutte le difficoltà che deve affrontare all’interno di una società ancora conservatrice e chiusa.

Weekend, Andrew Haigh, UK, 2011

Il regista di 45 anni Andrew Haigh conferma con Weekend la sua capacità introspettiva eccezionale, facendo emergere in modo delicato e spontaneo l’interiorità dei due protagonisti. Russell e Glen vivono quasi per caso una relazione breve e intensissima, che si traduce in gesti ed espressioni accennati ma eloquenti: timidi sorrisi, sguardi sfuggenti e mani sfiorate esprimono più di lunghi discorsi; è un continuo sondarsi a vicenda, ora con le parole, ora con il corpo. Il loro amore, limitato a un solo weekend, porta i protagonisti a vivere con estrema intensità ogni istante in un rendez-vous di emozioni che dilata il tempo loro concesso: non è la durata di una relazione a definirne lo statuto, non vi sono convenzioni che conferiscano legittimità a un rapporto sentimentale.

Pride, Matthew Warchus, UK, 2014

Galles, estate 1984. Un gruppo della comunità omosessuale londinese decide di sostenere l’Unione Nazionale Minatori durante lo strike, iniziando una lotta contro l’allora primo ministro Margaret Thatcher e una Gran Bretagna non ancora pronta a includerli. Il film racconta i fatti realmente accaduti allora, che fanno da sfondo alla nascita del marcia del Pride, che oggi tutti conosciamo: la prima avvenne propri a Londra nel 1985, dove, al fianco della comunità gay londinese, si schierò anche il sindacato dei minatori.

Stonewall, Roland Emmerich, USA, 2015

Danny è omosessuale ed è innamorato di Joe. Ma quando il padre lo scopre, viene cacciato di casa. Il ragazzo inizia così a lavorare per il locale Stonewall Inn, a New York. Questa storia finzionale è il pretesto con cui Rolland Emmerich racconta le vicende realmente accadute e note come “moti di Stonewall”, ossia i violenti sconti che videro contrapposti la comunità omosessuale newyorkese e la polizia, dopo l’irruzione di quest’ultima nel noto bar. A questo momento di rottura viene simbolicamente ricondotta la nascita del movimento di liberazione omosessuale in tutto il mondo. 

Torri, checche e tortellini, Andrea Adriatico, Italia, 2015

“Torri, Tette e Tortellini” sono le tre “T” di Bologna, uno slogan adottato per indicare i tre punti di forza della città. Ma c’è stato un momento, nella storia del capoluogo emiliano a cavallo tra gli anni ’70 e gli ’80, in cui una delle “T” è diventata una “C”, trasformando lo slogan in un’espressione, oltre che di bellezza, di libertà. Il docufilm di Andrea Adriatico. Torri, Checche e Tortellini – Appunti per una storia senza storia dell’omosessualità del ’900 restituisce proprio questo incredibile pezzo di storia italiana: la nascita del primo centro LGBT in Italia.⁣ A raccontarlo sono le persone che l’hanno vissuta in prima linea, ognuno con una storia diversa eppure tutti uniti da un luogo che non è solo fisico, ma soprattutto mentale: il Cassero di Porta Saragozza (attualmente situato in un’altra sede). Tra loro ci sono anche due figure simbolo della lotta per la liberazione omosessuale: lo scrittore e attivista, Mario Mieli e il libraio, giornalista e scrittore dell’élite intellettuale bolognese Roberto Roversi.⁣

Mademoiselle, Park Chan-wook, Corea del Sud, 2016

Hideko è una ragazza solitaria, rimasta orfana e con una grande eredità da gestire. Sook-hee è una giovane borseggiatrice che lavora per lei come domestica. Uscito in Italia solo nel 2019, Mademoiselle racconta una storia d’amore che si snoda in una paradossale temporalità senza tempo, fluida, fatta di ricordi, punti di vista e inganni.

Quando hai 17 anni, André Téchiné, Francia, 2016

Damien e Tom sono due adolescenti in continua lite tra loro, a scuola e fuori, che si ritrovano a vivere sotto lo stesso tetto e a dover quindi scendere a patti con l’astio reciproco. Per certi aspetti, potrebbe essere considerato una versione francese di Chiamami col tuo nome: la vita adolescenziale, con i suoi tormenti e le sue tempeste ormonali, è rappresentata con credibilità e sentimento.

Una donna fantastica, Sebástiao Lelio, Cile, 2017

Marina Vidal (Daniela Vega) è donna transgender ancora in fase di passaggio fisico e giuridico, ed è la protagonista del film. Il suo corpo disturba la società perbenista in cui vive, in particolare la famiglia del suo compagno, morto improvvisamente. L’odio, il risentimento e la necessità di trovare un capro espiatorio di un lutto immotivato si scagliano brutalmente su Marina, considerata una mera “perversione”, un corpo estraneo, che terrorizza e mette in crisi, in quanto rifugge ogni definizione e attira su di sé la violenta frustrazione di chi necessita di “normalizzare” e catalogare l’intero mondo.

Disobedience, Sebástiao Lelio, USA, 2017

La fotografa Ronit (Rachel Weisz), trasferitasi a New York da tempo, torna a Londra per il funerale del padre, il rabbino Rav, e si trova a dover affrontare gli sguardi severi dei membri della comunità ebraica ortodossa in cui è cresciuta e dalla quale era fuggita anni prima e che ora la disprezza. Tra lei, Esti (Rachel McAdams) e Dovid (Alessandro Nivola) era nata tanti anni fa un’amicizia ancora forte. È passato molto tempo da quando trascorrevano le loro giornate insieme, ma i tre sono sempre i ragazzi di allora, e l’irresistibile attrazione fra Romit e Esti costituisce il cuore pulsante del film, un desiderio trattenuto troppo a lungo che implode all’improvviso e si posa su sorrisi appena accennati, sguardi di sfuggita e gesti quasi impercettibili, carico di una passione fortissima che si illumina in mezzo al triste grigiore circostante. 

120 battiti al minuto, Robin Campillo, Francia, 2017

Gli anni ’90 sono stati gli anni delle grandi conquiste dei diritti civili, grazie alla nascita di associazioni come Act Up-Paris, ente francese che promuove la lotta contro l’AIDS. Robin Campillo lo celebra raccontandone successi e drammi, attraverso il punto di vista di due ragazzi che questa battaglia l’hanno vissuta sulla loro pelle. Una battaglia contro l’indifferenza generalizzata, contro le discriminazioni, contro un nemico invisibile chiamato conservatorismo e contro una società cieca.

Girl, Lukas Dhont, Belgio, 2018

Girl, avvolgente e personale, trascina lo spettatore nel mezzo delle inquietudini adolescenziali di Lara (Victor Polster), un’aspirante ballerina nata in un corpo maschile che, in piena fase adolescenziale, vive nel limbo di un corpo sempre più femminile, in attesa del giorno in cui potrà operarsi e riconoscersi finalmente nel proprio aspetto. Girl si muove sulle corde di quest’ambiguità non solo del corpo di Lara, ma anche dei suoi compagni e delle sue compagne, alcuni dalle forme ancora ibride e poco delineate come le sue, altri femminili e formosi, sui quali la macchina da presa si sofferma a lungo, facendosi espressione del bruciante desiderio di Lara di essere una di loro. Il vero protagonista del film è il corpo.

Knife+Heart, Yann Gonzalez, Francia, 2018

Caotico (in senso buono) omaggio francese al cinema degli anni ’70, tra giallo, noir, poliziesco, pulp ed erotico, il film narra la storia personale di una regista parigina di cinema porno gay, Anne, alle prese con la rottura con la fidanzata di una vita. Questa vicenda si intreccia a una serie di omicidi a catena che coinvolgono alcuni attori dei film di Anne, che gettano paure e inquietudini sui membri dello staff.

Zen – Sul ghiaccio sottile, Margherita Ferri, Italia, 2018

Ambientato sull’Appennino emiliano nel difficile contesto di un liceo di provincia, Zen – Sul ghiaccio sottile è un intimo film di formazione che percorre la ricerca di sé e il cammino verso l’auconsapevolezza da parte di Maia, giovane promessa dell’hockey. Il corpo come complesso luogo del sé, che inevitabilmente passa attraverso l’inafferrabililità dell’Altro, il confronto con i pari, la definizione del proprio desiderio e l’accettazione di questo. Scardinando luoghi comuni con un respiro autoriale, il film di Margherita Ferri entra in profondità, grazie anche alla naturale interpretazione dell’esordiente Eleonora Conti, le cui movenze, dialoghi ed espressività trasmettono tutta la delicatezza e le sfaccettature del suo personaggio.

Ema, Pablo Larraín, Cile, 2019

Ema è un film che mette sul piatto la necessità di rappresentare una femminilità tossica, dopo aver ampiamente sdoganato una mascolinità di quel segno: una protagonista piromane e che esercita il suo potere abusivo attraverso le armi femminili della seduttività, una sessualità fluida, un’indipendenza ai limiti dell’aridità e un’ode alla distruttività che ogni forma di amore si porta dietro. Questa la merce sul piatto di Ema, un film davanti a cui non si rimane indifferenti: la figura femminile che si costruisce attraverso estetiche da videoclip, decostruzioni temporali, capelli mascolini biondo platino tutti all’indietro e dialoghi pieni del veleno di un amore finito e di un trauma da elaborare è un ritratto di un erotismo femminile che guarda al futuro.

Ritratto della giovane in fiamme, Céline Sciamma, Francia, 2019

L’amore raccontato da Ritratto della giovane in fiamme nasce dall’osservazione, dal fascino per i dettagli impercettibili; un amore prima di tutto intellettuale ma che freme per diventare esplodere nella fisicità, e quando lo fa è di una tale potenza che non può fare a meno di durare tutta una vita. Le interpretazioni di un cast quasi esclusivamente femminile, salvo qualche comparsa all’inizio e alla fine del film, riescono a trasmettere con potenza straziante tutto quel non detto e tutta quella voglia di libertà, di possibilità che muove le protagoniste e le porta a vivere per qualche giorno, fra la spiaggia e le mura di un palazzo, nel loro mondo ideale, ritagliandosi un raro spazio spazio di vita vera.

So Pretty, Jessie Jeffrey Dunn Rovinelli, USA, 2019

So Pretty ritrae quattro giovani queer di una comunità poliamorosa di New York, che esplora le nuove possibilità “dell’insiemità” (coupledom o togetherness), proponendo un diverso modo di pensare l’amore e la cura reciproca. L’amore è un elemento strutturale di ogni società, dunque apportare un cambiamento nel modo di pensare e vivere l’amore (e di conseguenza l’insieme) implica una trasformazione anche della società.
Lo puoi guardare online qui.

Buck, Elegance Bratton e Jovan James, USA, 2020

Elegance Brattone a 16 anni viene cacciato di casa dalla madre dopo aver fatto coming out, e nella sua carriera dirigerà documentari e fiction per riflettere sullo scontro tra aspettative della società e libertà individuale. Il protagonista del film sente la necessità di esplorare la propria sessualità senza giudizi né costrizioni, nel tentativo di uscire da una spirale di depressione e demotivazione. Arriva così a sperimentare ciò che di più lontano ci fosse dalla sua precedente vita limitata, per poi rendersi il conto che non è questa la soluzione adatta a lui, né che gli permetterà di risolvere i suoi problemi. Si tratta solo di un mero diversivo per mettere a tacere un dolore che continua a tormentarlo.

La Redazione

“La nave sepolta” e la possibilità di sopravvivere al tempo

Basato sulla vera storia degli scavi di Sutton Hoo e sull’omonimo libro di John Preston, La Nave Sepolta (disponibile su Netflix) è un film crepuscolare, lento e introspettivo, che si concretizza in un racconto corale incentrato sulla memoria che resta dopo la morte o quanto meno sulla sopravvivenza della vita oltre certi limiti del tempo e della storia. Al centro c’è uno scavo archeologico, avvenuto nel Suffolk nel 1939, alle soglie del conflitto mondiale, durante il quale venne ritrovata un’antica nave del VII secolo, sepolcro rituale del Re vichingo Raedwald. Una scoperta straordinaria che permise non solo di riportare a galla un vero e proprio tesoro sepolto, ma anche di far luce su un periodo e una civiltà ritenuta fino ad allora barbara e incivile, priva di cultura e di significative espressioni di arte. Quel tesoro, tenuto nascosto per tutta la durata della guerra all’interno di una stazione della metropolitana di Londra, avrebbe fatto la sua comparsa solo diversi anni più tardi al British Museum, attraverso una donazione della Signora Pretty – interpretata magistralmente nel film da una pacata quanto sofferta Carey Mulligan.

Diretto dal registra australiano Simon Stone con un cast inglese d’eccezione in cui spiccano Ralph Phiennes, Lily James e Johnny Flynn, il film rende omaggio alla cultura e alla storia, intese come dimensioni che dovrebbero essere accessibili a qualunque essere umano e non relegate a un lusso e un privilegio per pochi. Il regista muove così un’efficace quanto sottile critica allo snobismo intellettuale delle istituzioni accademiche e museali, ormai consolidate e retrograde, spocchiosamente ignoranti in tutto il film (incluso il British Museum), incapaci di apprezzare il valore del singolo, come nel caso dell’archeologo autodidatta Basil Brown (Ralph Phiennes), responsabile della scoperta e della datazione della nave, nonché di condividere fino in fondo quella cultura e quel sapere di cui si arrogano il diritto di porsi come detentori e simbolo. Ed è così la vedova Pretty, proprietaria del terreno, a ergersi a vera promotrice della cultura dalle ampie e moderne vedute, decidendo spontaneamente, dopo l’acquisita potestà in tribunale del tesoro ritrovato, di donarlo gratuitamente al British Museum, affinché dopo la guerra possa divenire un motivo di conoscenza, identità e curiosità per l’intera nazione. La Nave Sepolta, film sottilmente rivoluzionario, tratteggia la Signora Pretty come donna femminista ante litteram, e lo stesso vale per Peggy Piggott (Lily James), donna quanto mai esperta nel suo lavoro ma disprezzata e sottovalutata per il suo sesso, rinchiusa in un matrimonio privo di passione con un collega forse omosessuale ma decisa a emanciparsi non solo dimostrando il proprio talento ma scegliendo liberamente di non sottostare più a un’unione infelice e degradante.

Delicato, profondo, ben recitato e moderno, il film fa uso del grandangolo a restituire la gravità della narrazione, indugiando sui vasti orizzonti dai colori caldi e le tinte ocra, crepuscolari, che pervadono un Suffolk incontaminato, vergine, fatto di campi e spazi in cui gente semplice vive lontana da ogni ipocrisia, via dalle presunzioni di una società troppo “imparata”.  La sceneggiatura di Moira Buffini tesse un film di contrasti, in cui i destini dei personaggi si intrecciano in una stessa missione, nella stessa corsa contro il tempo, minata dall’avvicinarsi incombente della guerra e della morte. La morte che, sotto forma di guerra, si avvicina quasi a sfiorare il piccolo gruppo di ricercatori spersi nelle campagne del Suffolk, indulge nella malattia degenerativa della signora Pretty e infine si affaccia nelle sembianze della stessa nave funeraria, strappata alla terra dalle mani esperte del Signor Brown.

Il tema centrale del film è infatti la celebrazione della vita e la possibilità della vita eterna, non in senso strettamente religioso ma in forma più sottile: la scoperta archeologica rappresenta una possibilità, una speranza mai perduta di trascendere o superare il mare del tempo. Ne emerge una riflessione sul valore riscoperto della storia e dell’archeologia come qualcosa di cui l’uomo, al di là della sua caducità, ha sempre fatto parte e sempre ne farà, sin dai tempi delle caverne, divenendo così immortale. All’affacciarsi della guerra, della morte, della perdita, tutti i personaggi sembrano porsi la stessa domanda: cosa rimarrà di me, cosa mi lascerò dietro? L’unica parvenza di risposta concreta pare provenire dal giovane Robert Pretty, il quale, consapevole della malattia della madre, la conduce in un mistico viaggio tra le stelle per farle capire che lei, la Regina della nave, lì dovrà attenderlo, in eterno cristallizzata nella costellazione di Orione. Ma sarà attraverso la scoperta della nave, attraverso il contributo alla storiografia inglese, che i personaggi della Signora Pretty e di Basil Brown vivranno in eterno, i loro nomi incisi sui cartellini del British Museum. 

“La nave sepolta” e la possibilità di sopravvivere al tempo

Basato sulla vera storia degli scavi di Sutton Hoo e sull’omonimo libro di John Preston, La Nave Sepolta (disponibile su Netflix) è un film crepuscolare, lento e introspettivo, che si concretizza in un racconto corale incentrato sulla memoria che resta dopo la morte o quanto meno sulla sopravvivenza della vita oltre certi limiti del tempo e della storia. Al centro c’è uno scavo archeologico, avvenuto nel Suffolk nel 1939, alle soglie del conflitto mondiale, durante il quale venne ritrovata un’antica nave del VII secolo, sepolcro rituale del Re vichingo Raedwald. Una scoperta straordinaria che permise non solo di riportare a galla un vero e proprio tesoro sepolto, ma anche di far luce su un periodo e una civiltà ritenuta fino ad allora barbara e incivile, priva di cultura e di significative espressioni di arte. Quel tesoro, tenuto nascosto per tutta la durata della guerra all’interno di una stazione della metropolitana di Londra, avrebbe fatto la sua comparsa solo diversi anni più tardi al British Museum, attraverso una donazione della Signora Pretty – interpretata magistralmente nel film da una pacata quanto sofferta Carey Mulligan.

Diretto dal registra australiano Simon Stone con un cast inglese d’eccezione in cui spiccano Ralph Phiennes, Lily James e Johnny Flynn, il film rende omaggio alla cultura e alla storia, intese come dimensioni che dovrebbero essere accessibili a qualunque essere umano e non relegate a un lusso e un privilegio per pochi. Il regista muove così un’efficace quanto sottile critica allo snobismo intellettuale delle istituzioni accademiche e museali, ormai consolidate e retrograde, spocchiosamente ignoranti in tutto il film (incluso il British Museum), incapaci di apprezzare il valore del singolo, come nel caso dell’archeologo autodidatta Basil Brown (Ralph Phiennes), responsabile della scoperta e della datazione della nave, nonché di condividere fino in fondo quella cultura e quel sapere di cui si arrogano il diritto di porsi come detentori e simbolo. Ed è così la vedova Pretty, proprietaria del terreno, a ergersi a vera promotrice della cultura dalle ampie e moderne vedute, decidendo spontaneamente, dopo l’acquisita potestà in tribunale del tesoro ritrovato, di donarlo gratuitamente al British Museum, affinché dopo la guerra possa divenire un motivo di conoscenza, identità e curiosità per l’intera nazione. La Nave Sepolta, film sottilmente rivoluzionario, tratteggia la Signora Pretty come donna femminista ante litteram, e lo stesso vale per Peggy Piggott (Lily James), donna quanto mai esperta nel suo lavoro ma disprezzata e sottovalutata per il suo sesso, rinchiusa in un matrimonio privo di passione con un collega forse omosessuale ma decisa a emanciparsi non solo dimostrando il proprio talento ma scegliendo liberamente di non sottostare più a un’unione infelice e degradante.

Delicato, profondo, ben recitato e moderno, il film fa uso del grandangolo a restituire la gravità della narrazione, indugiando sui vasti orizzonti dai colori caldi e le tinte ocra, crepuscolari, che pervadono un Suffolk incontaminato, vergine, fatto di campi e spazi in cui gente semplice vive lontana da ogni ipocrisia, via dalle presunzioni di una società troppo “imparata”.  La sceneggiatura di Moira Buffini tesse un film di contrasti, in cui i destini dei personaggi si intrecciano in una stessa missione, nella stessa corsa contro il tempo, minata dall’avvicinarsi incombente della guerra e della morte. La morte che, sotto forma di guerra, si avvicina quasi a sfiorare il piccolo gruppo di ricercatori spersi nelle campagne del Suffolk, indulge nella malattia degenerativa della signora Pretty e infine si affaccia nelle sembianze della stessa nave funeraria, strappata alla terra dalle mani esperte del Signor Brown.

Il tema centrale del film è infatti la celebrazione della vita e la possibilità della vita eterna, non in senso strettamente religioso ma in forma più sottile: la scoperta archeologica rappresenta una possibilità, una speranza mai perduta di trascendere o superare il mare del tempo. Ne emerge una riflessione sul valore riscoperto della storia e dell’archeologia come qualcosa di cui l’uomo, al di là della sua caducità, ha sempre fatto parte e sempre ne farà, sin dai tempi delle caverne, divenendo così immortale. All’affacciarsi della guerra, della morte, della perdita, tutti i personaggi sembrano porsi la stessa domanda: cosa rimarrà di me, cosa mi lascerò dietro? L’unica parvenza di risposta concreta pare provenire dal giovane Robert Pretty, il quale, consapevole della malattia della madre, la conduce in un mistico viaggio tra le stelle per farle capire che lei, la Regina della nave, lì dovrà attenderlo, in eterno cristallizzata nella costellazione di Orione. Ma sarà attraverso la scoperta della nave, attraverso il contributo alla storiografia inglese, che i personaggi della Signora Pretty e di Basil Brown vivranno in eterno, i loro nomi incisi sui cartellini del British Museum. 

chulas k~land @ Spazio Levante x amareacque | Venice 21/12/2025

here come the psychedelic vibes brought to venice at Spazio Levante. 🔮

thanks to amareacque for hosting us & making everything feel so intimate, and to scafandra for melting their sculptures into our mycelial tulles & unsettling lynchian veils 💜

extra love to sarabe for gifting us her soft and magical mushrooms 🍄🤍

Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit. Ut elit tellus, luctus nec ullamcorper mattis, pulvinar dapibus leo.

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1977 raccoglie Dati Personali attraverso cookies. E ciò con la espressa finalità di offrire una migliore esperienza di navigazione, oltre alle ulteriori finalità descritte nel presente documento e nella Cookie Policy.

3. Finalità, base giuridica e natura obbligatoria o facoltativa del trattamento.

I Dati Personali che fornisci attraverso il Sito saranno trattati da 1977per le seguenti finalità:
a) finalità inerenti l’esecuzione di un contratto di cui sei parte o all’esecuzione di misure precontrattuali adottate su tua richiesta;
b) finalità di ricerche/analisi statistiche su dati aggregati o anonimi, senza dunque possibilità di identificare l’utente, volti a misurare il funzionamento del Sito, misurare il traffico e valutare usabilità e interesse;
c) finalità relative all’adempimento di un obbligo legale al quale 1977 è soggetta;
d) finalità necessarie ad accertare, esercitare o difendere un diritto in sede giudiziaria o ogniqualvolta le autorità giurisdizionali esercitino le loro funzioni giurisdizionali;
La base legale del trattamento di Dati Personali per le finalità di cui al punto a) è l’erogazione di un servizio o il riscontro ad una richiesta che non richiedano il consenso ai sensi della Normativa Applicabile.
La finalità di cui al punto b) non comporta il trattamento di Dati Personali, mentre la finalità di cui al punto d) rappresenta un trattamento legittimo di Dati Personali ai sensi della Normativa Applicabile in quanto, una volta conferiti i Dati Personali, il trattamento è necessario per adempiere ad un obbligo di legge a cui 1977 è soggetto.
Il conferimento dei tuoi Dati Personali per la finalità sopra elencate è facoltativo, ma il loro eventuale mancato conferimento potrebbe rendere impossibile riscontrare una tua richiesta o adempiere ad un obbligo legale a cui 1977 è soggetto.

4. Destinatari.

I tuoi Dati Personali potranno essere condivisi, per le finalità specificate al punto 3, con:
a. soggetti necessari per l’erogazione dei servizi offerti dal Sito, tra cui a titolo esemplificativo, l’invio di e-mail e l’analisi del funzionamento del Sito che agiscono tipicamente in qualità di responsabili del trattamento di 1977 ;
b. persone autorizzate da 1977 al trattamento dei Dati Personali che si siano impegnate alla riservatezza o abbiano un adeguato obbligo legale di riservatezza, quali dipendenti e collaboratori (a. e b. sono, collettivamente, definiti i “Destinatari”);
c. autorità giurisdizionali nell’esercizio delle loro funzioni quando richiesto dalla Normativa Applicabile.

5. Trasferimenti.

1977 assicura che il trattamento elettronico e cartaceo dei tuoi Dati Personali avviene nel rispetto della Normativa Applicabile. Eventuali trasferimenti si baseranno alternativamente su una decisione di adeguatezza o sulle Standard Model Clauses approvate dalla Commissione Europea. 

6. Conservazione dei dati.

1977 tratterà i tuoi Dati Personali per il tempo strettamente necessario a raggiungere gli scopi indicati al punto 3. 
1977 in ogni caso, tratterà i tuoi Dati Personali fino al tempo permesso dalla legge Italiana a tutela dei propri interessi (Art. 2947(1)(3) Codice Civile). 

7. I tuoi diritti.

Nei limiti della Normativa Applicabile, hai il diritto di chiedere a 1977 in qualunque momento, l’accesso ai tuoi Dati Personali, la rettifica o la cancellazione degli stessi o di opporti al loro trattamento, la limitazione del trattamento nonché di ottenere in un formato strutturato, di uso comune e leggibile da dispositivo automatico i dati che ti riguardano.
Le richieste vanno rivolte via e-mail all’indirizzo: info@1977magazine.com 
Ai sensi della Normativa Applicabile, hai in ogni caso il diritto di proporre reclamo all’autorità di controllo competente (i.e. “Garante per la Protezione dei Dati Personali”) qualora ritenessi che il trattamento dei tuoi Dati Personali sia contrario alla normativa vigente.

8. Modifiche.

La presente Privacy Policy è in vigore dal giorno 25 maggio 2018. 
1977 si riserva di modificarne o semplicemente aggiornarne il contenuto, in parte o completamente, anche a causa di variazioni della Normativa Applicabile. 
1977 ti informerà di tali variazioni non appena verranno introdotte e saranno vincolanti non appena pubblicate sul Sito.
1977 ti invita, quindi, a visitare con regolarità questa sezione per prendere cognizione della più recente ed aggiornata versione della Privacy Policy in modo che tu sia sempre aggiornato sui dati raccolti e sull’uso che ne fa 1977.