Pillole dalla 79a Mostra del Cinema di Venezia: riflessioni intorno al concetto di famiglia

Dal 31 agosto al 10 settembre 2022, la 79a edizione della Mostra del Cinema di Venezia ha portato al Lido una molteplicità di generi, punti di vista, estetiche e approcci. Tra i titoli presentati in programma, è emerso un minimo comun denominatore che lega tra loro alcuni dei film proiettati: il tema famiglia. Una questione che viene esplorata, sviscerata e rappresentata attraverso linguaggi e modalità anche molto diversi tra loro. Per guidarvi in questo percorso, abbiamo individuato 4 film che hanno indagato, scardinato e decostruito il concetto di famiglia in modo brillante e approfondito.

White Noise, Noah Baumbach, USA, 2022

Film di inaugurazione della 79a Mostra del Cinema di Venezia, White Noise è ambientato nella prima metà degli anni ’80 e racconta le vicissitudini di una famiglia molto allargata e apparentemente fuori dalle righe, ma in realtà molto affiatata ed equilibrata. Jack (Adam Driver) è il più importante studioso storiografico di Hitler degli Stati Uniti, la moglie Babette (Greta Gerwig) è un’insegnante di ginnastica e hanno quattro figli, il più piccolo avuto insieme, mentre gli altri 3 frutto di rispettive relazioni precedenti. La routine della famiglia viene improvvisamente sconvolta dall’arrivo di una minacciosa nube potenzialmente tossica che incombe sulle loro vite, causando deliri collettivi e portando Baumbach ad affrontare in modo schietto e disincantato la paura della morte – la propria e quella delle persone amate. Cosa è peggio? Morire per primi o rimanere da soli al mondo insieme al dolore della perdita?

Bones and All, Luca Guadagnino, USA, 2022

Il concetto di famiglia può – e deve – assumere una potenzialmente infinita varietà di forme, e quella delineata da Luca Guadagnino si regge su quel filo invisibile che lega tra loro la comunità delle cosiddette persone marginalizzate: un gruppo di persone che diventa casa per chi una casa o una famiglia non ce l’ha. In Bones and All i livelli di stratificazione sulla tematica sono molteplici e portano il concetto di outsider agli estremi, al punto che ogni personaggio risulta impossibile da integrare agli altri. Sono nomadi condannati a fuggire da tutto e tutti, soprattutto dai propri simili. Un film profondo e attuale, che spaziando dal cinema indie contemporaneo al gore e allo splatter si fa cassa di risonanza delle istanze che gravano sulle vite delle giovani generazioni, afflitte da un costante senso di inadeguatezza e di incomprensione.

L’Origine du Mal, Sébastien Marnier, Francia, Canada, 2022

Presentato nella sezione Orizzonti Extra, L’Origine du Mal di Sébastien Marner affronta il tema della famiglia attraverso un film di suspense e misteri tipici del genere thriller. Stéphane (Laure Calamy) non ha una famiglia e vive a casa di un’amica. La sua quotidianità consiste nell’andare a lavorare in fabbrica e visitare la compagna in prigione. Un giorno, però, trova il coraggio di tentare un riavvicinamento con Serge (Jacques Weber), il padre mai conosciuto. Se fare breccia nel suo cuore sembra relativamente facile, non è lo stesso per tutte le altri componenti femminili della famiglia, matrigna, sorellastra, nipote e anche la domestica, che sono restie ad accogliere Stéphane. Con il proseguire della narrazione, L’Origine du Mal porta a galla le ombre e i segreti che si annidano nei rapporti della famiglia: tutti hanno degli scheletri nell’armadio, bisogna solo capire cosa può essere perdonato e cosa no.

Athena, Romain Gavras, Francia, 2022

Col film di Romain Gavras, la tragedia greca fa un passo in avanti e arriva nelle banlieu parigine degli anni Duemila. Se con l’opera precedente Il mondo è tuo il regista francese tesseva un omaggio a La Haine di Kassovitz, in Athena ne riprendere la narrazione tripartita attraverso lo sguardo di tre personaggi, aggiungendovi l’approccio moderno e guerrigliero de I miserabili di Ladj Ly – che ha collaborato alla sceneggiatura di Athena insieme a Gavras ed Elias Belkeddar. Ambientato nel quartiere di Athene a Parigi, racconta la rappresaglia urbana causata dall’uccisione del piccolo Idri per mano delle forze dell’ordine. Intorno a questo omicidio ruotano infatti le tre figure principali, i fratelli maggiori dell’undicenne, impegnate non solo nello scontro con la polizia, ma anche in una lotta intestina alla loro stessa famiglia, dilaniata dalla perdita. Tra vendetta, giustizia e affari, per 97 minuti il pubblico viene catapultato in una regia fatta di piani sequenza e immersioni continue nei sentimenti viscerali dei protagonisti, risultando uno dei film di guerra meglio riusciti degli ultimi anni.

Greta Pelizzari

“La nave sepolta” e la possibilità di sopravvivere al tempo

Basato sulla vera storia degli scavi di Sutton Hoo e sull’omonimo libro di John Preston, La Nave Sepolta (disponibile su Netflix) è un film crepuscolare, lento e introspettivo, che si concretizza in un racconto corale incentrato sulla memoria che resta dopo la morte o quanto meno sulla sopravvivenza della vita oltre certi limiti del tempo e della storia. Al centro c’è uno scavo archeologico, avvenuto nel Suffolk nel 1939, alle soglie del conflitto mondiale, durante il quale venne ritrovata un’antica nave del VII secolo, sepolcro rituale del Re vichingo Raedwald. Una scoperta straordinaria che permise non solo di riportare a galla un vero e proprio tesoro sepolto, ma anche di far luce su un periodo e una civiltà ritenuta fino ad allora barbara e incivile, priva di cultura e di significative espressioni di arte. Quel tesoro, tenuto nascosto per tutta la durata della guerra all’interno di una stazione della metropolitana di Londra, avrebbe fatto la sua comparsa solo diversi anni più tardi al British Museum, attraverso una donazione della Signora Pretty – interpretata magistralmente nel film da una pacata quanto sofferta Carey Mulligan.

Diretto dal registra australiano Simon Stone con un cast inglese d’eccezione in cui spiccano Ralph Phiennes, Lily James e Johnny Flynn, il film rende omaggio alla cultura e alla storia, intese come dimensioni che dovrebbero essere accessibili a qualunque essere umano e non relegate a un lusso e un privilegio per pochi. Il regista muove così un’efficace quanto sottile critica allo snobismo intellettuale delle istituzioni accademiche e museali, ormai consolidate e retrograde, spocchiosamente ignoranti in tutto il film (incluso il British Museum), incapaci di apprezzare il valore del singolo, come nel caso dell’archeologo autodidatta Basil Brown (Ralph Phiennes), responsabile della scoperta e della datazione della nave, nonché di condividere fino in fondo quella cultura e quel sapere di cui si arrogano il diritto di porsi come detentori e simbolo. Ed è così la vedova Pretty, proprietaria del terreno, a ergersi a vera promotrice della cultura dalle ampie e moderne vedute, decidendo spontaneamente, dopo l’acquisita potestà in tribunale del tesoro ritrovato, di donarlo gratuitamente al British Museum, affinché dopo la guerra possa divenire un motivo di conoscenza, identità e curiosità per l’intera nazione. La Nave Sepolta, film sottilmente rivoluzionario, tratteggia la Signora Pretty come donna femminista ante litteram, e lo stesso vale per Peggy Piggott (Lily James), donna quanto mai esperta nel suo lavoro ma disprezzata e sottovalutata per il suo sesso, rinchiusa in un matrimonio privo di passione con un collega forse omosessuale ma decisa a emanciparsi non solo dimostrando il proprio talento ma scegliendo liberamente di non sottostare più a un’unione infelice e degradante.

Delicato, profondo, ben recitato e moderno, il film fa uso del grandangolo a restituire la gravità della narrazione, indugiando sui vasti orizzonti dai colori caldi e le tinte ocra, crepuscolari, che pervadono un Suffolk incontaminato, vergine, fatto di campi e spazi in cui gente semplice vive lontana da ogni ipocrisia, via dalle presunzioni di una società troppo “imparata”.  La sceneggiatura di Moira Buffini tesse un film di contrasti, in cui i destini dei personaggi si intrecciano in una stessa missione, nella stessa corsa contro il tempo, minata dall’avvicinarsi incombente della guerra e della morte. La morte che, sotto forma di guerra, si avvicina quasi a sfiorare il piccolo gruppo di ricercatori spersi nelle campagne del Suffolk, indulge nella malattia degenerativa della signora Pretty e infine si affaccia nelle sembianze della stessa nave funeraria, strappata alla terra dalle mani esperte del Signor Brown.

Il tema centrale del film è infatti la celebrazione della vita e la possibilità della vita eterna, non in senso strettamente religioso ma in forma più sottile: la scoperta archeologica rappresenta una possibilità, una speranza mai perduta di trascendere o superare il mare del tempo. Ne emerge una riflessione sul valore riscoperto della storia e dell’archeologia come qualcosa di cui l’uomo, al di là della sua caducità, ha sempre fatto parte e sempre ne farà, sin dai tempi delle caverne, divenendo così immortale. All’affacciarsi della guerra, della morte, della perdita, tutti i personaggi sembrano porsi la stessa domanda: cosa rimarrà di me, cosa mi lascerò dietro? L’unica parvenza di risposta concreta pare provenire dal giovane Robert Pretty, il quale, consapevole della malattia della madre, la conduce in un mistico viaggio tra le stelle per farle capire che lei, la Regina della nave, lì dovrà attenderlo, in eterno cristallizzata nella costellazione di Orione. Ma sarà attraverso la scoperta della nave, attraverso il contributo alla storiografia inglese, che i personaggi della Signora Pretty e di Basil Brown vivranno in eterno, i loro nomi incisi sui cartellini del British Museum. 

“La nave sepolta” e la possibilità di sopravvivere al tempo

Basato sulla vera storia degli scavi di Sutton Hoo e sull’omonimo libro di John Preston, La Nave Sepolta (disponibile su Netflix) è un film crepuscolare, lento e introspettivo, che si concretizza in un racconto corale incentrato sulla memoria che resta dopo la morte o quanto meno sulla sopravvivenza della vita oltre certi limiti del tempo e della storia. Al centro c’è uno scavo archeologico, avvenuto nel Suffolk nel 1939, alle soglie del conflitto mondiale, durante il quale venne ritrovata un’antica nave del VII secolo, sepolcro rituale del Re vichingo Raedwald. Una scoperta straordinaria che permise non solo di riportare a galla un vero e proprio tesoro sepolto, ma anche di far luce su un periodo e una civiltà ritenuta fino ad allora barbara e incivile, priva di cultura e di significative espressioni di arte. Quel tesoro, tenuto nascosto per tutta la durata della guerra all’interno di una stazione della metropolitana di Londra, avrebbe fatto la sua comparsa solo diversi anni più tardi al British Museum, attraverso una donazione della Signora Pretty – interpretata magistralmente nel film da una pacata quanto sofferta Carey Mulligan.

Diretto dal registra australiano Simon Stone con un cast inglese d’eccezione in cui spiccano Ralph Phiennes, Lily James e Johnny Flynn, il film rende omaggio alla cultura e alla storia, intese come dimensioni che dovrebbero essere accessibili a qualunque essere umano e non relegate a un lusso e un privilegio per pochi. Il regista muove così un’efficace quanto sottile critica allo snobismo intellettuale delle istituzioni accademiche e museali, ormai consolidate e retrograde, spocchiosamente ignoranti in tutto il film (incluso il British Museum), incapaci di apprezzare il valore del singolo, come nel caso dell’archeologo autodidatta Basil Brown (Ralph Phiennes), responsabile della scoperta e della datazione della nave, nonché di condividere fino in fondo quella cultura e quel sapere di cui si arrogano il diritto di porsi come detentori e simbolo. Ed è così la vedova Pretty, proprietaria del terreno, a ergersi a vera promotrice della cultura dalle ampie e moderne vedute, decidendo spontaneamente, dopo l’acquisita potestà in tribunale del tesoro ritrovato, di donarlo gratuitamente al British Museum, affinché dopo la guerra possa divenire un motivo di conoscenza, identità e curiosità per l’intera nazione. La Nave Sepolta, film sottilmente rivoluzionario, tratteggia la Signora Pretty come donna femminista ante litteram, e lo stesso vale per Peggy Piggott (Lily James), donna quanto mai esperta nel suo lavoro ma disprezzata e sottovalutata per il suo sesso, rinchiusa in un matrimonio privo di passione con un collega forse omosessuale ma decisa a emanciparsi non solo dimostrando il proprio talento ma scegliendo liberamente di non sottostare più a un’unione infelice e degradante.

Delicato, profondo, ben recitato e moderno, il film fa uso del grandangolo a restituire la gravità della narrazione, indugiando sui vasti orizzonti dai colori caldi e le tinte ocra, crepuscolari, che pervadono un Suffolk incontaminato, vergine, fatto di campi e spazi in cui gente semplice vive lontana da ogni ipocrisia, via dalle presunzioni di una società troppo “imparata”.  La sceneggiatura di Moira Buffini tesse un film di contrasti, in cui i destini dei personaggi si intrecciano in una stessa missione, nella stessa corsa contro il tempo, minata dall’avvicinarsi incombente della guerra e della morte. La morte che, sotto forma di guerra, si avvicina quasi a sfiorare il piccolo gruppo di ricercatori spersi nelle campagne del Suffolk, indulge nella malattia degenerativa della signora Pretty e infine si affaccia nelle sembianze della stessa nave funeraria, strappata alla terra dalle mani esperte del Signor Brown.

Il tema centrale del film è infatti la celebrazione della vita e la possibilità della vita eterna, non in senso strettamente religioso ma in forma più sottile: la scoperta archeologica rappresenta una possibilità, una speranza mai perduta di trascendere o superare il mare del tempo. Ne emerge una riflessione sul valore riscoperto della storia e dell’archeologia come qualcosa di cui l’uomo, al di là della sua caducità, ha sempre fatto parte e sempre ne farà, sin dai tempi delle caverne, divenendo così immortale. All’affacciarsi della guerra, della morte, della perdita, tutti i personaggi sembrano porsi la stessa domanda: cosa rimarrà di me, cosa mi lascerò dietro? L’unica parvenza di risposta concreta pare provenire dal giovane Robert Pretty, il quale, consapevole della malattia della madre, la conduce in un mistico viaggio tra le stelle per farle capire che lei, la Regina della nave, lì dovrà attenderlo, in eterno cristallizzata nella costellazione di Orione. Ma sarà attraverso la scoperta della nave, attraverso il contributo alla storiografia inglese, che i personaggi della Signora Pretty e di Basil Brown vivranno in eterno, i loro nomi incisi sui cartellini del British Museum. 

chulas k~land @ Spazio Levante x amareacque | Venice 21/12/2025

here come the psychedelic vibes brought to venice at Spazio Levante. 🔮

thanks to amareacque for hosting us & making everything feel so intimate, and to scafandra for melting their sculptures into our mycelial tulles & unsettling lynchian veils 💜

extra love to sarabe for gifting us her soft and magical mushrooms 🍄🤍

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