Pillole da Ce L’ho Corto Film Festival 2021

Giovani, creatività e porno d’autore: sono queste le parole chiave di Ce L’ho Corto Film Festival, manifestazione incentrata sui cortometraggi che quest’anno è arrivata alla sua terza edizione. Dopo una seconda edizione trasferita interamente online a causa della pandemia, il festival organizzato dall’associazione culturale Kinodromo torna quest’anno adottando una forma ibrida, che permette di seguire il festival in presenza ma anche in streaming.

Dal 24 al 28 novembre 2021 Ce L’ho Corto Film Festival ha preso vita in una nuova location, il TPO di Bologna, storico centro colturale emiliano, rendendo disponibili i contenuti anche online sulla piattaforma OpenDDB. Tra 5 le cinque categorie in concorso, ne compare una del tutto nuova: Video Killed The Radio Star, dedicata ai videoclip, che si aggiunge ai cortometraggi brevi del programma Ce L’Ho Corto, ai cortometraggi internazionali della categoria Kinocorto, ai corti animati della sezione Animazione e al porno d’autore di Ce L’Ho Porno.

Ritratto in piccoli pezzi, Leonardo Migliaretti, Italia, 2021 | Ce L’ho Corto

“Non si può cogliere l’intera vita di un uomo in sole due ore, il massimo che si può sperare è di darne una buona impressione”. Questa citazione di Mankiewicz riassume l’obiettivo di questo cortometraggio, in cui una serie di immagini statiche di oggetti iconografici tracciano i contorni della vita di una persona qualsiasi, anonimamente appellata come Mister Professore. Il film trasuda l’ispirazione alla regia di Mike Mills, e il risultato è qualcosa di unico e intimo.

Aunt, Tumi Valdimarsson, Islanda, 2020 | Ce L’ho Corto

A casa della bambina protagonista è in visita la zia: un’energica ventenne dai capelli blu con piercing e tatuaggi – tutto ciò che possa dare segno di stravaganza. Il rapporto tra di loro è ottimo, quello tra mamma e zia un po’ meno. La bambina scopre che la zia nasconde un segreto, qualcosa che non solo farebbe arrabbiare mamma, ma che metterebbe la zia nei guai con la legge. Denunciare o scegliere il silenzio? Sarà della giovane protagonista la scelta finale.

Sunshine, Martino Aprile, Italia, 2020 | Ce L’ho Corto

Lui e lei sono rinchiusi in casa da 8 giorni perché il Sole è stato dichiarato dannoso alla salute. Quando giunge la notizia del via libera, però, lui mente a lei – che è americana e non conosce l’italiano – per poter continuare a passare tutto quel tempo con lei, il più tempo possibile. Nasce così uno scambio di battute comico, ironico e surreale che si conclude con un plot twist inaspettato ma che, improvvisamente, dona un senso a tutta la narrazione.

Jihad Summer Camp, Luca Bedini, Italia, 2021 | Kinocorto

Questo corto adotta uno stile documentaristico per raccontare un attacco del terrorismo islamico internazionale verificatosi nell’estate del 1994 in una polisportiva di Modena. Il fatto è collegato all’attentato dell’11 settembre 2001 e viene raccontato direttamente dagli stessi protagonisti della vicenda, attraverso un montaggio accattivante che connette interviste, immagini di repertorio, documenti e illustrazioni grafiche. Il risultato è un contrasto efficace, ottenuto anche grazie a un’impostazione narrativa seria e una colonna sonora leggera, a sottolineare l’assurdità di un evento al limite del grottesco.

Marlon Brando, Vincent Tilanus, Olanda, 2020 | Kinocorto

Presentato in anteprima al Festival di Cannes 2020, alla Settimana della Critica e al Toronto International Film Festival, Marlon Brandon racconta con estrema delicatezza di un ragazzo e una ragazza entrambi omosessuali, il cui rapporto quasi fraterno viene messo a dura prova dai rispettivi progetti per il futuro e dalle nuove priorità che la fine dell’adolescenza porta con sé. Intimo e toccante, tratta con genuinità e naturalezza una tematica delicata quanto mai attuale e necessaria: la ricerca di se stessi, l’esplorazione della propria sessualità, e l’importanza di trovare qualcuno in cui riconoscersi e con cui condividere dubbi, paure e difficoltà. Alternando momenti di staticità – con macchina da presa fissa – a passatti più dinamici, la regia sposta gradualmente la focalizzazione sui sentimenti di uno dei due, portando l’immedesimazione ai massimi livelli.

The Cloud is Still There, Mickey Lai, Malesia, 2020 | Kinocorto

Già presentato in concorso in diversi festival internazionali, tra cui il Busan international Film Festival, questo intenso cortometraggio semi-autobiografico d’esordio presenta il punto di vista di una giovane ragazza di fede cristiana che si oppone ai rituali taoisti della famiglia pregando in segreto al capezzale del nonno, in stato terminale. Toccando temi come la morte, la perdita di un caro e la salvezza dell’anima di un defunto, la regista mette in scena lo scontro tra la figlia e la madre, intessendo un contrasto tra due generazioni e tra due religioni attraverso un montaggio alternato crescente che sfocia nella drammatica e potente sequenza centrale.

Draining (Vidange), Guillaume Chevalier, Francia, 2021 | Kinocorto

Tensione e paura sono gli elementi principali di questo cortometraggio immerso nella suggestiva ambientazione di un lago circondato dalle montagne, dove un gruppo di pescatori viene attaccato da una presenza oscura e maligna che li trascina nelle profondità – una creatura che risulta terrificante e minacciosa anche se lasciata sempre fuori campo, giocando così in maniera efficace con il non-visto, l’off-screen. Tra le righe della narrazione emerge una forte critica sociale ai licenziamenti senza una giusta causa e alla conseguente competizione malsana.

Stephanie, Leonardo Van Dijl, Belgio, 2020 | Kinocorto

Una critica all’abitudine degli adulti di caricare di troppe responsabilità e aspettative i bambini negli sport solo per vanto e soddisfazione propria, senza preoccuparsi dell’impatto negativo che questo comportamento può avere sulle loro vite. Stephanie ha solo undici anni e ha vinto un premio internazionale di ginnastica artistica. È già considerata da tutti la futura campionessa del Belgio ma non è felice come dovrebbe essere, anzi, è soffocata dalla pressione e dallo stress sia psicologico che fisico. La macchina da presa insiste sui primi piani della piccola protagonista anche quando non ci sono dialoghi, a scavare nella sua interiorità, per cercare di cogliere quello che prova o pensa realmente, per leggere il suo stato d’animo tenuto nascosto agli occhi degli altri per paura di deludere chi crede così tanto in lei.

Branka, Ákos K. Kovács, Ungheria, 2021 | Kinocorto

Ambientato nella Jugoslavia del 1991 durante gli orrori della guerra che ha distrutto il paese, questo cortometraggio è la testimonianza degli eventi di quegli anni. Tutto è mostrato attraverso gli occhi dell’omonima protagonista, Branka, che inizia a lavorare in ospedale nel reparto di Ostetricia e nota cose inquietanti e sospette – come la sparizione dei neonati. Ma quello che a prima vista sembra un crimine atroce potrebbe anche rivelarsi un atto d’amore e di altruismo, se visto da un altro punto di vista. La protagonista si trova così davanti a un dilemma etico e a una scelta difficile da prendere.

Coo-Coo, Svetlana Belorussova, Russia, 2021 | Kinocorto

La complessa quotidianità di Dasha, giovane biologa, ruota attorno al dottorato di ricerca che sta sviluppando su una specie di foche del lago Baikal. L’amore sconfinato di Dasha per gli animali, tuttavia, rende la sua supervisora scettica rispetto all’obiettività della ricerca, costringendo più volte la protagonista a rimettere mano al proprio lavoro. Ad aggravare la situazione la madre di Dasha, fortemente cattolica, che impone alla figlia lunghe sessioni di preghiere notturne, privandola del sonno e delle energie giorno dopo giorno. Ecco messo in scena il conflitto per eccellenza della storia dell’umanità, quello tra scienza e religione, tra ragione e fede. Una lotta che grava sulle spalle della protagonista e che la tocca nel profondo: tra la fede religiosa della madre e l’interesse per lo studio e la difesa delle vite animali della figlia non sussistono distinzioni, ciò che varia è il soggetto a cui rivolgono la propria devozione. Così, il museo di animali imbalsamati in cui studia e lavora Dasha assume le sembianze di un luogo di culto, al pari dell’altare domestico verso cui è costretta a rivolgere le proprie preghiere ogni notte; mentre il volatile imbalsamato che custodisce nella propria camera da letto si fa oggetto sacro, quasi liturgico. Nel delirio finale che la pervade, Dasha scivola in un vortice di follia (“coo-coo”, appunto), immaginando se stessa nuda davanti ai propri interlocutori, come un’Eva cristiana immersa in un mortifero giardino dell’Eden.

E vissero, Aldo Verde, Italia, 2021 | Kinocorto

Colorato e irriverente, E vissero racconta il desiderio di emancipazione della Generazione Z attraverso il dialogo tra i due protagonisti, Felice e Contento: feticismi, sessualità, identità di genere, pregiudizi, tabù. Ne emerge una presa di posizione nei confronti della contraddittorietà dell’indole zoomer, generazione che talvolta arranca di fronte all’accettazione di quelle libertà che professa come inderogabili: i due protagonisti (si) ripetono, quasi fosse un mantra, quanto l’espressione della propria sessualità e identità costituisca un diritto inviolabile e come le generazioni precedenti sbaglino nel rigettare quelle istanze ritenendole non canoniche. Ma quando si tratta di loro stessi, della loro libertà sessuale, dell’espressione della loro identità di genere e del loro coming out, Felice e Contento non riescono a essere altrettanto onesti e impavidi. In un continuo e impacciato tentativo di approcciarsi affettuosamente l’uno all’altro, riescono a lasciarsi andare e coronare l’amore che da sempre li lega, purché – attenzione – resti un segreto. Ma è solo nei minuti finali che il regista presenta il tabù finale, in un plot twist avvincente e provocatorio che rimescola le carte in tavola e ci lascia con questa riflessione: i tabù sono frutto della società ma, in fin dei conti, la società siamo noi; quindi, non ci resta che chiederci quale sia il limite che non osiamo oltrepassare.

Techno, Mama, Saulius Baradinskas, Lituania, 2021 | Kinocorto 

Nikita ama la musica techno e sogna di raggiungere il padre a Berlino per visitare il famoso Berghain. Il ragazzo deve però fare i conti con la violenta e distaccata madre-padrona, donna incapace di empatizzare con i propri figli e totalmente priva di capacità genitoriali. Attraverso il formato 4:3 e una texture pastosa, questo corto si distingue per una forte vena underground e una pervasiva retorica del contrasto: il silenzio dittatoriale della quotidianità tra le soffocanti mura domestiche si contrappone alla potenza della musica techno ascoltata da Nikita, in un ballo sfrenato e liberatorio; i pochi dialoghi dalla cadenza monotona trovano negli scatti d’ira dei personaggi il loro opposto; così come la palette, che passando dal rosso saturo degli abiti di Nikita al blu intenso degli abiti della madre ne demarca l’intramontabile abisso emotivo. Quest’opera non solo mette in scena un rapporto abusivo, ma racconta due generazioni che non trovano il modo di amarsi, semplicemente perché nessuno ha insegnato loro come si fa.

Schianti, Tobia Passigato, Italia, 2021 | Kinocorto

La protagonista del corto è una cittadina sulle Dolomiti che, come molte altre tra il Veneto e il Trentino, è stata colpita nel 2018 dalla cosiddetta tempesta Vaia – disastro naturale che ha portato alla distruzione decine di migliaia di foreste alpine. “Milioni di camion sfracellati dal vento, migliaia di ettari di bosco rasi al suolo. Gli alberi abbattuti, in italiano i cosiddetti Schianti, si allungavano a perdita d’occhio, come un infinito gioco di shanghai” dice il regista, che attraverso i racconti di Silvano, Elsa, Cristina, Vitale, Lucia e Ginetta porta sullo schermo l’immenso vuoto che la notte tra il 28 e il 29 ottobre ha lasciato nei cuori di un’intera collettività. Ciò su cui si focalizza il corto è proprio il rapporto viscerale, fraterno che intercorre tra la foresta e la comunità che la circondava: un dare e avere reciproco, non solo di materie prime, ma anche e soprattutto di amore, cura e rispetto. La foresta viene descritta come un’entità, la cui essenza va ben oltre la sua dimensione fisica, secondo una concezione che trova nella scelta del bianco e nero l’espressione ideale: discostandosi da una rappresentazione didascalica del bosco con i suoi colori e sfumature, questa scelta estetica permette infatti di superare la soglia riduttiva della materia per concentrarsi su ciò che simboleggia, tra la sofferenza della perdita e la dolceamara consapevolezza che un giorno, seppur lontano, quella natura tornerà a vivere – e a essere amata dalle generazioni future.

Baby, Evie Snax, Germania, 2018 | Ce L’ho Porno

Un film che ci invita a esplorare il nostro corpo, strumento che quotidianamente viene rinchiuso all’interno di paradigmi di genere e orientamento sessuale. Ci invita a scavalcare certe delimitazioni imposte da un sistema che, oggi, non è più un grado di comprendere né di contenere le diversificate sfumature del corpo umano. Masturbazione e flora sono parti dello stesso universo, così come tutte le identità che dovremmo sentire di avere la libertà di manifestare.

Rubber, altSHIFT, Inghilterra, 2020 | Ce l’ho porno

Il lavoro di questə due registə si presenta subito diretto ed esplicito nel mostrare l’utilizzo consapevole dei sex toy, oggetti spesso ancora condannati da una cultura retrograda che li vede come nemici e non alleati. Il corto mette educa anche alle dinamiche di un rapporto omosessuale, con la volontà di ricordare ancora una volta l’importanza dei preservativi, del rispetto reciproco, della sicurezza e del consenso.

Mansplaining, Ann Antidote, Germania, 2021 | Ce l’ho porno

Oggi le mestruazioni sono il lusso che tutte le donne sono obbligate a permettersi. Sono quel momento che, molto spesso, le bambine devono vivere quasi come un rito d’iniziazione che le condanna all’età adulta. Ma possono anche essere motivo di vergogna o disgusto per chi si dimentica che quel sangue è l’unico sangue vitale e non proveniente da violenza, guerra e morte. Questo corto permette di indagare il sangue mestruale da vicino, di sentire ogni goccia battere contro il suolo e rilasciare un’eco di visibilità, di bellezza, andando contro quella visione paternalistica che caratterizza invece la pratica tossica del mansplaining.

L’Amour en Plan, Claire Sichez, Francia, 2021 | Animazione

Dopo vent’anni di matrimonio, Carine e Fabrice vivono una vita piuttosto abitudinaria insieme al figlio Simon. Carine si occupa dei lavori domestici, mentre Fabrice guarda continuamente la televisione. Ognuno occupa il proprio spazio, senza che i loro sguardi si incrocino mai. Un giorno però Carine, stanca dell’indifferenza del marito, decide di costruire un muro di mattoni, così da dividere la casa in due: da una parte cucina e camera da letto per sé, dall’altra il salotto e una stanza per il marito; la cameretta del figlio a metà, dotata di due porte separate a entrambe le parti della casa. Queste due parti della casa non riescono a essere illuminate contemporaneamente e questo problema scatena i litigi tra i due coniugi, mentre Simon diviene sempre più invisibile agli occhi dei genitori, arrivando a decidere di murarsi all’interno della sua stanza. Attraverso questo atto, Fabrice e Carine si rendono conto che i loro problemi di coppia non possono portarli a ignorare i bisogni del figlio e che in una famiglia è importante allo stesso modo l’apporto affettivo di entrambi i genitori.

Granny’s Sexual Life, Urška Djukić & Émilie Pigeard, Francia/Slovenia, 2021 | Animazione

Questo corto descrive lo status sociale delle donne slovene nella prima metà del XX secolo, nello specifico il modo in cui vivevano la sessualità, sulla base delle testimonianze anonime raccolte da Milena Miklavčič nel libro Fire, Ass and Snakes are not Toys. La miglior virtù che una donna potesse avere, a quel tempo, era essere tranquilla e non proferire parola. Non avevano alcun diritto né lavoravano, dovevano essere casalinghe obbedienti in grado di dare piacere al marito – volente o nolente – e periodicamente dargli dei figli. Il piacere delle donne era un tabù, anche per via delle ingerenze della Chiesa (i preti consideravano cattive mogli le donne che non rimanevano incinte per più di due anni, implicando che accadesse perché non davano piacere ai loro mariti). Le due registe, unendo stop-motion e ritratti di donne, trattano del possesso e della strumentalizzazione del corpo femminile attraverso un linguaggio visivo sarcastico e diretto.

Horacio, Caroline Cherrier, Francia, 2020 | Animazione

Durante gli anni di prigionia, Guillaume ha dimenticato il motivo per cui aveva ucciso Horacio, che gli torna in mente nel momento in cui, estinta la pena e tornato a casa dalla madre, questa inizia a urlare, ricordandogli che anche la vittima del suo omicidio stava urlando troppo forte. Il rapporto tra lui e la madre dimostra il disagio di Guillaume nei confronti dell’intensità del tono di voce, riuscendo a prestarle attenzione solo quando lei adotta il linguaggio dei segni per comunicare con lui. Tutto il corto è pervaso da un elemento ambiguo, una sorta di rete formata da una sostanza vischiosa di colore rosa che il protagonista vede per la prima volta quando entra in carcere e che, quando Guillaume sente urlare la madre, emblematicamente, si spezza.

Dye it Gold, Emby Alexander, Stati Uniti, 2021 | Video Killed The Radio Star

Deserto di Sonora, Arizona, USA. Cristo è crocifisso a un cactus mentre una ragazza alla guida di un furgoncino investe all’improvviso una creatura spaventosa dalle fattezze di uno scimpanzé. Questo videoclip ci proietta subito in un mondo surreale e blasfemo, in cui tutto sembra essere alla continua ricerca di qualcosa, forse di un Dio o di un senno perduto. La canonica immagine della croce appesa al collo diventa quindi un cactus, simbolo di una nuova fede che la ragazza brama e ricerca sin dall’inizio, stringendo il ciondolo tra le dita, quasi in venerazione. Alla fine, questo nuovo Dio viene scovato e, una volta liberato, risorge in una danza attorno a un falò al calar della sera: God diventa Gold.

The Sailor, Federico Borghesi, Regno Unito, 2020 | Video Killed The Radio Star

Questo videoclip ci proietta in un mondo onirico in cui sintetizzatore e pizzichìo di chitarra scandiscono le veloci sequenze del viaggio nella mente di un bambino un po’ cresciuto. Vediamo allora un 45enne che vagheggia su una sua ipotetica vita da marinaio. “Io non ho fatto la guerra / io non ho sofferto abbastanza / mi sono perso nel sonno / viaggio troppo nel niente”: queste le parole che incorniciano il breve ritratto di quest’uomo e che non sono altro, in realtà, che il grido di una generazione persa nel vuoto, schiacciata dal peso del non essere e non aver vissuto abbastanza. Forse il sonno, il fantastico e l’oblio sono le uniche vie di fuga.

Saturn, Bill Denbrough, Mallard, Italia, 2021 | Video Killed The Radio Star

Videoclip alla missione spaziale Cassini-Huygens del 2004, la prima ad atterrare su Titano, il più grande satellite di Saturno. Spaziale, cosmica, ultradimensionale, l’opera ci proietta su un’altra orbita, quella di Saturno e dei suoi satelliti attraverso la distorsione delle immagini e l’infinitezza dei suoni, trasportandoci in un’atmosfera ultraterrena. Siamo all’interno di una vera e propria tempesta spaziale, tra scariche elettromagnetiche che si trasformano in rumori d’ambiente asettici e futuristici, in un’atmosfera sospesa a mezz’aria che tenta di riprodurre Titano con le sue luci chiare, la vaghezza, la solitudine, il sogno.

Black Sheep, Gianvincenzo Pugliese, Italia, 2021 | Video Killed The Radio Star

“Siamo pecore nere / gente spietata”. Con queste parole il videoclip si presenta come rivendicazione delle proprie origini, ma anche grido di forza e resilienza di una famiglia del sud Italia abituata ad affrontare la vita con amaro sudore, coraggio e dignità. Gli occhi autentici e duri dell’anziano capofamiglia ci accompagnano lungo immagini oniriche del territorio bruno e genuino delle vie di Cetraro, piccolo paese di mare a ovest della Calabria. I temi trattati sono l’attaccamento alla famiglia, l’amore come “luce verde nel buio” (chiaro riferimento al grande Gatsby) e come fuga dalla galera del mondo, dagli ordini, dagli obblighi, nonché la volontà di credere che un’alternativa sia possibile per fare cessare questo costante senso di vuoto.

A perdere, Viola Mancini, Italia, 2021 | Video Killed The Radio Star

Un tuffo nei ricordi di una Rimini del 1963, una pellicola sbiadita, un tesoro nascosto in un vecchio attico rimasto seppellito per 55 anni. Ecco cosa rievoca questo videoclip attraverso vecchie sequenze un po’ appannate, dando loro una nuova vita. Un gioco d’animazione fatto di disegni e scarabocchi infantili che esaltano le immagini tratte da un’amatoriale ripresa familiare in una calda estate romagnola. Ed è con questa semplicità che le parole aleggiano tra i ricordi, tra la malinconia di un passato perduto e un senso di vuoto, solitudine e perdita.

“La nave sepolta” e la possibilità di sopravvivere al tempo

Basato sulla vera storia degli scavi di Sutton Hoo e sull’omonimo libro di John Preston, La Nave Sepolta (disponibile su Netflix) è un film crepuscolare, lento e introspettivo, che si concretizza in un racconto corale incentrato sulla memoria che resta dopo la morte o quanto meno sulla sopravvivenza della vita oltre certi limiti del tempo e della storia. Al centro c’è uno scavo archeologico, avvenuto nel Suffolk nel 1939, alle soglie del conflitto mondiale, durante il quale venne ritrovata un’antica nave del VII secolo, sepolcro rituale del Re vichingo Raedwald. Una scoperta straordinaria che permise non solo di riportare a galla un vero e proprio tesoro sepolto, ma anche di far luce su un periodo e una civiltà ritenuta fino ad allora barbara e incivile, priva di cultura e di significative espressioni di arte. Quel tesoro, tenuto nascosto per tutta la durata della guerra all’interno di una stazione della metropolitana di Londra, avrebbe fatto la sua comparsa solo diversi anni più tardi al British Museum, attraverso una donazione della Signora Pretty – interpretata magistralmente nel film da una pacata quanto sofferta Carey Mulligan.

Diretto dal registra australiano Simon Stone con un cast inglese d’eccezione in cui spiccano Ralph Phiennes, Lily James e Johnny Flynn, il film rende omaggio alla cultura e alla storia, intese come dimensioni che dovrebbero essere accessibili a qualunque essere umano e non relegate a un lusso e un privilegio per pochi. Il regista muove così un’efficace quanto sottile critica allo snobismo intellettuale delle istituzioni accademiche e museali, ormai consolidate e retrograde, spocchiosamente ignoranti in tutto il film (incluso il British Museum), incapaci di apprezzare il valore del singolo, come nel caso dell’archeologo autodidatta Basil Brown (Ralph Phiennes), responsabile della scoperta e della datazione della nave, nonché di condividere fino in fondo quella cultura e quel sapere di cui si arrogano il diritto di porsi come detentori e simbolo. Ed è così la vedova Pretty, proprietaria del terreno, a ergersi a vera promotrice della cultura dalle ampie e moderne vedute, decidendo spontaneamente, dopo l’acquisita potestà in tribunale del tesoro ritrovato, di donarlo gratuitamente al British Museum, affinché dopo la guerra possa divenire un motivo di conoscenza, identità e curiosità per l’intera nazione. La Nave Sepolta, film sottilmente rivoluzionario, tratteggia la Signora Pretty come donna femminista ante litteram, e lo stesso vale per Peggy Piggott (Lily James), donna quanto mai esperta nel suo lavoro ma disprezzata e sottovalutata per il suo sesso, rinchiusa in un matrimonio privo di passione con un collega forse omosessuale ma decisa a emanciparsi non solo dimostrando il proprio talento ma scegliendo liberamente di non sottostare più a un’unione infelice e degradante.

Delicato, profondo, ben recitato e moderno, il film fa uso del grandangolo a restituire la gravità della narrazione, indugiando sui vasti orizzonti dai colori caldi e le tinte ocra, crepuscolari, che pervadono un Suffolk incontaminato, vergine, fatto di campi e spazi in cui gente semplice vive lontana da ogni ipocrisia, via dalle presunzioni di una società troppo “imparata”.  La sceneggiatura di Moira Buffini tesse un film di contrasti, in cui i destini dei personaggi si intrecciano in una stessa missione, nella stessa corsa contro il tempo, minata dall’avvicinarsi incombente della guerra e della morte. La morte che, sotto forma di guerra, si avvicina quasi a sfiorare il piccolo gruppo di ricercatori spersi nelle campagne del Suffolk, indulge nella malattia degenerativa della signora Pretty e infine si affaccia nelle sembianze della stessa nave funeraria, strappata alla terra dalle mani esperte del Signor Brown.

Il tema centrale del film è infatti la celebrazione della vita e la possibilità della vita eterna, non in senso strettamente religioso ma in forma più sottile: la scoperta archeologica rappresenta una possibilità, una speranza mai perduta di trascendere o superare il mare del tempo. Ne emerge una riflessione sul valore riscoperto della storia e dell’archeologia come qualcosa di cui l’uomo, al di là della sua caducità, ha sempre fatto parte e sempre ne farà, sin dai tempi delle caverne, divenendo così immortale. All’affacciarsi della guerra, della morte, della perdita, tutti i personaggi sembrano porsi la stessa domanda: cosa rimarrà di me, cosa mi lascerò dietro? L’unica parvenza di risposta concreta pare provenire dal giovane Robert Pretty, il quale, consapevole della malattia della madre, la conduce in un mistico viaggio tra le stelle per farle capire che lei, la Regina della nave, lì dovrà attenderlo, in eterno cristallizzata nella costellazione di Orione. Ma sarà attraverso la scoperta della nave, attraverso il contributo alla storiografia inglese, che i personaggi della Signora Pretty e di Basil Brown vivranno in eterno, i loro nomi incisi sui cartellini del British Museum. 

“La nave sepolta” e la possibilità di sopravvivere al tempo

Basato sulla vera storia degli scavi di Sutton Hoo e sull’omonimo libro di John Preston, La Nave Sepolta (disponibile su Netflix) è un film crepuscolare, lento e introspettivo, che si concretizza in un racconto corale incentrato sulla memoria che resta dopo la morte o quanto meno sulla sopravvivenza della vita oltre certi limiti del tempo e della storia. Al centro c’è uno scavo archeologico, avvenuto nel Suffolk nel 1939, alle soglie del conflitto mondiale, durante il quale venne ritrovata un’antica nave del VII secolo, sepolcro rituale del Re vichingo Raedwald. Una scoperta straordinaria che permise non solo di riportare a galla un vero e proprio tesoro sepolto, ma anche di far luce su un periodo e una civiltà ritenuta fino ad allora barbara e incivile, priva di cultura e di significative espressioni di arte. Quel tesoro, tenuto nascosto per tutta la durata della guerra all’interno di una stazione della metropolitana di Londra, avrebbe fatto la sua comparsa solo diversi anni più tardi al British Museum, attraverso una donazione della Signora Pretty – interpretata magistralmente nel film da una pacata quanto sofferta Carey Mulligan.

Diretto dal registra australiano Simon Stone con un cast inglese d’eccezione in cui spiccano Ralph Phiennes, Lily James e Johnny Flynn, il film rende omaggio alla cultura e alla storia, intese come dimensioni che dovrebbero essere accessibili a qualunque essere umano e non relegate a un lusso e un privilegio per pochi. Il regista muove così un’efficace quanto sottile critica allo snobismo intellettuale delle istituzioni accademiche e museali, ormai consolidate e retrograde, spocchiosamente ignoranti in tutto il film (incluso il British Museum), incapaci di apprezzare il valore del singolo, come nel caso dell’archeologo autodidatta Basil Brown (Ralph Phiennes), responsabile della scoperta e della datazione della nave, nonché di condividere fino in fondo quella cultura e quel sapere di cui si arrogano il diritto di porsi come detentori e simbolo. Ed è così la vedova Pretty, proprietaria del terreno, a ergersi a vera promotrice della cultura dalle ampie e moderne vedute, decidendo spontaneamente, dopo l’acquisita potestà in tribunale del tesoro ritrovato, di donarlo gratuitamente al British Museum, affinché dopo la guerra possa divenire un motivo di conoscenza, identità e curiosità per l’intera nazione. La Nave Sepolta, film sottilmente rivoluzionario, tratteggia la Signora Pretty come donna femminista ante litteram, e lo stesso vale per Peggy Piggott (Lily James), donna quanto mai esperta nel suo lavoro ma disprezzata e sottovalutata per il suo sesso, rinchiusa in un matrimonio privo di passione con un collega forse omosessuale ma decisa a emanciparsi non solo dimostrando il proprio talento ma scegliendo liberamente di non sottostare più a un’unione infelice e degradante.

Delicato, profondo, ben recitato e moderno, il film fa uso del grandangolo a restituire la gravità della narrazione, indugiando sui vasti orizzonti dai colori caldi e le tinte ocra, crepuscolari, che pervadono un Suffolk incontaminato, vergine, fatto di campi e spazi in cui gente semplice vive lontana da ogni ipocrisia, via dalle presunzioni di una società troppo “imparata”.  La sceneggiatura di Moira Buffini tesse un film di contrasti, in cui i destini dei personaggi si intrecciano in una stessa missione, nella stessa corsa contro il tempo, minata dall’avvicinarsi incombente della guerra e della morte. La morte che, sotto forma di guerra, si avvicina quasi a sfiorare il piccolo gruppo di ricercatori spersi nelle campagne del Suffolk, indulge nella malattia degenerativa della signora Pretty e infine si affaccia nelle sembianze della stessa nave funeraria, strappata alla terra dalle mani esperte del Signor Brown.

Il tema centrale del film è infatti la celebrazione della vita e la possibilità della vita eterna, non in senso strettamente religioso ma in forma più sottile: la scoperta archeologica rappresenta una possibilità, una speranza mai perduta di trascendere o superare il mare del tempo. Ne emerge una riflessione sul valore riscoperto della storia e dell’archeologia come qualcosa di cui l’uomo, al di là della sua caducità, ha sempre fatto parte e sempre ne farà, sin dai tempi delle caverne, divenendo così immortale. All’affacciarsi della guerra, della morte, della perdita, tutti i personaggi sembrano porsi la stessa domanda: cosa rimarrà di me, cosa mi lascerò dietro? L’unica parvenza di risposta concreta pare provenire dal giovane Robert Pretty, il quale, consapevole della malattia della madre, la conduce in un mistico viaggio tra le stelle per farle capire che lei, la Regina della nave, lì dovrà attenderlo, in eterno cristallizzata nella costellazione di Orione. Ma sarà attraverso la scoperta della nave, attraverso il contributo alla storiografia inglese, che i personaggi della Signora Pretty e di Basil Brown vivranno in eterno, i loro nomi incisi sui cartellini del British Museum. 

chulas k~land @ Combo x mega basic | Turin 19/4/2026

This time was special, we made friends with gloomy flames and glowing horns, creating a punkish neon environment ⚡️🔥

With OJO DJ, Mortimer-Dubaton live, Volantis, Odd Shy Guy, Volantis, Bruised Springs Teen 💜

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About Privacy Policy

Informativa Sul Trattamento Dei Dati Personali (Privacy Policy)

L’Associazione 1977, Codice Fiscale 94634500154 in persona del Presidente Christofher Lobraico, con sede in Villasanta (MB), Viale della Vittoria, n. 36, (di seguito anche “1977”), in qualità di titolare del trattamento dei dati personali ai sensi del D.Lgs. 196/2003 e successive modifiche – Codice in materia di protezione dei dati personali (il “Codice”) – e del Regolamento UE 679/2016, applicabile a far data dal 25 maggio 2018 – Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (il “GDPR”) (il Codice ed il GDPR vengono, congiuntamente, definiti la “Normativa Applicabile”) riconosce l’importanza della protezione dei dati personali e considera la relativa tutela uno dei principali obiettivi della propria attività.
Prima di comunicare qualsiasi dato personale, 1977 ti invita a leggere con cura la presente privacy policy, che contiene informazioni importanti sulla tutela dei dati personali e sulle misure di sicurezza adottate per garantirne la relativa riservatezza nel pieno rispetto della Normativa Applicabile (la “Privacy Policy”).
La presente Privacy Policy non è applicabile ad altri siti web eventualmente consultati tramite link esterni; è da intendersi quale informativa resa ai sensi dell’art. 13 della Normativa Applicabile a coloro i quali dovessero interagire con il www.1977magazine.com

 1977 ti informa che il trattamento dei tuoi dati personali sarà improntato ai principi di liceità, correttezza, trasparenza, limitazione delle finalità e della conservazione, minimizzazione dei dati, esattezza, integrità e riservatezza. I tuoi dati personali verranno, pertanto, trattati in accordo alle disposizioni legislative della Normativa Applicabile ed agli obblighi di riservatezza ivi previsti.
Di seguito l’indice della presente Privacy Policy, affinché tu possa facilmente trovare le informazioni inerenti al trattamento dei tuoi dati personali.

Indice.
1. Titolare del trattamento
2. I dati personali oggetto di trattamento
a. Dati di navigazione
b. Dati forniti volontariamente
c. Cookie e tecnologie affini
3. Finalità, base giuridica e natura obbligatoria o facoltativa del trattamento
4. Destinatari
5. Trasferimenti
6. Conservazione dei dati
7. I tuoi diritti
8. Modifiche

1. Titolare del trattamento.

Alla luce della Normativa Applicabile, titolare del trattamento del Sito è 1977.

2. I dati oggetto di trattamento.

Per “Dati Personali” s’intende qualsiasi informazione riguardante una persona fisica identificata e/o identificabile, con particolare riferimento ad un identificativo come il nome, un numero di identificazione, dati relativi all’ubicazione, un identificativo online o ad uno o più elementi caratteristici della sua identità fisica, fisiologica, psichica, economica, culturale o sociale.

I Dati Personali raccolti dal Sito sono i seguenti:

a. Dati di navigazione.
I sistemi informatici del Sito raccolgono alcuni Dati Personali, la cui trasmissione è implicita nell’uso dei protocolli di comunicazione di Internet. Si tratta di informazioni che non sono raccolte per essere associate a te, ma che per loro stessa natura potrebbero, attraverso elaborazioni ed associazioni con dati detenuti da terzi, permettere di identificarti. Tra questi ci sono gli indirizzi IP o i nomi a dominio dei dispositivi utilizzati per connetterti al Sito, gli indirizzi in notazione URI (Uniform ResourceIdentifier) delle risorse richieste, l’orario della richiesta, il metodo utilizzato nel sottoporre la richiesta al server, la dimensione del file ottenuto in risposta, il codice numerico indicante lo stato della risposta data dal server (buon fine, errore, ecc.) ed altri parametri relativi al tuo sistema operativo e ambiente informatico.
Questi dati vengono utilizzati al fine di ricavare informazioni statistiche anonime sull’uso del Sito e per controllarne il corretto funzionamento; per permettere – vista l’architettura dei sistemi utilizzati – la corretta erogazione delle varie funzionalità da te richieste, per ragioni di sicurezza e di accertamento di responsabilità in caso di ipotetici reati informatici ai danni del Sito o di terzi e vengono cancellati dopo 7 giorni.

b. Dati forniti volontariamente.
Attraverso il Sito www.1977magazine.com, hai la possibilità di fornire volontariamente Dati Personali come il nome e l’indirizzo e-mail per contattare 1977  attraverso il form “Contatti”.
1977 tratterà questi dati nel rispetto della Normativa Applicabile, assumendo che siano riferiti a te o a terzi soggetti che ti hanno espressamente autorizzato a conferirli in base ad un’idonea base giuridica che legittima il trattamento dei dati in questione. Rispetto a tali ipotesi, ti poni come autonomo titolare del trattamento, assumendoti tutti gli obblighi e le responsabilità di legge. In tal senso, conferisci sul punto la più ampia manleva rispetto ad ogni contestazione, pretesa, richiesta di risarcimento del danno da trattamento, etc. che dovesse pervenire a 1977 da terzi soggetti i cui Dati Personali siano stati trattati attraverso il tuo utilizzo del Sito in violazione della Normativa Applicabile.

c. Cookie e tecnologie affini.
1977 raccoglie Dati Personali attraverso cookies. E ciò con la espressa finalità di offrire una migliore esperienza di navigazione, oltre alle ulteriori finalità descritte nel presente documento e nella Cookie Policy.

3. Finalità, base giuridica e natura obbligatoria o facoltativa del trattamento.

I Dati Personali che fornisci attraverso il Sito saranno trattati da 1977per le seguenti finalità:
a) finalità inerenti l’esecuzione di un contratto di cui sei parte o all’esecuzione di misure precontrattuali adottate su tua richiesta;
b) finalità di ricerche/analisi statistiche su dati aggregati o anonimi, senza dunque possibilità di identificare l’utente, volti a misurare il funzionamento del Sito, misurare il traffico e valutare usabilità e interesse;
c) finalità relative all’adempimento di un obbligo legale al quale 1977 è soggetta;
d) finalità necessarie ad accertare, esercitare o difendere un diritto in sede giudiziaria o ogniqualvolta le autorità giurisdizionali esercitino le loro funzioni giurisdizionali;
La base legale del trattamento di Dati Personali per le finalità di cui al punto a) è l’erogazione di un servizio o il riscontro ad una richiesta che non richiedano il consenso ai sensi della Normativa Applicabile.
La finalità di cui al punto b) non comporta il trattamento di Dati Personali, mentre la finalità di cui al punto d) rappresenta un trattamento legittimo di Dati Personali ai sensi della Normativa Applicabile in quanto, una volta conferiti i Dati Personali, il trattamento è necessario per adempiere ad un obbligo di legge a cui 1977 è soggetto.
Il conferimento dei tuoi Dati Personali per la finalità sopra elencate è facoltativo, ma il loro eventuale mancato conferimento potrebbe rendere impossibile riscontrare una tua richiesta o adempiere ad un obbligo legale a cui 1977 è soggetto.

4. Destinatari.

I tuoi Dati Personali potranno essere condivisi, per le finalità specificate al punto 3, con:
a. soggetti necessari per l’erogazione dei servizi offerti dal Sito, tra cui a titolo esemplificativo, l’invio di e-mail e l’analisi del funzionamento del Sito che agiscono tipicamente in qualità di responsabili del trattamento di 1977 ;
b. persone autorizzate da 1977 al trattamento dei Dati Personali che si siano impegnate alla riservatezza o abbiano un adeguato obbligo legale di riservatezza, quali dipendenti e collaboratori (a. e b. sono, collettivamente, definiti i “Destinatari”);
c. autorità giurisdizionali nell’esercizio delle loro funzioni quando richiesto dalla Normativa Applicabile.

5. Trasferimenti.

1977 assicura che il trattamento elettronico e cartaceo dei tuoi Dati Personali avviene nel rispetto della Normativa Applicabile. Eventuali trasferimenti si baseranno alternativamente su una decisione di adeguatezza o sulle Standard Model Clauses approvate dalla Commissione Europea. 

6. Conservazione dei dati.

1977 tratterà i tuoi Dati Personali per il tempo strettamente necessario a raggiungere gli scopi indicati al punto 3. 
1977 in ogni caso, tratterà i tuoi Dati Personali fino al tempo permesso dalla legge Italiana a tutela dei propri interessi (Art. 2947(1)(3) Codice Civile). 

7. I tuoi diritti.

Nei limiti della Normativa Applicabile, hai il diritto di chiedere a 1977 in qualunque momento, l’accesso ai tuoi Dati Personali, la rettifica o la cancellazione degli stessi o di opporti al loro trattamento, la limitazione del trattamento nonché di ottenere in un formato strutturato, di uso comune e leggibile da dispositivo automatico i dati che ti riguardano.
Le richieste vanno rivolte via e-mail all’indirizzo: info@1977magazine.com 
Ai sensi della Normativa Applicabile, hai in ogni caso il diritto di proporre reclamo all’autorità di controllo competente (i.e. “Garante per la Protezione dei Dati Personali”) qualora ritenessi che il trattamento dei tuoi Dati Personali sia contrario alla normativa vigente.

8. Modifiche.

La presente Privacy Policy è in vigore dal giorno 25 maggio 2018. 
1977 si riserva di modificarne o semplicemente aggiornarne il contenuto, in parte o completamente, anche a causa di variazioni della Normativa Applicabile. 
1977 ti informerà di tali variazioni non appena verranno introdotte e saranno vincolanti non appena pubblicate sul Sito.
1977 ti invita, quindi, a visitare con regolarità questa sezione per prendere cognizione della più recente ed aggiornata versione della Privacy Policy in modo che tu sia sempre aggiornato sui dati raccolti e sull’uso che ne fa 1977.