10 film che decostruiscono la retorica del Natale

Il Natale è ormai una formula consolidata e prevedibile di cinepanettoni e romcom natalizie che vengono scongelati insieme a Michael Bublè, Mariah Carey e la prozia boomer dalle domande scomode. Buonismo artificiale, regali controvoglia e quell’improvviso slancio a ricomparire in gruppi Whatsapp che ghostiamo da mesi. Ecco, per ovviare a tutto questo, abbiamo preparato una lista di film che prendono tutto l’armamentario retorico associato al Natale e lo smontano, lo ribaltano, lo ridicolizzano.

Film diversi dai soliti classici di Natale ma ambientati in questo periodo dell’anno o incentrati sui valori fondanti di questa festività – o sul loro rovesciamento. Sicuramente molti li onoscete già, ma altrettanto sicuramente non vi sarebbe mai venuto in mente di guardarli proprio in questi giorni.

Il Buco, Galder Gaztelu-Urrutia, Spagna, 2019: una critica agli eccessi e alle disparità del capitalismo

Una metafora delle storture della nostra società, in particolare degli abusi e sprechi di cibo da parte del cosiddetto “primo mondo” che durante il periodo natalizio si fanno ancora più evidenti, mostrando l’enorme disparità globale per quanto riguarda l’accesso alle risorse. La prima immagine che ci viene in mente quando pensiamo al Natale è infatti quella di una tavola imbandita con quante più pietanze possibili, attorno a cui le famiglie si riuniscono per condividere un presunto momento di gioia. Ma è davvero necessaria tutta quella abbondanza per rendere questo giorno felice? Il Buco parte proprio da questa retorica natalizia di condivisione per ribaltata, svelando l’individualismo sfrenato soggiacente e proponendo un’utopica solidarietà tra le classi che sembra impossibile da realizzare nel mondo in cui viviamo. 

“Il Buco” è disponibile in streaming su Netflix.

Tornando a casa per Natale, Vanessa Parise, Norvegia/Svezia/Germania, 2013

Il Natale finisce sempre con l’imporre una sorta di gerarchia della felicità, escludendo quelle famiglie, coppie e relazioni in generale che non rispondono alle aspettative della nostra società. Questo film mette al centro proprio queste dinamiche: un padre costretto a travestirsi da Babbo Natale pur di incontrare i figli che vivono con la ex moglie: un ragazzino che finge di non festeggiare il Natale nella sua famiglia per poter trascorrere la serata con una sua compagna di scuola di fede musulmana, nonostante lo aspettino tutti intorno a un tavolo imbandito; l’amante di un uomo sposato costretta a trascorrere da sola, in lacrime il giorno di Natale, sentendosi sola perché, in quel giorno, ci si aspetta, per tradizione e convenzione, di passarlo in compagnia, rendendosi conto che lui non lascerà mai la moglie per lei; un bambino nasce da un padre serbo e una mare albanese dal passato complesso, che si ritrovano a vivere in una casa senza alcun tipo di agio e nascosti dalle rispettive famiglie. Solo sul finire del film si comprende il reale significato del titolo: “Tornando a casa per Natale” è la scritta che compare vicino a un senzatetto trovato senza vita, che si scopre essere stato un calciatore famoso caduto in rovina e abbandonatosi all’alcolismo.

“Tornando a casa per Natale” è disponibile in streaming su Amazon Prime Video.

Ragazze interrotte, James Mangold, USA, 1999: storie di coming-of-age, problemi di salute mentale e famiglie disfunzionali

Film simbolo di fine anni Novanta interpretato da due giovanissime Winona Ryder e Angelina Jolie (che grazie a questo film vinse l’Oscar come Miglior attrice non protagonista), Ragazze Interrotte prende tutti quei valori normalizzati legati al natale e li smonta, uscendo da dettami sociali e norme per entrare nella clinica psichiatrica Claymoore. Sociopatia, disturbo borderline, ossessione compulsiva, mitomania rendono le protagoniste delle emarginate, soprattutto nella società di fine anni ’60, incapaci di esprimere le proprie emozioni, di trovare loro stesse e il loro posto nel mondo.

“Ragazze interrotteè disponibile in streaming su Netflix.

Festen – Festa in famiglia, Thomas Vinterberg, Danimarca, 1998: riunioni di famiglia che finiscono in tragedia

L’occasione di ritrovarci in famiglia in occasione di Natale è a volte motivo di gioia, altre volte di agonia pura, anche se servita sulla tovaglia buona. Ma cosa succede quando, man mano che vengono alzate le cloche delle pietanze, saltano fuori anche i segreti più oscuri di famiglia? Ce lo racconta senza filtri Festen, film del Dogma 95 che trasforma i classici filmini di famiglia in un vero e proprio horror psicologico. In questa variante di Succession in cui la tragicità è elevata al quadrato, tre fratelli e le relative famiglie si riuniscono durante il sessantesimo compleanno del padre, ma gli eventi prendono presto una piega disastrosa. Nel film danese emergono segreti sotterrati dai tempi dell’infanzia, le caratteristiche inaspettate dei personaggi e le mostruosità che questa famiglia da sempre si porta dentro. Tutto questo ci porta a chiederci fino a che punto sia sopportabile il silenzio, quanto siamo disposti a sopportare e perdonare in nome della buona vecchia famiglia tradizionale, cosa della nostra personalità preferiremmo lasciare in qualche angolo oscuro dentro di noi.

“Festen – Festa in famiglia” è disponibile in streaming su MUBI.

In Bruges, Martin McDonagh, UK/USA, 2008

“A great day this has turned out to be: I’m suicidal, my mate tries to kill me, my gun gets nicked, and we’re still in f*ckin’ Bruges!” In contrapposizione con lo sfondo natalizio su cui si staglia il film, la trama di In Bruges coinvolge più di una pistola. I due sicari protagonisti, Ray e Ken, sono infatti costretti a rifugiarsi in questa piccola città belga per sfuggire a un errore del passato. In questo “posto di mezzo” – che uno definisce “mistico” e l’altro “un buco simile all’inferno” – alori come la redenzione e la compassione vengono comunicati attraverso un miscuglio di generi ben alamgamati – dal noir alla commedia.

“In Brugesè disponibile in streaming su Amazon Prime Video.

Zathura, Jon Favreau, USA, 2005: quando la tombola si fa seria

Una delle intramontabili tradizioni del Natale è quella di riunirsi attorno a un tavolo per partecipare a un gioco di società. Situazione che rimanda subito a Jumanji, ma c’è un altro film meno conosciuto che parte da premesse simili, tratto da un romanzo dello stesso autore ma con un’ambientazione cosmica che sostituisce la giungla. Stiamo parlando di Zathura – Un’avventura spaziale: due fratelli molto diversi tra di loro e in costante competizione trovano in cantina un vecchio gioco in scatola abbandonato mentre sono a casa da soli. Ma quello che all’apparenza sembra essere un qualsiasi, noioso gioco da tavolo come tanti altri si rivela essere un’esperienza reale ed immersiva: la casa viene trasportata nello spazio e tutto quello che succede nel corso della partita si ripercuote realmente sui ragazzi, dalla pioggia di meteoriti ai robot assassini. Come i giochi da tavolo a Natale, anche questo diventa un mezzo di riconciliazione, nello specifico costringendo i protagonisti a collaborare per terminare la partita e fare tornare tutto alla normalità.

“Zathura – Un’avventura spazialeè disponibile in streaming per il noleggio su YouTube, Apple TV e Amazon Prime Video.

Regalo di Natale, Pupi Avati, Italia, 1986: le bugie di Natale

“Certo che… è una strana notte per giocare” dice a un certo punto uno dei protagonisti. In effetti, non bisogna farsi ingannare dal titolo, perché Regalo di Natale (1986) di Pupi Avati – presentato alla 43° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia – non è affatto un convenzionale film sul Natale. Tutto si svolge nella notte tra il 24 e il 25 dicembre, ma l’atmosfera è cupa e non ci sono né cene in famiglia, né bambini che scartano i regali. I protagonisti rinunciano a tutto pur di ritrovarsi, dopo diversi anni, e giocare una lunga partita a poker come i vecchi tempi, con l’obiettivo di spillare quanti più soldi possibili da un industriale noto per essere un abile perdente, introdotto nella compagnia appositamente da uno del gruppo. Il Natale, dunque, è lasciato principalmente sullo sfondo, e le vicende risultano in netta antitesi con i valori cardine della festività: tra bugie, doppie vite, ambiguità e la consapevolezza di non potersi fidare di nessuno, la tensione è sempre crescente e palpabile, fino al colpo di scena finale, che cambia le carte in tavola e permette di ripensare tutto il film da un diverso punto di vista.

“Regalo di Natale” è disponibile in streaming su Dailymotion (parte 1, parte 2).

Fanny e Alexander, Ingmar Bergman, Svezia/Francia/Germania Ovest, 1982: tutta la malinconia del Natale

Fanny e Alexander dimostra che il Natale non significa automaticamente momenti di felicità e di condivisione familiare. La vicenda si svolge nel periodo natalizio del 1907, in una casa modesta, e vede come protagonista l’agiata famiglia borghese di Fanny e Alexander, personaggi infantili e ingenui che vivono il dramma della perdita del padre, compensato da una nuova figura maschile che in tutta la sua negatività sembra rimandare al padre del regista. I due bambini si vedono così privati della vita a cui erano abituati e costretti ad adottare nuovi comportamenti, molto più austeri e religiosi, privi di affetto e amore. L’unica figura positiva del film, che riuscirà a salvarli è la nonna, personaggio legato alla drammaturgia di Strindberg.

“Fanny e Alexander” è disponibile in streaming su CHILI.

Furyio, Nagisa Oshima, USA, 1983: un Natale in guerra insieme a David Bowie

David Bowie è il protagonista di questo lungometraggio che non ha neanche l’ombra di un film natalizio come il titolo originale potrebbe suggerirci (Merry Christmas Mr. Lawrence). Qui il Natale è solo uno spirito, un avvenimento sbiadito e vissuto per un attimo, nella proibizione più assoluta. Siamo in un campo di prigionia giapponese nel pieno della Seconda Guerra Mondiale, dove non c’è tempo per la libertà, né tantomeno per i festeggiamenti. Qui prende forma uno scontro tra culture e popoli opposti, quello giapponese e quello britannico, la cui vicinanza forzata non fa altro che sottolineare le incompatibilità di pensiero dei rispettivi modi di vivere; come emerge da questo scambio emblematico: “Preferireste punire un innocente piuttosto che un crimine resti insoluto e impunito? E io devo morire perché lei è convinto che per ogni crimine deve esserci una punizione? E non importa chi è punito? Cos’è, va pazzo per il teatro dell’assurdo? Io devo morire in omaggio al suo culto dell’ordine?” “Sì, lei ha capito. Deve morire per me.” Tutti sono convinti di essere nel giusto, ma nessuno, ed è forse questa l’unica cosa che accomuna i due schieramenti.

“Furyio” è disponibile in streaming su CHILI.

Ortona 1943 – Un Natale di sangue, Fabio Toncelli, Italia, 2008: flashback nella storia Italiana

Seconda Guerra Mondiale, Ortona. La piccola cittadina abruzzese posta esattamente sulla famosa Linea Gustav, è teatro suo malgrado dello scontro tra Alleati e truppe naziste. La speranza era quella di vincere questa battaglia e porre fine alla campagna d’Italia, dando il colpo decisivo alla Germania hitleriana, ma questo obiettivo si rivela molto più arduo del previsto nel momento in cui Hitler ordina di difendere la cittadina fino alla morte. Un vero e proprio Natale di sangue, lutto e perdita, anche e soprattutto per i cittadini: fu l’unica battaglia combattuta casa per casa durante il fronte occidentale e lo testimoniano i superstiti, tra cui il signor Stefano Durante, che racconta di come la sua abitazione fu bombardata perché d’intralcio al percorrimento delle strade.

Ortona 1943 – Un Natale di sangue” è disponibile in streaming integrale su YouDoc.

La Redazione

“La nave sepolta” e la possibilità di sopravvivere al tempo

Basato sulla vera storia degli scavi di Sutton Hoo e sull’omonimo libro di John Preston, La Nave Sepolta (disponibile su Netflix) è un film crepuscolare, lento e introspettivo, che si concretizza in un racconto corale incentrato sulla memoria che resta dopo la morte o quanto meno sulla sopravvivenza della vita oltre certi limiti del tempo e della storia. Al centro c’è uno scavo archeologico, avvenuto nel Suffolk nel 1939, alle soglie del conflitto mondiale, durante il quale venne ritrovata un’antica nave del VII secolo, sepolcro rituale del Re vichingo Raedwald. Una scoperta straordinaria che permise non solo di riportare a galla un vero e proprio tesoro sepolto, ma anche di far luce su un periodo e una civiltà ritenuta fino ad allora barbara e incivile, priva di cultura e di significative espressioni di arte. Quel tesoro, tenuto nascosto per tutta la durata della guerra all’interno di una stazione della metropolitana di Londra, avrebbe fatto la sua comparsa solo diversi anni più tardi al British Museum, attraverso una donazione della Signora Pretty – interpretata magistralmente nel film da una pacata quanto sofferta Carey Mulligan.

Diretto dal registra australiano Simon Stone con un cast inglese d’eccezione in cui spiccano Ralph Phiennes, Lily James e Johnny Flynn, il film rende omaggio alla cultura e alla storia, intese come dimensioni che dovrebbero essere accessibili a qualunque essere umano e non relegate a un lusso e un privilegio per pochi. Il regista muove così un’efficace quanto sottile critica allo snobismo intellettuale delle istituzioni accademiche e museali, ormai consolidate e retrograde, spocchiosamente ignoranti in tutto il film (incluso il British Museum), incapaci di apprezzare il valore del singolo, come nel caso dell’archeologo autodidatta Basil Brown (Ralph Phiennes), responsabile della scoperta e della datazione della nave, nonché di condividere fino in fondo quella cultura e quel sapere di cui si arrogano il diritto di porsi come detentori e simbolo. Ed è così la vedova Pretty, proprietaria del terreno, a ergersi a vera promotrice della cultura dalle ampie e moderne vedute, decidendo spontaneamente, dopo l’acquisita potestà in tribunale del tesoro ritrovato, di donarlo gratuitamente al British Museum, affinché dopo la guerra possa divenire un motivo di conoscenza, identità e curiosità per l’intera nazione. La Nave Sepolta, film sottilmente rivoluzionario, tratteggia la Signora Pretty come donna femminista ante litteram, e lo stesso vale per Peggy Piggott (Lily James), donna quanto mai esperta nel suo lavoro ma disprezzata e sottovalutata per il suo sesso, rinchiusa in un matrimonio privo di passione con un collega forse omosessuale ma decisa a emanciparsi non solo dimostrando il proprio talento ma scegliendo liberamente di non sottostare più a un’unione infelice e degradante.

Delicato, profondo, ben recitato e moderno, il film fa uso del grandangolo a restituire la gravità della narrazione, indugiando sui vasti orizzonti dai colori caldi e le tinte ocra, crepuscolari, che pervadono un Suffolk incontaminato, vergine, fatto di campi e spazi in cui gente semplice vive lontana da ogni ipocrisia, via dalle presunzioni di una società troppo “imparata”.  La sceneggiatura di Moira Buffini tesse un film di contrasti, in cui i destini dei personaggi si intrecciano in una stessa missione, nella stessa corsa contro il tempo, minata dall’avvicinarsi incombente della guerra e della morte. La morte che, sotto forma di guerra, si avvicina quasi a sfiorare il piccolo gruppo di ricercatori spersi nelle campagne del Suffolk, indulge nella malattia degenerativa della signora Pretty e infine si affaccia nelle sembianze della stessa nave funeraria, strappata alla terra dalle mani esperte del Signor Brown.

Il tema centrale del film è infatti la celebrazione della vita e la possibilità della vita eterna, non in senso strettamente religioso ma in forma più sottile: la scoperta archeologica rappresenta una possibilità, una speranza mai perduta di trascendere o superare il mare del tempo. Ne emerge una riflessione sul valore riscoperto della storia e dell’archeologia come qualcosa di cui l’uomo, al di là della sua caducità, ha sempre fatto parte e sempre ne farà, sin dai tempi delle caverne, divenendo così immortale. All’affacciarsi della guerra, della morte, della perdita, tutti i personaggi sembrano porsi la stessa domanda: cosa rimarrà di me, cosa mi lascerò dietro? L’unica parvenza di risposta concreta pare provenire dal giovane Robert Pretty, il quale, consapevole della malattia della madre, la conduce in un mistico viaggio tra le stelle per farle capire che lei, la Regina della nave, lì dovrà attenderlo, in eterno cristallizzata nella costellazione di Orione. Ma sarà attraverso la scoperta della nave, attraverso il contributo alla storiografia inglese, che i personaggi della Signora Pretty e di Basil Brown vivranno in eterno, i loro nomi incisi sui cartellini del British Museum. 

“La nave sepolta” e la possibilità di sopravvivere al tempo

Basato sulla vera storia degli scavi di Sutton Hoo e sull’omonimo libro di John Preston, La Nave Sepolta (disponibile su Netflix) è un film crepuscolare, lento e introspettivo, che si concretizza in un racconto corale incentrato sulla memoria che resta dopo la morte o quanto meno sulla sopravvivenza della vita oltre certi limiti del tempo e della storia. Al centro c’è uno scavo archeologico, avvenuto nel Suffolk nel 1939, alle soglie del conflitto mondiale, durante il quale venne ritrovata un’antica nave del VII secolo, sepolcro rituale del Re vichingo Raedwald. Una scoperta straordinaria che permise non solo di riportare a galla un vero e proprio tesoro sepolto, ma anche di far luce su un periodo e una civiltà ritenuta fino ad allora barbara e incivile, priva di cultura e di significative espressioni di arte. Quel tesoro, tenuto nascosto per tutta la durata della guerra all’interno di una stazione della metropolitana di Londra, avrebbe fatto la sua comparsa solo diversi anni più tardi al British Museum, attraverso una donazione della Signora Pretty – interpretata magistralmente nel film da una pacata quanto sofferta Carey Mulligan.

Diretto dal registra australiano Simon Stone con un cast inglese d’eccezione in cui spiccano Ralph Phiennes, Lily James e Johnny Flynn, il film rende omaggio alla cultura e alla storia, intese come dimensioni che dovrebbero essere accessibili a qualunque essere umano e non relegate a un lusso e un privilegio per pochi. Il regista muove così un’efficace quanto sottile critica allo snobismo intellettuale delle istituzioni accademiche e museali, ormai consolidate e retrograde, spocchiosamente ignoranti in tutto il film (incluso il British Museum), incapaci di apprezzare il valore del singolo, come nel caso dell’archeologo autodidatta Basil Brown (Ralph Phiennes), responsabile della scoperta e della datazione della nave, nonché di condividere fino in fondo quella cultura e quel sapere di cui si arrogano il diritto di porsi come detentori e simbolo. Ed è così la vedova Pretty, proprietaria del terreno, a ergersi a vera promotrice della cultura dalle ampie e moderne vedute, decidendo spontaneamente, dopo l’acquisita potestà in tribunale del tesoro ritrovato, di donarlo gratuitamente al British Museum, affinché dopo la guerra possa divenire un motivo di conoscenza, identità e curiosità per l’intera nazione. La Nave Sepolta, film sottilmente rivoluzionario, tratteggia la Signora Pretty come donna femminista ante litteram, e lo stesso vale per Peggy Piggott (Lily James), donna quanto mai esperta nel suo lavoro ma disprezzata e sottovalutata per il suo sesso, rinchiusa in un matrimonio privo di passione con un collega forse omosessuale ma decisa a emanciparsi non solo dimostrando il proprio talento ma scegliendo liberamente di non sottostare più a un’unione infelice e degradante.

Delicato, profondo, ben recitato e moderno, il film fa uso del grandangolo a restituire la gravità della narrazione, indugiando sui vasti orizzonti dai colori caldi e le tinte ocra, crepuscolari, che pervadono un Suffolk incontaminato, vergine, fatto di campi e spazi in cui gente semplice vive lontana da ogni ipocrisia, via dalle presunzioni di una società troppo “imparata”.  La sceneggiatura di Moira Buffini tesse un film di contrasti, in cui i destini dei personaggi si intrecciano in una stessa missione, nella stessa corsa contro il tempo, minata dall’avvicinarsi incombente della guerra e della morte. La morte che, sotto forma di guerra, si avvicina quasi a sfiorare il piccolo gruppo di ricercatori spersi nelle campagne del Suffolk, indulge nella malattia degenerativa della signora Pretty e infine si affaccia nelle sembianze della stessa nave funeraria, strappata alla terra dalle mani esperte del Signor Brown.

Il tema centrale del film è infatti la celebrazione della vita e la possibilità della vita eterna, non in senso strettamente religioso ma in forma più sottile: la scoperta archeologica rappresenta una possibilità, una speranza mai perduta di trascendere o superare il mare del tempo. Ne emerge una riflessione sul valore riscoperto della storia e dell’archeologia come qualcosa di cui l’uomo, al di là della sua caducità, ha sempre fatto parte e sempre ne farà, sin dai tempi delle caverne, divenendo così immortale. All’affacciarsi della guerra, della morte, della perdita, tutti i personaggi sembrano porsi la stessa domanda: cosa rimarrà di me, cosa mi lascerò dietro? L’unica parvenza di risposta concreta pare provenire dal giovane Robert Pretty, il quale, consapevole della malattia della madre, la conduce in un mistico viaggio tra le stelle per farle capire che lei, la Regina della nave, lì dovrà attenderlo, in eterno cristallizzata nella costellazione di Orione. Ma sarà attraverso la scoperta della nave, attraverso il contributo alla storiografia inglese, che i personaggi della Signora Pretty e di Basil Brown vivranno in eterno, i loro nomi incisi sui cartellini del British Museum. 

chulas k~land @ Spazio Levante x amareacque | Venice 21/12/2025

here come the psychedelic vibes brought to venice at Spazio Levante. 🔮

thanks to amareacque for hosting us & making everything feel so intimate, and to scafandra for melting their sculptures into our mycelial tulles & unsettling lynchian veils 💜

extra love to sarabe for gifting us her soft and magical mushrooms 🍄🤍

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1977 in ogni caso, tratterà i tuoi Dati Personali fino al tempo permesso dalla legge Italiana a tutela dei propri interessi (Art. 2947(1)(3) Codice Civile). 

7. I tuoi diritti.

Nei limiti della Normativa Applicabile, hai il diritto di chiedere a 1977 in qualunque momento, l’accesso ai tuoi Dati Personali, la rettifica o la cancellazione degli stessi o di opporti al loro trattamento, la limitazione del trattamento nonché di ottenere in un formato strutturato, di uso comune e leggibile da dispositivo automatico i dati che ti riguardano.
Le richieste vanno rivolte via e-mail all’indirizzo: info@1977magazine.com 
Ai sensi della Normativa Applicabile, hai in ogni caso il diritto di proporre reclamo all’autorità di controllo competente (i.e. “Garante per la Protezione dei Dati Personali”) qualora ritenessi che il trattamento dei tuoi Dati Personali sia contrario alla normativa vigente.

8. Modifiche.

La presente Privacy Policy è in vigore dal giorno 25 maggio 2018. 
1977 si riserva di modificarne o semplicemente aggiornarne il contenuto, in parte o completamente, anche a causa di variazioni della Normativa Applicabile. 
1977 ti informerà di tali variazioni non appena verranno introdotte e saranno vincolanti non appena pubblicate sul Sito.
1977 ti invita, quindi, a visitare con regolarità questa sezione per prendere cognizione della più recente ed aggiornata versione della Privacy Policy in modo che tu sia sempre aggiornato sui dati raccolti e sull’uso che ne fa 1977.