Le maschere di Clint Eastwood

Click here to read the English version.


Nonostante il consenso quasi unanime che riscuote oggi, la monumentale figura artistica di Clint Eastwood è stata forgiata dal fuoco di molteplici stroncature, rimproveri di stampo morale e critiche radicali all’impianto ideologico di molte delle sue opere. Dal suo esordio infatti, la carriera di Eastwood si è posta fuori asse rispetto ai tempi liberal che correvano negli Stati Uniti tra gli anni ‘60 e ‘70 e per questo è stata da subito osteggiata, respinta e incompresa. Molta critica non ha esitato ad attribuire all’attore giudizi superficiali ed etichette semplicistiche, affibbiandogli un’immagine pubblica che presto gli risulta opprimente, odiosa. Proprio dalla lotta incessante contro le maschere attribuitegli di volta in volta si origina il percorso artistico di Clint Eastwood: ogni minaccia di irrigidimento in personaggi fissi diventa per lui uno stimolo a distruggerli uno per uno, a farli esplodere dal loro interno, procedendo con moto oscillante tra costruzione e decostruzione dei ruoli che interpreta.

Il primo ruolo importante è quello del cowboy Rowdy Yates nella serie tv targata CBS Rawhide, in cui il giovane Eastwood, nei panni di un bravo ragazzo delle praterie, conquista il pubblico femminile legando il suo volto all’indole affabile e onesta del personaggio. Ben presto, tuttavia, la figura del bellimbusto Rowdy suscita insofferenza nell’attore, che avverte la necessità di allontanare da sé quel personaggio al più presto. Non sorprende dunque l’entusiasmo con cui accetta il ruolo di un burbero cowboy offertogli da un regista italiano semisconosciuto negli USA. Eastwood getta via la maschera del bravo ragazzo di campagna e indossa nuovi panni: sguardo di ghiaccio, cappello a falde larghe ben calcato sulla fronte, modi bruschi, sigaro e poncho messicano. La cosiddetta Trilogia del dollaro di Sergio Leone (Per un pugno di dollari, 1964; Per qualche dollaro in più, 1965; Il buono, il brutto, il cattivo, 1966) diventa un successo internazionale, ma l’interpretazione del protagonista riceve un’accoglienza piuttosto tiepida dalla critica, che poco apprezza l’espressione contratta del suo viso e la fissità dei suoi lineamenti. Sono molti, inoltre, i critici che biasimano l’individualismo del personaggio, il cinismo e la brutalità dei suoi modi, seminando i primi indizi di quello che presto si rivelerà un esteso fraintendimento dello stile di Clint Eastwood.

Dopo i ruoli da protagonista nei western Impiccalo più in alto (1968) di Ted Post, Dove osano le aquile di Brian G. Hutton (1968), La ballata della città senza nome Joshua Logan (1969), Gli avvoltoi hanno fame di Don Siegel (1970) e l’offerta di prendere parte a C’era una volta il West (Sergio Leone, Italia/USA 1968), il pericolo di restare imbrigliato in parti sempre uguali torna a farsi sentire con urgenza. Poncho e cappello da cowboy vengono prontamente sostituiti da una 44 Magnum: l’incontro con Don Siegel si rivela una straordinaria opportunità di metamorfosi. La collaborazione tra i due porta a nuovi grandi successi (da L’uomo dalla cravatta di cuoio nel 1968 a Fuga da Alcatraz nel 1979), ma anche in questo caso la critica benpensante non si rivela capace di intendere il ruolo di Eastwood e, capeggiata dalla penna tagliente di Pauline Kael, mette a punto un’interpretazione fallace non solo dei personaggi di Eastwood, ma anche dell’artista stesso, presunto portavoce di un’ideologia reazionaria e “fascista”.

La pungente critica cinematografica del “The New Yorker” Pauline Kael nel 1972 definisce Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo! (1971) un film “profondamente immorale” dal “potenziale fascista”, condizionando prepotentemente il favore del pubblico e forzando la critica in direzione di un’interpretazione ingiusta e feroce del personaggio impersonato da Clint Eastwood. Le accuse di maschilismo, propensione alla violenza, arroganza e immoralità che la Kael rivolge al “dirty” Harry Callagan sono simili a quelle indirizzate qualche anno addietro allo “straniero senza nome” dei film di Leone; e il volto dell’attore pare ormai indissolubilmente legato all’indole burbera dei suoi personaggi. Il confine tra realtà e finzione viene meno, tanto che i tratti morali e ideologici del personaggio passano all’interprete, i cui radicalismi apparenti vengono tacciati come reazionari. In una fase storica come quella degli anni ’70 negli Stati Uniti, tutto ciò che non è aderente all’ideologia liberale della controcultura ne è un’opposizione, una mera estensione dei radicalismi nixoniani. L’interpretazione ideologica dell’arte vince ora su quella critica, e la carriera di Clint Eastwood è messa a dura prova da tale impostazione.

A un esame più attento, tuttavia, il personaggio di Harry Callaghan non è affatto reazionario e il film è ben lungi dal giustificare la violenza e le punizioni arbitrarie del braccio armato della legge – come è stato più volte sostenuto dai critici –, bensì mira all’esatto contrario: decostruire l’immagine dell’eroe e sovvertire la dinamica fiabesca secondo cui il buono sconfigge il cattivo. Callaghan non rientra affatto nello stereotipo dell’agente di polizia onesto, zelante e rispettoso della legge; è uomo solo, profondamente deluso dal sistema giudiziario e disposto a tutto per raggiungere il proprio scopo. Non c’è alcuna differenza di ordine morale tra lui e Scorpio, il killer a cui dà la caccia: entrambi egoisti e cinici, agiscono al di sopra della legge e non esitano a ricorrere alla violenza per stanare l’altro. Non è un caso che lo slogan promozionale ideato dalla Warner per lanciare il film sia stato “Dirty Harry and the Homicidal Maniac: Harry’s the one with the badge”.

Frustrato dalle incessanti accuse mosse contro di lui, all’inizio degli anni ‘70 Eastwood passa dall’altro lato della macchina da presa avviando la propria carriera da regista e operandosi strenuamente per abbattere tutti i cliché in cui la stampa aveva tentato di inquadrarlo. Da regista, il lavoro che compie sui personaggi è straordinario: sceglie caratteri ombrosi, cupi e dolenti per i protagonisti delle sue storie; fa saltare la maschera patinata e rassicurante dell’eroe respingendo ogni modello etico. Sabotando l’integrità fisica e morale dei ruoli che interpreta – non è un caso che sia sempre lui a dare corpo e voce ai protagonisti, quasi per rispondere alla sovrapposizione attore/protagonista promossa dalla critica –, anima figure mutile e imperfette.

L’incompletezza strutturale dei personaggi di Clint Eastwood è evidente in primo luogo dalla sfera sentimentale: sono quasi sempre uomini rimasti soli dopo un lutto o una perdita. Si tratta di uno stato emotivo, dunque, su cui grava l’inquietudine e il rimpianto verso la felicità un tempo vissuta ma ormai persa per sempre. Basti pensare al tormentato Josey Wales, in cerca di vendetta dopo l’omicidio della moglie (Il texano dagli occhi di ghiaccio, 1976), a Harry “la carogna” Callaghan, reso ancor più duro e cinico dalla morte della moglie, o al vedovo William Munny, che rievoca spessissimo la consorte e l’influenza benefica che ha avuto sul suo stile di vita (Gli spietati, 1992). E ancora, in anni più recenti, si possono ricordare l’alcolista Steve Everett lasciato dalla moglie in Fino a prova contraria (1999), il rapporto mancato dell’allenatore ex pugile Frankie Dunn con la figlia (Million Dollar Baby, 2004), o il veterano Walt Kowalski, che seppellisce la moglie nella scena di apertura di Gran Torino (2007).

Ma la decostruzione del personaggio e la demistificazione del modello eroico tradizionale procedono oltre, e si rivela più interessante proprio là dove agisce sulla dimensione corporea. Nessuno come Eastwood ha infierito tanto contro i propri personaggi in termini di botte, ferite e persino mutilazioni. È spiazzante la ricorsività con cui l’attore subisce violenze sullo schermo, e il repertorio di maltrattamenti è quanto mai vasto. Ai pestaggi a sfondo western (Per un pugno di dollari, Gli spietati) e urbano (Ispettore Callaghan, L’uomo nel mirino), seguono una spalla trafitta (Gli avvoltoi hanno fame) e una slogata (Una calibro 20 dello specialista), una cicatrice che sfregia il viso (Il texano dagli occhi di ghiaccio), l’amputazione di una gamba (La notte brava del soldato Jonathan) e, addirittura, un trapianto di cuore (Debito di sangue). Si tratta di una spiccata tendenza al masochismo che getta luce sulla volontà dell’autore di distruggere con veemenza la propria immagine, di creare personaggi sempre più oscuri, soli, sfasciati dal peccato e dal vizio (si pensi all’alcolismo dei protagonisti de Gli spietati, Honkytonk Man, Fino a prova contraria), per poi compiere violenza su di loro, infierire sui loro corpi e annientarli in via definitiva.

Il coronamento di un simile percorso di decostruzione non può che essere adempiuto dal personaggio di Walt Kowalski – l’ultimo sia diretto che interpretato da Clint Eastwood –, quanto mai cinico, incattivito dal proprio odio e isolato da un mondo che disprezza. Probabilmente il più cupo tra i protagonisti dei suoi film, eppure capace di redimersi attraverso il gesto estremo della morte, in questo caso un atto di violenza salvifico, che uccide ma anche libera e guarisce. Con l’annientamento definitivo del suo personaggio, qui assassinato, Eastwood porta finalmente a compimento il cammino iniziato cinquant’anni prima con lo straniero senza nome e risolve definitivamente la contraddizione interna che per anni ha dilaniato sé stesso e i propri personaggi.

Giorgia Maestri

“La nave sepolta” e la possibilità di sopravvivere al tempo

Basato sulla vera storia degli scavi di Sutton Hoo e sull’omonimo libro di John Preston, La Nave Sepolta (disponibile su Netflix) è un film crepuscolare, lento e introspettivo, che si concretizza in un racconto corale incentrato sulla memoria che resta dopo la morte o quanto meno sulla sopravvivenza della vita oltre certi limiti del tempo e della storia. Al centro c’è uno scavo archeologico, avvenuto nel Suffolk nel 1939, alle soglie del conflitto mondiale, durante il quale venne ritrovata un’antica nave del VII secolo, sepolcro rituale del Re vichingo Raedwald. Una scoperta straordinaria che permise non solo di riportare a galla un vero e proprio tesoro sepolto, ma anche di far luce su un periodo e una civiltà ritenuta fino ad allora barbara e incivile, priva di cultura e di significative espressioni di arte. Quel tesoro, tenuto nascosto per tutta la durata della guerra all’interno di una stazione della metropolitana di Londra, avrebbe fatto la sua comparsa solo diversi anni più tardi al British Museum, attraverso una donazione della Signora Pretty – interpretata magistralmente nel film da una pacata quanto sofferta Carey Mulligan.

Diretto dal registra australiano Simon Stone con un cast inglese d’eccezione in cui spiccano Ralph Phiennes, Lily James e Johnny Flynn, il film rende omaggio alla cultura e alla storia, intese come dimensioni che dovrebbero essere accessibili a qualunque essere umano e non relegate a un lusso e un privilegio per pochi. Il regista muove così un’efficace quanto sottile critica allo snobismo intellettuale delle istituzioni accademiche e museali, ormai consolidate e retrograde, spocchiosamente ignoranti in tutto il film (incluso il British Museum), incapaci di apprezzare il valore del singolo, come nel caso dell’archeologo autodidatta Basil Brown (Ralph Phiennes), responsabile della scoperta e della datazione della nave, nonché di condividere fino in fondo quella cultura e quel sapere di cui si arrogano il diritto di porsi come detentori e simbolo. Ed è così la vedova Pretty, proprietaria del terreno, a ergersi a vera promotrice della cultura dalle ampie e moderne vedute, decidendo spontaneamente, dopo l’acquisita potestà in tribunale del tesoro ritrovato, di donarlo gratuitamente al British Museum, affinché dopo la guerra possa divenire un motivo di conoscenza, identità e curiosità per l’intera nazione. La Nave Sepolta, film sottilmente rivoluzionario, tratteggia la Signora Pretty come donna femminista ante litteram, e lo stesso vale per Peggy Piggott (Lily James), donna quanto mai esperta nel suo lavoro ma disprezzata e sottovalutata per il suo sesso, rinchiusa in un matrimonio privo di passione con un collega forse omosessuale ma decisa a emanciparsi non solo dimostrando il proprio talento ma scegliendo liberamente di non sottostare più a un’unione infelice e degradante.

Delicato, profondo, ben recitato e moderno, il film fa uso del grandangolo a restituire la gravità della narrazione, indugiando sui vasti orizzonti dai colori caldi e le tinte ocra, crepuscolari, che pervadono un Suffolk incontaminato, vergine, fatto di campi e spazi in cui gente semplice vive lontana da ogni ipocrisia, via dalle presunzioni di una società troppo “imparata”.  La sceneggiatura di Moira Buffini tesse un film di contrasti, in cui i destini dei personaggi si intrecciano in una stessa missione, nella stessa corsa contro il tempo, minata dall’avvicinarsi incombente della guerra e della morte. La morte che, sotto forma di guerra, si avvicina quasi a sfiorare il piccolo gruppo di ricercatori spersi nelle campagne del Suffolk, indulge nella malattia degenerativa della signora Pretty e infine si affaccia nelle sembianze della stessa nave funeraria, strappata alla terra dalle mani esperte del Signor Brown.

Il tema centrale del film è infatti la celebrazione della vita e la possibilità della vita eterna, non in senso strettamente religioso ma in forma più sottile: la scoperta archeologica rappresenta una possibilità, una speranza mai perduta di trascendere o superare il mare del tempo. Ne emerge una riflessione sul valore riscoperto della storia e dell’archeologia come qualcosa di cui l’uomo, al di là della sua caducità, ha sempre fatto parte e sempre ne farà, sin dai tempi delle caverne, divenendo così immortale. All’affacciarsi della guerra, della morte, della perdita, tutti i personaggi sembrano porsi la stessa domanda: cosa rimarrà di me, cosa mi lascerò dietro? L’unica parvenza di risposta concreta pare provenire dal giovane Robert Pretty, il quale, consapevole della malattia della madre, la conduce in un mistico viaggio tra le stelle per farle capire che lei, la Regina della nave, lì dovrà attenderlo, in eterno cristallizzata nella costellazione di Orione. Ma sarà attraverso la scoperta della nave, attraverso il contributo alla storiografia inglese, che i personaggi della Signora Pretty e di Basil Brown vivranno in eterno, i loro nomi incisi sui cartellini del British Museum. 

“La nave sepolta” e la possibilità di sopravvivere al tempo

Basato sulla vera storia degli scavi di Sutton Hoo e sull’omonimo libro di John Preston, La Nave Sepolta (disponibile su Netflix) è un film crepuscolare, lento e introspettivo, che si concretizza in un racconto corale incentrato sulla memoria che resta dopo la morte o quanto meno sulla sopravvivenza della vita oltre certi limiti del tempo e della storia. Al centro c’è uno scavo archeologico, avvenuto nel Suffolk nel 1939, alle soglie del conflitto mondiale, durante il quale venne ritrovata un’antica nave del VII secolo, sepolcro rituale del Re vichingo Raedwald. Una scoperta straordinaria che permise non solo di riportare a galla un vero e proprio tesoro sepolto, ma anche di far luce su un periodo e una civiltà ritenuta fino ad allora barbara e incivile, priva di cultura e di significative espressioni di arte. Quel tesoro, tenuto nascosto per tutta la durata della guerra all’interno di una stazione della metropolitana di Londra, avrebbe fatto la sua comparsa solo diversi anni più tardi al British Museum, attraverso una donazione della Signora Pretty – interpretata magistralmente nel film da una pacata quanto sofferta Carey Mulligan.

Diretto dal registra australiano Simon Stone con un cast inglese d’eccezione in cui spiccano Ralph Phiennes, Lily James e Johnny Flynn, il film rende omaggio alla cultura e alla storia, intese come dimensioni che dovrebbero essere accessibili a qualunque essere umano e non relegate a un lusso e un privilegio per pochi. Il regista muove così un’efficace quanto sottile critica allo snobismo intellettuale delle istituzioni accademiche e museali, ormai consolidate e retrograde, spocchiosamente ignoranti in tutto il film (incluso il British Museum), incapaci di apprezzare il valore del singolo, come nel caso dell’archeologo autodidatta Basil Brown (Ralph Phiennes), responsabile della scoperta e della datazione della nave, nonché di condividere fino in fondo quella cultura e quel sapere di cui si arrogano il diritto di porsi come detentori e simbolo. Ed è così la vedova Pretty, proprietaria del terreno, a ergersi a vera promotrice della cultura dalle ampie e moderne vedute, decidendo spontaneamente, dopo l’acquisita potestà in tribunale del tesoro ritrovato, di donarlo gratuitamente al British Museum, affinché dopo la guerra possa divenire un motivo di conoscenza, identità e curiosità per l’intera nazione. La Nave Sepolta, film sottilmente rivoluzionario, tratteggia la Signora Pretty come donna femminista ante litteram, e lo stesso vale per Peggy Piggott (Lily James), donna quanto mai esperta nel suo lavoro ma disprezzata e sottovalutata per il suo sesso, rinchiusa in un matrimonio privo di passione con un collega forse omosessuale ma decisa a emanciparsi non solo dimostrando il proprio talento ma scegliendo liberamente di non sottostare più a un’unione infelice e degradante.

Delicato, profondo, ben recitato e moderno, il film fa uso del grandangolo a restituire la gravità della narrazione, indugiando sui vasti orizzonti dai colori caldi e le tinte ocra, crepuscolari, che pervadono un Suffolk incontaminato, vergine, fatto di campi e spazi in cui gente semplice vive lontana da ogni ipocrisia, via dalle presunzioni di una società troppo “imparata”.  La sceneggiatura di Moira Buffini tesse un film di contrasti, in cui i destini dei personaggi si intrecciano in una stessa missione, nella stessa corsa contro il tempo, minata dall’avvicinarsi incombente della guerra e della morte. La morte che, sotto forma di guerra, si avvicina quasi a sfiorare il piccolo gruppo di ricercatori spersi nelle campagne del Suffolk, indulge nella malattia degenerativa della signora Pretty e infine si affaccia nelle sembianze della stessa nave funeraria, strappata alla terra dalle mani esperte del Signor Brown.

Il tema centrale del film è infatti la celebrazione della vita e la possibilità della vita eterna, non in senso strettamente religioso ma in forma più sottile: la scoperta archeologica rappresenta una possibilità, una speranza mai perduta di trascendere o superare il mare del tempo. Ne emerge una riflessione sul valore riscoperto della storia e dell’archeologia come qualcosa di cui l’uomo, al di là della sua caducità, ha sempre fatto parte e sempre ne farà, sin dai tempi delle caverne, divenendo così immortale. All’affacciarsi della guerra, della morte, della perdita, tutti i personaggi sembrano porsi la stessa domanda: cosa rimarrà di me, cosa mi lascerò dietro? L’unica parvenza di risposta concreta pare provenire dal giovane Robert Pretty, il quale, consapevole della malattia della madre, la conduce in un mistico viaggio tra le stelle per farle capire che lei, la Regina della nave, lì dovrà attenderlo, in eterno cristallizzata nella costellazione di Orione. Ma sarà attraverso la scoperta della nave, attraverso il contributo alla storiografia inglese, che i personaggi della Signora Pretty e di Basil Brown vivranno in eterno, i loro nomi incisi sui cartellini del British Museum. 

chulas k~land @ Spazio Levante x amareacque | Venice 21/12/2025

here come the psychedelic vibes brought to venice at Spazio Levante. 🔮

thanks to amareacque for hosting us & making everything feel so intimate, and to scafandra for melting their sculptures into our mycelial tulles & unsettling lynchian veils 💜

extra love to sarabe for gifting us her soft and magical mushrooms 🍄🤍

Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit. Ut elit tellus, luctus nec ullamcorper mattis, pulvinar dapibus leo.

Panoramica privacy

About this cookie policy

This Cookie Policy explains what cookies are and how we use them. You should read this policy to understand what cookies are, how we use them, the types of cookies we use i.e, the information we collect using cookies and how that information is used and how to control the cookie preferences. For further information on how we use, store and keep your personal data secure, see our Privacy Policy.

You can at any time change or withdraw your consent from the Cookie Declaration on our website.

Learn more about who we are, how you can contact us and how we process personal data in our Privacy Policy.

Your consent applies to the following domains: www.1977magazine.com

[user_consent_state]

What are cookies ?

Cookies are small text files that are used to store small pieces of information. The cookies are stored on your device when the website is loaded on your browser. These cookies help us make the website function properly, make the website more secure, provide better user experience, and understand how the website performs and to analyze what works and where it needs improvement.

How do we use cookies ?

As most of the online services, our website uses cookies first-party and third-party cookies for a number of purposes. The first-party cookies are mostly necessary for the website to function the right way, and they do not collect any of your personally identifiable data.

The third-party cookies used on our websites are used mainly for understanding how the website performs, how you interact with our website, keeping our services secure, providing advertisements that are relevant to you, and all in all providing you with a better and improved user experience and help speed up your future interactions with our website.

What types of cookies do we use ?

Essential: Some cookies are essential for you to be able to experience the full functionality of our site. They allow us to maintain user sessions and prevent any security threats. They do not collect or store any personal information. For example, these cookies allow you to log-in to your account and add products to your basket and checkout securely.

Statistics: These cookies store information like the number of visitors to the website, the number of unique visitors, which pages of the website have been visited, the source of the visit etc. These data help us understand and analyze how well the website performs and where it needs improvement.

Marketing: Our website displays advertisements. These cookies are used to personalize the advertisements that we show to you so that they are meaningful to you. These cookies also help us keep track of the efficiency of these ad campaigns.

The information stored in these cookies may also be used by the third-party ad providers to show you ads on other websites on the browser as well.

Functional: These are the cookies that help certain non-essential functionalities on our website. These functionalities include embedding content like videos or sharing contents on the website on social media platforms.

Preferences: These cookies help us store your settings and browsing preferences like language preferences so that you have a better and efficient experience on future visits to the website.

[cookie_audit columns=”cookie,description” heading=”The below list details the cookies used in our website.”]

How can I control the cookie preferences ?

Should you decide to change your preferences later through your browsing session, you can click on the “Privacy & Cookie Policy” tab on your screen. This will display the consent notice again enabling you to change your preferences or withdraw your consent entirely.

In addition to this, different browsers provide different methods to block and delete cookies used by websites. You can change the settings of your browser to block/delete the cookies. To find out more out more on how to manage and delete cookies, visit wikipedia.orgwww.allaboutcookies.org.

About Privacy Policy

Informativa Sul Trattamento Dei Dati Personali (Privacy Policy)

L’Associazione 1977, Codice Fiscale 94634500154 in persona del Presidente Christofher Lobraico, con sede in Villasanta (MB), Viale della Vittoria, n. 36, (di seguito anche “1977”), in qualità di titolare del trattamento dei dati personali ai sensi del D.Lgs. 196/2003 e successive modifiche – Codice in materia di protezione dei dati personali (il “Codice”) – e del Regolamento UE 679/2016, applicabile a far data dal 25 maggio 2018 – Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (il “GDPR”) (il Codice ed il GDPR vengono, congiuntamente, definiti la “Normativa Applicabile”) riconosce l’importanza della protezione dei dati personali e considera la relativa tutela uno dei principali obiettivi della propria attività.
Prima di comunicare qualsiasi dato personale, 1977 ti invita a leggere con cura la presente privacy policy, che contiene informazioni importanti sulla tutela dei dati personali e sulle misure di sicurezza adottate per garantirne la relativa riservatezza nel pieno rispetto della Normativa Applicabile (la “Privacy Policy”).
La presente Privacy Policy non è applicabile ad altri siti web eventualmente consultati tramite link esterni; è da intendersi quale informativa resa ai sensi dell’art. 13 della Normativa Applicabile a coloro i quali dovessero interagire con il www.1977magazine.com

 1977 ti informa che il trattamento dei tuoi dati personali sarà improntato ai principi di liceità, correttezza, trasparenza, limitazione delle finalità e della conservazione, minimizzazione dei dati, esattezza, integrità e riservatezza. I tuoi dati personali verranno, pertanto, trattati in accordo alle disposizioni legislative della Normativa Applicabile ed agli obblighi di riservatezza ivi previsti.
Di seguito l’indice della presente Privacy Policy, affinché tu possa facilmente trovare le informazioni inerenti al trattamento dei tuoi dati personali.

Indice.
1. Titolare del trattamento
2. I dati personali oggetto di trattamento
a. Dati di navigazione
b. Dati forniti volontariamente
c. Cookie e tecnologie affini
3. Finalità, base giuridica e natura obbligatoria o facoltativa del trattamento
4. Destinatari
5. Trasferimenti
6. Conservazione dei dati
7. I tuoi diritti
8. Modifiche

1. Titolare del trattamento.

Alla luce della Normativa Applicabile, titolare del trattamento del Sito è 1977.

2. I dati oggetto di trattamento.

Per “Dati Personali” s’intende qualsiasi informazione riguardante una persona fisica identificata e/o identificabile, con particolare riferimento ad un identificativo come il nome, un numero di identificazione, dati relativi all’ubicazione, un identificativo online o ad uno o più elementi caratteristici della sua identità fisica, fisiologica, psichica, economica, culturale o sociale.

I Dati Personali raccolti dal Sito sono i seguenti:

a. Dati di navigazione.
I sistemi informatici del Sito raccolgono alcuni Dati Personali, la cui trasmissione è implicita nell’uso dei protocolli di comunicazione di Internet. Si tratta di informazioni che non sono raccolte per essere associate a te, ma che per loro stessa natura potrebbero, attraverso elaborazioni ed associazioni con dati detenuti da terzi, permettere di identificarti. Tra questi ci sono gli indirizzi IP o i nomi a dominio dei dispositivi utilizzati per connetterti al Sito, gli indirizzi in notazione URI (Uniform ResourceIdentifier) delle risorse richieste, l’orario della richiesta, il metodo utilizzato nel sottoporre la richiesta al server, la dimensione del file ottenuto in risposta, il codice numerico indicante lo stato della risposta data dal server (buon fine, errore, ecc.) ed altri parametri relativi al tuo sistema operativo e ambiente informatico.
Questi dati vengono utilizzati al fine di ricavare informazioni statistiche anonime sull’uso del Sito e per controllarne il corretto funzionamento; per permettere – vista l’architettura dei sistemi utilizzati – la corretta erogazione delle varie funzionalità da te richieste, per ragioni di sicurezza e di accertamento di responsabilità in caso di ipotetici reati informatici ai danni del Sito o di terzi e vengono cancellati dopo 7 giorni.

b. Dati forniti volontariamente.
Attraverso il Sito www.1977magazine.com, hai la possibilità di fornire volontariamente Dati Personali come il nome e l’indirizzo e-mail per contattare 1977  attraverso il form “Contatti”.
1977 tratterà questi dati nel rispetto della Normativa Applicabile, assumendo che siano riferiti a te o a terzi soggetti che ti hanno espressamente autorizzato a conferirli in base ad un’idonea base giuridica che legittima il trattamento dei dati in questione. Rispetto a tali ipotesi, ti poni come autonomo titolare del trattamento, assumendoti tutti gli obblighi e le responsabilità di legge. In tal senso, conferisci sul punto la più ampia manleva rispetto ad ogni contestazione, pretesa, richiesta di risarcimento del danno da trattamento, etc. che dovesse pervenire a 1977 da terzi soggetti i cui Dati Personali siano stati trattati attraverso il tuo utilizzo del Sito in violazione della Normativa Applicabile.

c. Cookie e tecnologie affini.
1977 raccoglie Dati Personali attraverso cookies. E ciò con la espressa finalità di offrire una migliore esperienza di navigazione, oltre alle ulteriori finalità descritte nel presente documento e nella Cookie Policy.

3. Finalità, base giuridica e natura obbligatoria o facoltativa del trattamento.

I Dati Personali che fornisci attraverso il Sito saranno trattati da 1977per le seguenti finalità:
a) finalità inerenti l’esecuzione di un contratto di cui sei parte o all’esecuzione di misure precontrattuali adottate su tua richiesta;
b) finalità di ricerche/analisi statistiche su dati aggregati o anonimi, senza dunque possibilità di identificare l’utente, volti a misurare il funzionamento del Sito, misurare il traffico e valutare usabilità e interesse;
c) finalità relative all’adempimento di un obbligo legale al quale 1977 è soggetta;
d) finalità necessarie ad accertare, esercitare o difendere un diritto in sede giudiziaria o ogniqualvolta le autorità giurisdizionali esercitino le loro funzioni giurisdizionali;
La base legale del trattamento di Dati Personali per le finalità di cui al punto a) è l’erogazione di un servizio o il riscontro ad una richiesta che non richiedano il consenso ai sensi della Normativa Applicabile.
La finalità di cui al punto b) non comporta il trattamento di Dati Personali, mentre la finalità di cui al punto d) rappresenta un trattamento legittimo di Dati Personali ai sensi della Normativa Applicabile in quanto, una volta conferiti i Dati Personali, il trattamento è necessario per adempiere ad un obbligo di legge a cui 1977 è soggetto.
Il conferimento dei tuoi Dati Personali per la finalità sopra elencate è facoltativo, ma il loro eventuale mancato conferimento potrebbe rendere impossibile riscontrare una tua richiesta o adempiere ad un obbligo legale a cui 1977 è soggetto.

4. Destinatari.

I tuoi Dati Personali potranno essere condivisi, per le finalità specificate al punto 3, con:
a. soggetti necessari per l’erogazione dei servizi offerti dal Sito, tra cui a titolo esemplificativo, l’invio di e-mail e l’analisi del funzionamento del Sito che agiscono tipicamente in qualità di responsabili del trattamento di 1977 ;
b. persone autorizzate da 1977 al trattamento dei Dati Personali che si siano impegnate alla riservatezza o abbiano un adeguato obbligo legale di riservatezza, quali dipendenti e collaboratori (a. e b. sono, collettivamente, definiti i “Destinatari”);
c. autorità giurisdizionali nell’esercizio delle loro funzioni quando richiesto dalla Normativa Applicabile.

5. Trasferimenti.

1977 assicura che il trattamento elettronico e cartaceo dei tuoi Dati Personali avviene nel rispetto della Normativa Applicabile. Eventuali trasferimenti si baseranno alternativamente su una decisione di adeguatezza o sulle Standard Model Clauses approvate dalla Commissione Europea. 

6. Conservazione dei dati.

1977 tratterà i tuoi Dati Personali per il tempo strettamente necessario a raggiungere gli scopi indicati al punto 3. 
1977 in ogni caso, tratterà i tuoi Dati Personali fino al tempo permesso dalla legge Italiana a tutela dei propri interessi (Art. 2947(1)(3) Codice Civile). 

7. I tuoi diritti.

Nei limiti della Normativa Applicabile, hai il diritto di chiedere a 1977 in qualunque momento, l’accesso ai tuoi Dati Personali, la rettifica o la cancellazione degli stessi o di opporti al loro trattamento, la limitazione del trattamento nonché di ottenere in un formato strutturato, di uso comune e leggibile da dispositivo automatico i dati che ti riguardano.
Le richieste vanno rivolte via e-mail all’indirizzo: info@1977magazine.com 
Ai sensi della Normativa Applicabile, hai in ogni caso il diritto di proporre reclamo all’autorità di controllo competente (i.e. “Garante per la Protezione dei Dati Personali”) qualora ritenessi che il trattamento dei tuoi Dati Personali sia contrario alla normativa vigente.

8. Modifiche.

La presente Privacy Policy è in vigore dal giorno 25 maggio 2018. 
1977 si riserva di modificarne o semplicemente aggiornarne il contenuto, in parte o completamente, anche a causa di variazioni della Normativa Applicabile. 
1977 ti informerà di tali variazioni non appena verranno introdotte e saranno vincolanti non appena pubblicate sul Sito.
1977 ti invita, quindi, a visitare con regolarità questa sezione per prendere cognizione della più recente ed aggiornata versione della Privacy Policy in modo che tu sia sempre aggiornato sui dati raccolti e sull’uso che ne fa 1977.