Pillole da Ce l’ho Corto Film Festival 2020

Dopo anni di rassegne e la prima edizione del festival nel 2019, Ce l’ho Corto conferma ogni anno la sua capacità di offrire una selezione eclettica e curiosa, che punta a valorizzare la pluralità di voci presenti all’interno del panorama contemporaneo del cortometraggio.

Nel programma di quest’anno, fruibile online dal 25 al 28 novembre, nelle sezioni Ce l’ho Corto e Animazione è riscontrabile un filo conduttore che descrive quelle che verosimilmente potrebbero essere le ossessioni dei cineasti del domani. In molti dei film selezionati, il rapporto fra l’uomo e la macchina smette di avere un semplice significato utopico per tingersi di sfumature diverse, che spaziano dalla sessualità alla morale. La scoperta di Mandico e la (ri)scoperta di Fassbinder influiscono inoltre sull’estetica delle nuove opere.

Slegati da una serie di dinamiche che gravano sui lungometraggi, i corti conservano ancora un’irriducibile libertà creativa e produttiva, che li rende una boccata d’aria fresca all’interno di un mondo cinematografico ultra professionale e competitivo. Ecco la nostra selezione da Ce l’ho Corto Film Festival:

Braise de Nuit, Laurent Saint-Gaudens, Francia | Ce l’ho Corto
[star rating=”2.5″]

Estremamente derivativo dal cinema di Bertrand Mandico, Rainer Werner Fassbinder e Max Ophüls, il cortometraggio di Saint-Gaudens non riesce a imporsi su questi riferimenti visivi, rimandone schiavo. L’ultima notta edonistica di una coppia di vampiri viene rappresentata abusando di una regia fortemente espressionista e opulenta, che mira a rappresentare un’esistenza fatta di eccessi e di contravvenzioni alle norme imposte dalla società borghese. Ma questi vampiri non sono altro che un simulacro di coloro che si sono chiusi in un’utopia destinata a non durare.

Animali, Elisabeth Wilke, Germania | Ce l’ho Corto
[star rating=”3″]

La ricostruzione di un mondo magico all’interno di un contesto metropolitano privo di ogni possibilità immaginativa. Questo è l’obiettivo, raggiunto, del documentario. Sequenze in stile documentaristico che illustrano i vagabondaggi della protagonista nella Roma periferica si alternano a immagini che evocano il mondo magico nato dalla fervida immaginazione della bambina, basate su contrasti visive sonori. Il risultato è un ritratto onesto di un quartiere popolare attraverso le persone che lo abitano, senza cadere in cliché neorealisti o garroniani.

Não te amo mais, Yasmin Gomes, Brasile | Ce l’ho Corto
[star rating=”3.5″]

Le principali metropoli del mondo stanno perdendo la loro identità, trasformandosi gradualmente in enormi dormitori per chi è alla ricerca di un’occasione, di un futuro migliore. Il corto mira a rappresentare i pensieri e le preoccupazioni quotidiane degli abitanti della città, concepita come un contesto svuotato di ogni particolarità. San Paolo, in questo caso, viene sottratta dal suo immaginario visivo, per certi versi stereotipico, e analizzata con lenti del tutto diverse. Così risalta la monotonia delle vite dei personaggi; una sensazione facilmente condivisibile.

Si proches, Clémentine Chapron,Francia | Ce l’ho Corto
[star rating=”3.5″]

https://vimeo.com/379604342

Catturare l’immagine residua del passato è un’operazione resa possibile solo dalla macchina cinematografica. Questo assunto, già riscontrabile nel cinema delle origini, è alla base di numerose opere sperimentali fin dagli anni trenta del Novecento. Chapron realizza un cortometraggio che offre un’istantanea nello spazio e nel tempo di un incontro, dove ricordi e sentimenti si trasformano in elementi visivi. Un tema personale e unico indebolito da una ricerca eccessivamente estetizzante e conformista, che riprende in modo evidente le geniali intuizioni di Bertrand Mandico.

Afkørsel, Celia Scheij, Danimarca | Ce l’ho Corto
[star rating=”3.5″]

Il contrasto fra due mondi agli antipodi viene messo in scena attraverso lo scontro generazionale di un padre e di una figlia. Una dualità amplificata da una parte dalla mobilità della protagonista, decisa ad abbandonare il proprio paese per trovare la felicità in Olanda, e dall’altra dalla staticità del padre, che ha sempre lavorato nello stesso luogo e proprio per questo non riesce a comprendere la figlia.

Patrioten Sterben Nicht, João Prado, Germania | Ce l’ho Corto
[star rating=”4.5″]

In un mondo globalizzato, le istanze progressiste (o presunte tali) si espandono velocemente, attecchendo in tutto il mondo a prescindere della cultura e delle convenzioni sociali preesistenti. Lo stesso avviene con le teorie del complotto, il populismo e i negazionisti, che in ogni piazza del mondo si presentano come i rivoluzionari illuminati, a differenza degli altri cittadini, considerati sciocche pecore al soldo dei governi. Alla fine, non fanno altro che ripetere slogan uguali in tutto il mondo, senza rendersi neanche conto di essere proprio loro quelli manipolati. L’analisi di questo fenomeno sociale permette di individuare le dinamiche alla base di queste folle: uno spirito patriottico e nazionalistico legato a un leader politico e non allo stato, morale conservatrice, appartenenza alle fasce sociali meno abbienti.

Searching for the Perfect Gentleman — An Investigative Journey, Lena Windisch, Germania | Ce l’ho Corto
[star rating=”4.5″]

Non è la prima volta che viene realizzato un corto interamente online, utilizzando piattaforme come Google Maps o Facebook. Ma l’unicità di questa opera risiede nel motore narrativo: l’ossessione della regista per un poster di un barbiere visto a Marsiglia, che innesca un viaggio attraverso l’Africa, la Germania, la Francia e il Belgio, in quella che poco alla volta diventa una vera indagine giornalistica. Dietro a queste premesse umoristiche si nasconde la decostruzione critica della società inevitabilmente interconnessa.

Bedsore, Parin Intarasorn, Tailandia | Ce l’ho Corto
[star rating=”4.5″]

Opera prima sperimentale, affronta il contrasto quotidiano fra il mondo materiale e quello spirituale, reso attraverso un flusso continuo di immagini evocative. Come molti cortometraggi dello stesso genere, gran parte del fascino di questo corto deriva dalla sua ambiguità, che lo apre a una molteplicità di interpretazioni personali da parte dello spettatore. Tuttavia, il regista inserisce alcune linee guida visive che indirizzano la visione su determinati punti fermi facilmente comprensibili, come il contrasto fra il caos della città e la pace della natura, o la sovrapposizione tra le immagini di edifici urbani periferici a quelle di demolizioni.

K CADDOO, D. Chainn, Italia | Ce l’ho Corto
[star rating=”5″]

Divertente cortometraggio con protagonista Kane Caddoo, che racconta sé stesso e la propria arte senza mai prendersi sul serio. Un progetto perso nel tempo e nello spazio che cerca di allontanare i nostri pensieri dall’emergenza sanitaria in corso. L’arte, quindi, come terapia. Interessante l’approccio del regista al materiale d’archivio, trattato come se fosse una vecchia registrazione di qualche programma informativo venuto degli anni Novanta: una scelta stilistica ben ponderata che dona all’opera un carattere visuale definito che non scade mai nello stereotipo della vaporwave e della retrowave.

Bussi, Baba, Bahare Ruch, Austria | Ce l’ho Corto
[star rating=”5″]

https://vimeo.com/464734491

Se in Heimat Is a Space in Time (2019) Thomas Heise rifletteva sul passato prossimo della propria famiglia grazie all’ausilio di una poderosa quantità di lettere e lasciti scritti, il cortometraggio diretto da Bahare Ruch fa la stessa operazione, ma sfruttando gli oggetti comuni della vita quotidiana. Questi elementi, spesso dimenticati nelle ricostruzioni del passato, diventano essenziali in questo contesto, in quanto simbolo di un’infanzia rovinata da una madre violenta e da un padre vittima. Partendo da uno spunto autobiografico, il cortometraggio affronta argomenti come la violenza sui minori o sul partner con grande raffinatezza e riservatezza. Un’opera onesta e dolente. Un’autrice da tenere d’occhio.

Awkward, Nata Metlukh, USA | Animazione
[star rating=”5″]

La semplicità dell’idea segue la semplicità dello stile. Una rassegna di momenti imbarazzanti che sono capitati a chiunque almeno una volta nella vita, specialmente in un contesto cittadino. Nata Metlukh si concentra su questi eventi dimenticabili, donandogli potenza e senso. Dal comune impaccio quotidiano scaturisce così una comica riflessione su come l’individuo non sia in grado di rapportarsi all’ignoto. L’unica possibilità è il ricorso a convenzioni prestabilite, nel tentativo estremo di preservarsi dalla vergogna.

Riviera, Jonas Schloesing, Francia | Animazione
[star rating=”5″]

Attraverso impeccabili animazioni tradizionali Riviera confonde lo spettatore, lo inganna visivamente e lo sconvolge con un colpo di scena finale che garantisce una rilettura dolorosa e pregnante dell’intero cortometraggio. Protagonista assoluto è il signor Henriet, che in un assolato pomeriggio di agosto combatte la noia spiando i suoi vicini. Il suo mondo è fatto di ricordi, incubi e morte graduale, in un contesto così pacifico e solitario da risultare terrorizzante. La quiete viene sconvolta dall’irruzione di una giovane ragazza, che scombina tutte le carte in tavola.

The Mecanorgans, Libéral Martin, Francia | Animazione
[star rating=”4.5″]

Un esperimento visivo che unisce l’enciclopedismo impossibile del Codex Seraphinianus di Luigi Serafini e le sperimentazioni visive del Pianeta Selvaggio (1973) di René Laloux. Il mondo fantascientifico di Libéral Martin è popolato da strani esseri composti da una parte meccanica e una organica, che vivono in un microcosmo vibrante di pericoli. Astutamente, la presentazione di queste nuove creature avviene seguendo un preciso ordine di grandezza, che aumenta esponenzialmente la curiosità. Un’idea ambiziosa e ricca di inventiva, capace di sfruttare e svecchiare uno stile vintage che ha ancora parecchio da dire.

Nevada, Guillermo Daldovo, Argentina | Animazione
[star rating=”4″]

I modelli open source di videogiochi messi a disposizione gratuitamente online sono sviluppati a un livello talmente alto che si possono utilizzare per realizzare cortometraggi animati. Ed è questo che fa Nevada, anche grazie all’abilità del regista di sfruttare il feeling tipico dei videogame sparatutto in prima persona, attraverso l’uso massiccio di soggettive e movimenti di macchina virtuali.

Pračka, Alexandra Májová, Repubblica Ceca | Animazione
[star rating=”3.5″]

Il cortometraggio descrive il complesso rapporto tra uomo e macchina nell’ambito quotidiano, anche alla luce degli effetti della quarantena. Di fatto, l’uomo non può sottrarsi alla macchina, rappresentata dalla lavatrice, che come un magnete diventa la protagonista di tutti i momenti privati e sociali dell’individuo. L’apoteosi di questa dipendenza è celebrata dalla continua unione carnale fra l’uomo e la lavatrice e dalla gelosia che prova il protagonista quando diventa consapevole di essere stato tradito con l’idraulico. Ovviamente questa non è, e non può essere, l’unica lettura possibile dell’opera, che rimane irriducibilmente ambigua.

Sheep, wolf and a cup of tea, Marion Lacourt, Francia | Animazione
[star rating=”4.5″]

Quello ricreato da Marion Lacourt è il mondo onirico dell’infanzia, in cui i piccoli dettagli della vita familiare vengono trasformati dalla fantasia in uniche quanto inquietanti visioni magiche. Gioca a favore dell’opera la scelta felice di riprendere lo stile dei libri illustrati per l’infanzia, in particolare da Il paese dei mostri selvaggi illustrato da Maurice Sendak, unendole alle atmosfere uniche di opere come Twin Peaks o Rusty Lake. Grazie a questa atipica fusione, nel corto sono presenti sia le invenzioni favolistiche e giocose legate al mondo dell’infanzia, sia le inquietudini del mondo degli adulti, in un immaginario visivo che assume l’aspetto di un rito iniziatico, del passaggio graduale dall’infanzia all’adolescenza.

#21xoxo, Sine Özbilge e Imge Özbilge, Belgio | Animazione
[star rating=”2.5″]

I millennial sono i boomer del domani, ed è vero. La critica del corto è alla nuova comunicazione di massa, nichilista e superficiale, che ha permeato anche i rapporti sentimentali, ormai fagocitati dalle app di dating. Tra riferimenti sterili a Roy Lichtenstein e Frida Kahlo, suggestioni visive già viste e riflessioni banali sul ruolo dei social nella modernità da una parte, e nostalgia degli anni Novanta misto a vaporwave dall’altra, il film rischia il cortocircuito nel far dialogare così due controculture ideologicamente agli antipodi e già ampiamente snaturate nel panorama mainstream.

Bear with me, Daphna Awadish, Paesi Bassi | Animazione
[star rating=”2.5″]

Una riflessione sull’amore a distanza dall’approccio intimista e documentaristico. I soggetti, rappresentati come orsi, raccontano le loro esperienze e il loro dolore, nella speranzosa attesa della felicità futura. Un cortometraggio apolide, né un documentario né un’animazione, che utilizza tecniche combinate, risultando inafferrabile e indefinibile.

Giusto il tempo per una sigaretta, Valentina Casadei, Italia, 2020 15’ | Sezione Internazionale

La storia di due fratelli cresciuti da una madre incapace di prendersene cura perché affetta da alcolismo, viene narrata con estrema delicatezza e rispetto.

Gas Station, Olga Torrico, Italia, 2020, 10’ | Sezione Internazionale

I corti di Elenfant Distribution sono sempre una certezza. Film personale e sentito, che attraverso flashback coinvolgenti ed empatici riesce a trattare una storia stratificata di un’adolescenza complessa, con tutto ciò che quell’età si porta dietro.

Cargo, Abhilash Chandra, Malesia, 2019, 16’ | Sezione Internazionale

Inaspettatamente, Cargo potrebbe essere l’inizio di un film schi-fi. Qualcosa di oscuro e pericoloso è racchiuso in una roccia, e l’unico che riesce a percepire il potere distruttivo di questa oscura materia è un ragazzo appena adolescente. Una storia che si fa via via sempre più profonda e stratificata, tra lunghi silenzi, incomprensioni e pochi ma efficaci effetti speciali.

Auksinės Minutės (Golden Minutes), Saulius Baradinskas, Lituania, 2019, 10’ | Sezione Internazionale

Un uomo cerca di suicidarsi ma la corda che aveva appeso al soffitto crolla miseramente. Poco dopo, viene colpito da un infarto sul ciglio della strada. Il suo desiderio sembra potersi avverare, forse. Quando si viene colpiti da un infarto, si hanno esattamente 10 minuti (i cosiddetti “Golden Minutes”) per venire soccorsi e salvati. Ma in questo caso tutto dipende dall’empatia dei passanti. Auksinės Minutės solleva una riflessione non nuova ma importante: morire è un atto di dignità e in quanto tale deve essere rispettata.

Señoritas Crepé (Ladies Crepé), José Ignacio Mancilla Cruz, Messico, 2020, 9’| Sezione Internazionale

Una signora entra in un salone per farsi sistemare l’acconciatura, ma le due donne che vi lavorano, sono due megere che si nutrono dell’anima dei clienti.

Le Jour D’Aprés (The Day After), Lisa Carletta, Belgio, 2020, 6’| Sezione Internazionale

Film figlio della pandemia, Le Jour D’Aprés indaga l’amore a distanza e la memoria. Quando la distanza non è fisica eppure continua a venire percepita, anche se ci si guarda negli occhi o ci si stringe tra le braccia, la presa di coscienza è straziante.

Cynthia, Jack Hickey, Irlanda, 2019, 17’| Sezione Internazionale

Film schietto e sincero, inizia con molti non detti e finisce che ogni mistero è svelato. Tutto scorre in modo estremamente naturale, secondo le aspettative, al punto che persino il “colpo di scena” viene trattato come un normale evolversi della discussione e dei sentimenti.

Archibald’s Syndrome, Daniel Perez, Francia, 2019, 20’| Sezione Internazionale

Archiblad ha una particolare malattia: tutto quello che fa con le proprie mani viene copiato dalle persone intorno a lui. Un giorno, decide di rapinare una banca e nella fuga incontra Indiana, una ragazza anarchica, contraria a ogni forma di controllo. Estremamente francese nelle intenzioni e nell’etica ed esteticamente tarantiniano, con un po’ de Il favoloso mondo di Amélie, Archibald’s Syndrome è un film divertente, assurdo e inusuale.

“La nave sepolta” e la possibilità di sopravvivere al tempo

Basato sulla vera storia degli scavi di Sutton Hoo e sull’omonimo libro di John Preston, La Nave Sepolta (disponibile su Netflix) è un film crepuscolare, lento e introspettivo, che si concretizza in un racconto corale incentrato sulla memoria che resta dopo la morte o quanto meno sulla sopravvivenza della vita oltre certi limiti del tempo e della storia. Al centro c’è uno scavo archeologico, avvenuto nel Suffolk nel 1939, alle soglie del conflitto mondiale, durante il quale venne ritrovata un’antica nave del VII secolo, sepolcro rituale del Re vichingo Raedwald. Una scoperta straordinaria che permise non solo di riportare a galla un vero e proprio tesoro sepolto, ma anche di far luce su un periodo e una civiltà ritenuta fino ad allora barbara e incivile, priva di cultura e di significative espressioni di arte. Quel tesoro, tenuto nascosto per tutta la durata della guerra all’interno di una stazione della metropolitana di Londra, avrebbe fatto la sua comparsa solo diversi anni più tardi al British Museum, attraverso una donazione della Signora Pretty – interpretata magistralmente nel film da una pacata quanto sofferta Carey Mulligan.

Diretto dal registra australiano Simon Stone con un cast inglese d’eccezione in cui spiccano Ralph Phiennes, Lily James e Johnny Flynn, il film rende omaggio alla cultura e alla storia, intese come dimensioni che dovrebbero essere accessibili a qualunque essere umano e non relegate a un lusso e un privilegio per pochi. Il regista muove così un’efficace quanto sottile critica allo snobismo intellettuale delle istituzioni accademiche e museali, ormai consolidate e retrograde, spocchiosamente ignoranti in tutto il film (incluso il British Museum), incapaci di apprezzare il valore del singolo, come nel caso dell’archeologo autodidatta Basil Brown (Ralph Phiennes), responsabile della scoperta e della datazione della nave, nonché di condividere fino in fondo quella cultura e quel sapere di cui si arrogano il diritto di porsi come detentori e simbolo. Ed è così la vedova Pretty, proprietaria del terreno, a ergersi a vera promotrice della cultura dalle ampie e moderne vedute, decidendo spontaneamente, dopo l’acquisita potestà in tribunale del tesoro ritrovato, di donarlo gratuitamente al British Museum, affinché dopo la guerra possa divenire un motivo di conoscenza, identità e curiosità per l’intera nazione. La Nave Sepolta, film sottilmente rivoluzionario, tratteggia la Signora Pretty come donna femminista ante litteram, e lo stesso vale per Peggy Piggott (Lily James), donna quanto mai esperta nel suo lavoro ma disprezzata e sottovalutata per il suo sesso, rinchiusa in un matrimonio privo di passione con un collega forse omosessuale ma decisa a emanciparsi non solo dimostrando il proprio talento ma scegliendo liberamente di non sottostare più a un’unione infelice e degradante.

Delicato, profondo, ben recitato e moderno, il film fa uso del grandangolo a restituire la gravità della narrazione, indugiando sui vasti orizzonti dai colori caldi e le tinte ocra, crepuscolari, che pervadono un Suffolk incontaminato, vergine, fatto di campi e spazi in cui gente semplice vive lontana da ogni ipocrisia, via dalle presunzioni di una società troppo “imparata”.  La sceneggiatura di Moira Buffini tesse un film di contrasti, in cui i destini dei personaggi si intrecciano in una stessa missione, nella stessa corsa contro il tempo, minata dall’avvicinarsi incombente della guerra e della morte. La morte che, sotto forma di guerra, si avvicina quasi a sfiorare il piccolo gruppo di ricercatori spersi nelle campagne del Suffolk, indulge nella malattia degenerativa della signora Pretty e infine si affaccia nelle sembianze della stessa nave funeraria, strappata alla terra dalle mani esperte del Signor Brown.

Il tema centrale del film è infatti la celebrazione della vita e la possibilità della vita eterna, non in senso strettamente religioso ma in forma più sottile: la scoperta archeologica rappresenta una possibilità, una speranza mai perduta di trascendere o superare il mare del tempo. Ne emerge una riflessione sul valore riscoperto della storia e dell’archeologia come qualcosa di cui l’uomo, al di là della sua caducità, ha sempre fatto parte e sempre ne farà, sin dai tempi delle caverne, divenendo così immortale. All’affacciarsi della guerra, della morte, della perdita, tutti i personaggi sembrano porsi la stessa domanda: cosa rimarrà di me, cosa mi lascerò dietro? L’unica parvenza di risposta concreta pare provenire dal giovane Robert Pretty, il quale, consapevole della malattia della madre, la conduce in un mistico viaggio tra le stelle per farle capire che lei, la Regina della nave, lì dovrà attenderlo, in eterno cristallizzata nella costellazione di Orione. Ma sarà attraverso la scoperta della nave, attraverso il contributo alla storiografia inglese, che i personaggi della Signora Pretty e di Basil Brown vivranno in eterno, i loro nomi incisi sui cartellini del British Museum. 

“La nave sepolta” e la possibilità di sopravvivere al tempo

Basato sulla vera storia degli scavi di Sutton Hoo e sull’omonimo libro di John Preston, La Nave Sepolta (disponibile su Netflix) è un film crepuscolare, lento e introspettivo, che si concretizza in un racconto corale incentrato sulla memoria che resta dopo la morte o quanto meno sulla sopravvivenza della vita oltre certi limiti del tempo e della storia. Al centro c’è uno scavo archeologico, avvenuto nel Suffolk nel 1939, alle soglie del conflitto mondiale, durante il quale venne ritrovata un’antica nave del VII secolo, sepolcro rituale del Re vichingo Raedwald. Una scoperta straordinaria che permise non solo di riportare a galla un vero e proprio tesoro sepolto, ma anche di far luce su un periodo e una civiltà ritenuta fino ad allora barbara e incivile, priva di cultura e di significative espressioni di arte. Quel tesoro, tenuto nascosto per tutta la durata della guerra all’interno di una stazione della metropolitana di Londra, avrebbe fatto la sua comparsa solo diversi anni più tardi al British Museum, attraverso una donazione della Signora Pretty – interpretata magistralmente nel film da una pacata quanto sofferta Carey Mulligan.

Diretto dal registra australiano Simon Stone con un cast inglese d’eccezione in cui spiccano Ralph Phiennes, Lily James e Johnny Flynn, il film rende omaggio alla cultura e alla storia, intese come dimensioni che dovrebbero essere accessibili a qualunque essere umano e non relegate a un lusso e un privilegio per pochi. Il regista muove così un’efficace quanto sottile critica allo snobismo intellettuale delle istituzioni accademiche e museali, ormai consolidate e retrograde, spocchiosamente ignoranti in tutto il film (incluso il British Museum), incapaci di apprezzare il valore del singolo, come nel caso dell’archeologo autodidatta Basil Brown (Ralph Phiennes), responsabile della scoperta e della datazione della nave, nonché di condividere fino in fondo quella cultura e quel sapere di cui si arrogano il diritto di porsi come detentori e simbolo. Ed è così la vedova Pretty, proprietaria del terreno, a ergersi a vera promotrice della cultura dalle ampie e moderne vedute, decidendo spontaneamente, dopo l’acquisita potestà in tribunale del tesoro ritrovato, di donarlo gratuitamente al British Museum, affinché dopo la guerra possa divenire un motivo di conoscenza, identità e curiosità per l’intera nazione. La Nave Sepolta, film sottilmente rivoluzionario, tratteggia la Signora Pretty come donna femminista ante litteram, e lo stesso vale per Peggy Piggott (Lily James), donna quanto mai esperta nel suo lavoro ma disprezzata e sottovalutata per il suo sesso, rinchiusa in un matrimonio privo di passione con un collega forse omosessuale ma decisa a emanciparsi non solo dimostrando il proprio talento ma scegliendo liberamente di non sottostare più a un’unione infelice e degradante.

Delicato, profondo, ben recitato e moderno, il film fa uso del grandangolo a restituire la gravità della narrazione, indugiando sui vasti orizzonti dai colori caldi e le tinte ocra, crepuscolari, che pervadono un Suffolk incontaminato, vergine, fatto di campi e spazi in cui gente semplice vive lontana da ogni ipocrisia, via dalle presunzioni di una società troppo “imparata”.  La sceneggiatura di Moira Buffini tesse un film di contrasti, in cui i destini dei personaggi si intrecciano in una stessa missione, nella stessa corsa contro il tempo, minata dall’avvicinarsi incombente della guerra e della morte. La morte che, sotto forma di guerra, si avvicina quasi a sfiorare il piccolo gruppo di ricercatori spersi nelle campagne del Suffolk, indulge nella malattia degenerativa della signora Pretty e infine si affaccia nelle sembianze della stessa nave funeraria, strappata alla terra dalle mani esperte del Signor Brown.

Il tema centrale del film è infatti la celebrazione della vita e la possibilità della vita eterna, non in senso strettamente religioso ma in forma più sottile: la scoperta archeologica rappresenta una possibilità, una speranza mai perduta di trascendere o superare il mare del tempo. Ne emerge una riflessione sul valore riscoperto della storia e dell’archeologia come qualcosa di cui l’uomo, al di là della sua caducità, ha sempre fatto parte e sempre ne farà, sin dai tempi delle caverne, divenendo così immortale. All’affacciarsi della guerra, della morte, della perdita, tutti i personaggi sembrano porsi la stessa domanda: cosa rimarrà di me, cosa mi lascerò dietro? L’unica parvenza di risposta concreta pare provenire dal giovane Robert Pretty, il quale, consapevole della malattia della madre, la conduce in un mistico viaggio tra le stelle per farle capire che lei, la Regina della nave, lì dovrà attenderlo, in eterno cristallizzata nella costellazione di Orione. Ma sarà attraverso la scoperta della nave, attraverso il contributo alla storiografia inglese, che i personaggi della Signora Pretty e di Basil Brown vivranno in eterno, i loro nomi incisi sui cartellini del British Museum. 

chulas k~land @ Spazio Levante x amareacque | Venice 21/12/2025

here come the psychedelic vibes brought to venice at Spazio Levante. 🔮

thanks to amareacque for hosting us & making everything feel so intimate, and to scafandra for melting their sculptures into our mycelial tulles & unsettling lynchian veils 💜

extra love to sarabe for gifting us her soft and magical mushrooms 🍄🤍

Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit. Ut elit tellus, luctus nec ullamcorper mattis, pulvinar dapibus leo.

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I sistemi informatici del Sito raccolgono alcuni Dati Personali, la cui trasmissione è implicita nell’uso dei protocolli di comunicazione di Internet. Si tratta di informazioni che non sono raccolte per essere associate a te, ma che per loro stessa natura potrebbero, attraverso elaborazioni ed associazioni con dati detenuti da terzi, permettere di identificarti. Tra questi ci sono gli indirizzi IP o i nomi a dominio dei dispositivi utilizzati per connetterti al Sito, gli indirizzi in notazione URI (Uniform ResourceIdentifier) delle risorse richieste, l’orario della richiesta, il metodo utilizzato nel sottoporre la richiesta al server, la dimensione del file ottenuto in risposta, il codice numerico indicante lo stato della risposta data dal server (buon fine, errore, ecc.) ed altri parametri relativi al tuo sistema operativo e ambiente informatico.
Questi dati vengono utilizzati al fine di ricavare informazioni statistiche anonime sull’uso del Sito e per controllarne il corretto funzionamento; per permettere – vista l’architettura dei sistemi utilizzati – la corretta erogazione delle varie funzionalità da te richieste, per ragioni di sicurezza e di accertamento di responsabilità in caso di ipotetici reati informatici ai danni del Sito o di terzi e vengono cancellati dopo 7 giorni.

b. Dati forniti volontariamente.
Attraverso il Sito www.1977magazine.com, hai la possibilità di fornire volontariamente Dati Personali come il nome e l’indirizzo e-mail per contattare 1977  attraverso il form “Contatti”.
1977 tratterà questi dati nel rispetto della Normativa Applicabile, assumendo che siano riferiti a te o a terzi soggetti che ti hanno espressamente autorizzato a conferirli in base ad un’idonea base giuridica che legittima il trattamento dei dati in questione. Rispetto a tali ipotesi, ti poni come autonomo titolare del trattamento, assumendoti tutti gli obblighi e le responsabilità di legge. In tal senso, conferisci sul punto la più ampia manleva rispetto ad ogni contestazione, pretesa, richiesta di risarcimento del danno da trattamento, etc. che dovesse pervenire a 1977 da terzi soggetti i cui Dati Personali siano stati trattati attraverso il tuo utilizzo del Sito in violazione della Normativa Applicabile.

c. Cookie e tecnologie affini.
1977 raccoglie Dati Personali attraverso cookies. E ciò con la espressa finalità di offrire una migliore esperienza di navigazione, oltre alle ulteriori finalità descritte nel presente documento e nella Cookie Policy.

3. Finalità, base giuridica e natura obbligatoria o facoltativa del trattamento.

I Dati Personali che fornisci attraverso il Sito saranno trattati da 1977per le seguenti finalità:
a) finalità inerenti l’esecuzione di un contratto di cui sei parte o all’esecuzione di misure precontrattuali adottate su tua richiesta;
b) finalità di ricerche/analisi statistiche su dati aggregati o anonimi, senza dunque possibilità di identificare l’utente, volti a misurare il funzionamento del Sito, misurare il traffico e valutare usabilità e interesse;
c) finalità relative all’adempimento di un obbligo legale al quale 1977 è soggetta;
d) finalità necessarie ad accertare, esercitare o difendere un diritto in sede giudiziaria o ogniqualvolta le autorità giurisdizionali esercitino le loro funzioni giurisdizionali;
La base legale del trattamento di Dati Personali per le finalità di cui al punto a) è l’erogazione di un servizio o il riscontro ad una richiesta che non richiedano il consenso ai sensi della Normativa Applicabile.
La finalità di cui al punto b) non comporta il trattamento di Dati Personali, mentre la finalità di cui al punto d) rappresenta un trattamento legittimo di Dati Personali ai sensi della Normativa Applicabile in quanto, una volta conferiti i Dati Personali, il trattamento è necessario per adempiere ad un obbligo di legge a cui 1977 è soggetto.
Il conferimento dei tuoi Dati Personali per la finalità sopra elencate è facoltativo, ma il loro eventuale mancato conferimento potrebbe rendere impossibile riscontrare una tua richiesta o adempiere ad un obbligo legale a cui 1977 è soggetto.

4. Destinatari.

I tuoi Dati Personali potranno essere condivisi, per le finalità specificate al punto 3, con:
a. soggetti necessari per l’erogazione dei servizi offerti dal Sito, tra cui a titolo esemplificativo, l’invio di e-mail e l’analisi del funzionamento del Sito che agiscono tipicamente in qualità di responsabili del trattamento di 1977 ;
b. persone autorizzate da 1977 al trattamento dei Dati Personali che si siano impegnate alla riservatezza o abbiano un adeguato obbligo legale di riservatezza, quali dipendenti e collaboratori (a. e b. sono, collettivamente, definiti i “Destinatari”);
c. autorità giurisdizionali nell’esercizio delle loro funzioni quando richiesto dalla Normativa Applicabile.

5. Trasferimenti.

1977 assicura che il trattamento elettronico e cartaceo dei tuoi Dati Personali avviene nel rispetto della Normativa Applicabile. Eventuali trasferimenti si baseranno alternativamente su una decisione di adeguatezza o sulle Standard Model Clauses approvate dalla Commissione Europea. 

6. Conservazione dei dati.

1977 tratterà i tuoi Dati Personali per il tempo strettamente necessario a raggiungere gli scopi indicati al punto 3. 
1977 in ogni caso, tratterà i tuoi Dati Personali fino al tempo permesso dalla legge Italiana a tutela dei propri interessi (Art. 2947(1)(3) Codice Civile). 

7. I tuoi diritti.

Nei limiti della Normativa Applicabile, hai il diritto di chiedere a 1977 in qualunque momento, l’accesso ai tuoi Dati Personali, la rettifica o la cancellazione degli stessi o di opporti al loro trattamento, la limitazione del trattamento nonché di ottenere in un formato strutturato, di uso comune e leggibile da dispositivo automatico i dati che ti riguardano.
Le richieste vanno rivolte via e-mail all’indirizzo: info@1977magazine.com 
Ai sensi della Normativa Applicabile, hai in ogni caso il diritto di proporre reclamo all’autorità di controllo competente (i.e. “Garante per la Protezione dei Dati Personali”) qualora ritenessi che il trattamento dei tuoi Dati Personali sia contrario alla normativa vigente.

8. Modifiche.

La presente Privacy Policy è in vigore dal giorno 25 maggio 2018. 
1977 si riserva di modificarne o semplicemente aggiornarne il contenuto, in parte o completamente, anche a causa di variazioni della Normativa Applicabile. 
1977 ti informerà di tali variazioni non appena verranno introdotte e saranno vincolanti non appena pubblicate sul Sito.
1977 ti invita, quindi, a visitare con regolarità questa sezione per prendere cognizione della più recente ed aggiornata versione della Privacy Policy in modo che tu sia sempre aggiornato sui dati raccolti e sull’uso che ne fa 1977.