Ripercorrere la vita di una persona attraverso un libro, un film o un documentario è sempre un’impresa di considerevole difficoltà. Racchiudere un’esistenza – più o meno straordinaria – in qualche centinaio di pagine piuttosto che di metri di pellicola, anzi, in qualche bit, potrebbe sembrare riduttivo, un forzato tentativo di riportare all’attenzione di un pubblico quella che è stata semplicemente una realtà. Spesso, infatti, ciò che solletica l’interesse dello spettatore sono i retroscena, quei frammenti di vita privata che è bene rendere pubblici solo in un secondo momento, una volta consolidato il successo oppure dopo un decesso: dopotutto, per usare un paio di frasi stereotipate, “la morte santifica” un po’ chiunque, e in particolare “chi muore giovane è caro agli déi.”
Proiettato per la prima volta nei cinema il 28 e 29 aprile 2015, Cobain: Montage of Heck (disponibile su Chili e NowTV) è l’inedito documentario riguardante una delle figure musicalmente più importanti degli ultimi vent’anni: Kurt Donald Cobain, frontman e chitarrista del celebre gruppo grunge Nirvana. Autorizzato dai famigliari, contiene testimonianze di chi fu vicino all’artista – parenti, fidanzate, amici – e numerosi frammenti dai diari personali che Cobain tenne per tutta la vita, insieme a disegni, abbozzi di canzoni, accordi, minacce contro il mondo e contro se stesso. Insomma, una ben realizzata indagine su una delle personalità più controverse e criptiche che siano mai apparse nel panorama musicale a cavallo tra gli anni ’80 e ’90. Lo spessore musicale dei Nirvana è noto, tanto che la portata delle loro canzoni riecheggia ancora oggi con una forza che non accenna a diminuire.

Il giovane Cobain si avvicina alla musica sin da giovanissimo; è per lui evasione, liberazione da una condizione di sofferenza dovuta prevalentemente al divorzio dei genitori, di cui risentì pesantemente ed esternò con atteggiamenti ribelli e anarchici. Il termine “Nirvana” significa infatti liberazione dal dolore, distacco da un mondo esterno colmo di sofferenza. Poco più che adolescente Cobain si inoltra nel mondo del punk rock e dell’heavy metal, suonando e registrando le sue prime canzoni nella casa di una zia. La sua musica è aggressiva, arrabbiata, ben lontana dal grunge che contraddistinguerà il sound dei poi consolidati Nirvana. Ma il successo è ancora lontano: le case discografiche indipendenti non apprezzano queste sonorità, apostrofandole come troppo violente e inadatte a essere prodotte.
Siamo a cavallo tra il 1986 e il 1987, periodo in cui Cobain incontra Krist Novoselic, che sarà il bassista della band fino al suo scioglimento. È adesso che viene adottato Nirvana come nome definitivo e, preceduto dal singolo Love Buzz, due anni più tardi verrà inciso il loro primo vero e proprio disco, Bleach. Un titolo provocatorio, che si riferisce al modo in cui i tossici dovrebbero pulire i loro aghi per non contrarre malattie. Nell’album, prodotto a Seattle, sono contenute tracce passate alla storia, come la sopracitata Love Buzz, ma anche About A Girl, Blew e Negative Creep. La furia punk rock è qui ancora uno degli elementi che contraddistinguono il carattere della band. Cobain in questo periodo inizia a far uso di eroina, ma uscirà presto da questa prima spirale, scrivendo infatti sul suo diario di non averne fatto uso più di dieci volte. “Uso pezzi della personalità degli altri per formare la mia”, queste le parole spiazzanti che scrive sul suo diario. Nonostante inizi a intravedere il successo, Cobain rimane una personalità paranoica, relativamente incostante e complicata; difficile è per lui comprendersi ed essere compreso.
Siamo alle porte degli anni ’90. Un nuovo batterista, Dave Grohl – futuro frontman dei Foo Fighters, presentato alla band da Buzz Osburne dei Melvins -, si unisce ai Nirvana. Si è dunque delineata la formazione che porterà il gruppo alla scalata delle classifiche mondiali: inciderà Nevermind con una major e nel 1991 venderà 400.000 copie a settimana. La critica inizialmente non si interessa più del necessario al nuovo album della band, ma dovrà poi farlo, costretta dall’esplosione del successo di un brano come Smells Like Teen Spirit. Musicalmente parlando, Nevermind è sostanzialmente diverso dall’album precedente: atmosfere e musiche vagamente più pop e alternative rock che vanno a circoscrivere il profilo più puro della band, grazie al quale il mondo apprezzerà la musica grunge, diventando così un genere consolidato.

Il successo è tuttavia un’arma a doppio taglio, in modo particolare per la fragile sensibilità di Kurt Cobain. Assediata da giornalisti, fotografi, fan in delirio e costantemente in giro a suonare, la band non ha più un attimo di riposo, sembra essere soffocata dal successo tanto agognato. I membri non nascondono la riluttanza a rilasciare interviste, e diventa sempre più palese lo scontento durante attività che non riguardano propriamente la musica, ma che sono tuttavia necessarie. “Se non amassi così tanto suonare dal vivo avrei già smesso da parecchio con tutto questo”, afferma Cobain. I Nirvana, in virtù di questo atteggiamento, vengono ben presto individuati come i portavoce di una generazione insoddisfatta e perennemente scontenta. Il 24 febbraio 1992 Cobain sposa Courtney Love, la cantante delle Hole. I Nirvana hanno bisogno di prendersi una pausa dalla scena musicale, dai concerti e dalla vita dei “musicisti di fama mondiale.” Questa interruzione coincide con il ritorno all’uso di eroina; i giornali non risparmiano critiche e invettive contro questo atteggiamento del frontman. E quando la coppia di cantanti avrà una figlia, si scatenerà un grave scandalo: la bimba nasce fatta di metadone a causa della tossicodipendenza dei genitori. Altro materiale per i giornali, altri problemi si accumulano e devono essere affrontati dalla fragile psiche di quel ragazzo che andava costruendo la sua personalità rubandola agli altri.
Nel 1993 esce In Utero, ultimo album della band, che ottiene un ottimo successo, ma non raggiunge quello di Nevermind. Il brano che fa più scalpore è Rape me: tratta la tematica dello stupro, raccontato dalla prospettiva di chi lo subisce; testo provocatoriamente pregno di un forte desiderio di riscatto che urterà la sensibilità di molti, tanto che in più occasioni i Nirvana dovranno sostituirlo nelle loro scalette. Si approda, non senza un brivido di angoscia, al 1994. I Nirvana devono cancellare parecchie date del loro tour in Europa perché Cobain entra in coma a causa di una pericolosa combinazione di farmaci e alcool. Ricaduto nell’eroina, dopo un vano tentativo di disintossicazione Cobain si suicida con un’arma da fuoco l’8 aprile 1994. Questo evento comporterà il definitivo scioglimento del gruppo.
Genio e sregolatezza, anche se qui, forse, il secondo termine potrebbe essere sostituito con “eccessiva fragilità”. Ebbene, andando a indagare in un secondo momento i testi che hanno reso celebre questo gruppo, emerge in modo chiaro un malcontento di fondo, una volontà di distacco dal mondo che tuttavia non riesce a realizzarsi. Si è parlato di alienazione in riferimento a Kurt Cobain, intesa come condizione esistenziale subita sin dai primi anni di vita. Che sia stato proprio questo modo di vivere e di lasciarsi vivere il motore che ha innescato la produttività creativa e la portata innovatrice di questo uomo e della sua musica? È innegabile che i Nirvana, nonostante la relativa brevità della loro carriera, abbiano compiuto una fondamentale rivoluzione musicale: pionieri del grunge innovatori dell’alternative rock, l’eredità di questo gruppo è tutt’altro che estinta. E la portata della loro musica riecheggia in generazioni e generazioni di estimatori del genere che non vogliono dimenticare una band leggendaria.
Andrea Passoni






